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San Valentino, la festa degli innamorati, ma l’amore cos’è?

di Dott.ssa Licia Falduzzi

14 Febbraio 2011

Innamorarsi

Lo stato nascente di un movimento collettivo a due. È così che il sociologo Francesco Alberoni ha definito l’innamoramento, un fenomeno dalla straordinaria forza dirompente, lacerante e creativa il cui genere, con una sua inconfondibile individualità, si colloca all’interno della più ampia classe dei movimenti collettivi, e che come la Rivoluzione Francese o la Riforma protestante o il Movimento femminista tende alla rottura di un ordine istituzionale costituito e divide ciò che era unito unendo ciò che era diviso. L’innamoramento tende alla formazione di un nuovo soggetto, di un “noi” che non è formato da tanti individui, come nei movimenti collettivi, ma da due soli soggetti: colui che ama e colui che è amato.

Quello che segue è tratto dal libro di Francesco Alberoni, Innamoramento e amore.

L’innamoramento è l’aprirsi ad una esistenza diversa senza che nulla garantisca che sia realizzabile”.

Quando l’altro, la persona di cui ci siamo innamorati, dice di sì appare, in una scintilla inattesa ed improvvisa, la felicità e l’eternità. Il tempo non esiste più, non ha un inizio né una fine. Esiste solamente il qui ed ora, il presente, l’attimo, forse il primo e l’ultimo trascorso con la persona amata. Ma non importa. La dimensione dell’amore è il presente. Il passato viene riletto alla luce di questo nuovo stato nascente, il futuro non fa paura. Le persone innamorate rileggono il loro passato, che forse è carico di delusioni, di rimpianti, di amarezze, ma adesso tutto questo non importa. Il passato non ha più valore, o meglio, viene reinterpretato alla luce del nuovo stato nascente.

C’è un’illusione generata nell’innamorato dalla gioia del nuovo amore: che tutti coloro che stanno intorno a lui possano accettare serenamente e pacificamente il suo nuovo amore. E’ l’illusione che colpisce la moglie che si è innamorata di un altro e che crede davvero, sinceramente, che il marito possa accettare questo suo stato di grazia. Ma è un’illusione, appunto.

L’innamoramento è un dividere ciò che era unito e un unire ciò che era diviso. E’ una rivoluzione di un assetto strutturale quotidiano, di una relazione già strutturata. Non importa quale relazione essa sia, quel che conta è che la nuova struttura voluta dall’innamoramento sfidi alle radici quella antica, la privi di valore. Il dilemma è proprio dell’innamoramento, bisogna scegliere: o questo o quello. Ed il marito impone la scelta alla moglie: o stai con me o stai con lui. E a lei questa scelta appare incomprensibile, lacerante, senza soluzione. “Il mio amore è puro – dice lei – posso continuare a stare insieme a te, adesso sono una persona diversa, migliore, sono felice, sono più forte”. Continuare ad amare una persona ed innamorarsi di un’altra è possibile, anzi questa è la regola. Quel che non si può è innamorarsi di due persone diverse, perché l’innamoramento è monogamico e non può che essere tale.

L’innamoramento tende alla fusione di due persone diverse. E questa diversità deve esserci, perché è portatrice di specificità, unicità. Il nostro desiderio è essere amati in quanto esseri unici, insostituibili, indispensabili, esclusivi, straordinari. L’innamoramento si colloca sul registro dello straordinario: la voce dell’amato è straordinaria, il suo sguardo è straordinario, il suo gesto è straordinario. Ma l’esperienza straordinaria che stiamo vivendo non è attribuibile alla persona amata, ella in realtà non è diversa dalle altre, è il tipo di relazione che abbiamo stabilito con lei ad essere straordinaria. E se ci siamo innamorati di lei è perché noi eravamo predisposti, disponibili, ad innamorarci. Nessuno infatti si innamora se è soddisfatto di quel che ha e di ciò che è. È il senso di nullità, di non essere e di non avere nulla, il primo segno della predisposizione all’innamoramento. Il sentirci esclusi dalla felicità che vediamo negli altri, nel mondo che ci circonda, ne è un altro segno.

“Lo stato nascente è per definizione transitorio. Non è uno stare, è un andare”. E l’innamoramento, come i movimenti collettivi, si muove verso e se va bene, se supera una serie di prove, produce un’istituzione che nel suo caso è l’amore. Sono prove che poniamo a noi stessi e che poniamo all’altro; prove che poi, nell’amore, vengono dimenticate, ma che durante l’innamoramento appaiono cruciali, determinanti.

Non sempre l’innamoramento si istituzionalizza in amore e non sempre l’amore conserva, negli anni, la freschezza dell’innamoramento. Ma questo stato nascente, che tutti nella vita abbiamo provato, affascina per la sua forza rivoluzionaria, per la sua creatività, per la sua lacerante bellezza, per l’invidia che può suscitare in chi innamorato non lo è più.

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Essi sono altrove molto più lontano della notte

Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

(Jacques Prévert)

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