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Meno Soldi Pubblici al Sud per Scuole e Asili: ecco Perchè

Ecco perchè le scuole del Sud Italia sono sempre più povere

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

11 Marzo 2014

 

La società Sose (Soluzioni Sitema Economico) ha elaborato le stime dei fabbisogni standard di fondi per l’anno 2014 dei 6702 comuni italiani, con la supervisione della Copaff (Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale).

I dati di questo report questo report evidenziano e stabiliscono i fondi che lo Stato ha stanziato per la pubblica amministrazione di ogni singolo comune di tutto il territorio italiano.

Le cifre però non convincono qualche amministrazione, che in alcuni campi chiave come l’istruzione si vedono attribuire fondi inferiori rispetto alle aspettative, o comunque non proporzionali rispetto ad altre.

Ad esempio, per la gestione degli asili nido a Napoli sono stati stanziati 14 milioni di euro, contro un ben più cospicuo computo assegnato a Torino, che avrebbe ricevuto per gli stessi servizi, a fronte di una popolazione numericamente inferiore, stanziamenti per 45 milioni.

Per la manutenzione degli istituti scolastici pubblici altro dato criticato: 67 milioni di euro assegnati sempre a Napoli, contro i 157 di Torino, 315 per Milano e 790 a Roma.

Stando alle proporzioni Napoli avrebbe dovuto ricevere circa 120 milioni in più.

I dati non sono facili da reperire, e nanche da leggere,  bisognerebbe analizzare le tabelle del Sose, ma questo significherebbe leggere oltre 80 mila cifre di dati elaborati in tre anni.

In breve, la Società, in collaborazione con altri attori ha calcolato un sistema di spesa per attribuire i fondi ai vari comuni in Italia.

Il primo passo verso una corretta attribuzione di questi fondi è stato stabilire i cosiddetti “fabbisogni  standard”, che avrebbero dovuto superare il concetto di “spesa storica”, ovvero quella effettivamente effettuata nel passato.

Purtroppo però in alcuni comuni, soprattutto nel mezzogiorno, l’assegnazione dei fondi è passata attraverso il calcolo delle spese effettuate in precedenza.

Questo ha fatto si che i comuni carenti in precedenza continuassero a essere tali, senza avere ricevuto un adeguamento dei fondi, e senza avere tenuto conto delle differenti odierne esigenze.

Se dunque nel passato alcuni comuni non hanno garantito servizi di asilo nido, ecco che la Sose non ha previsto fondi, ed ecco spiegata la differenza di stanziamenti attribuiti.

Sfortunatamente questo va a svantaggio dei servizi carenti, e , aggiungo io, la colpa è anche un po’ nostra.

Nel senso che, se i fondi che lo Stato ha stanziato per alcuni comuni sono stati sprecati, quelli vengono considerati come una spesa standard, e dunque i servizi che erano carenti continuano ad esserlo non ricevendo aumenti degli stanziamenti.

Ed ecco che il boomerang colpisce i soggetti più deboli, ovvero gli utenti che non si vedono migliorati i servizi di cui ci sarebbe bisogno come asili nido e istituti scolastici pubblici.

Questa riforma sul federalismo fiscale, voluta dall’ex Ministro Calderoli nel 2011 troverà la sua prima applicazione quest’anno, e già si vedono le faglie di questo sistema.

 

fonte: Il Mattino

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