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Secondo i Medici il Feto è Morto: la Mamma Rifiuta l’Aborto e Nasce un Bebè Sano

Al pronto soccorso le avevano detto: aborto terapeutico, ma lei si è fidata del suo istinto.

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

24 Marzo 2014

 

Maria è una giovane donna romana, abita all’Eur e ha una bimba di due anni.

Nell’aprile dello scorso anno rimane incinta, ma ad appena 5 settimane le compaiono delle piccole perdite ematiche che la fanno preoccupare.

E’ vero, questa gravidanza non era stata programmata, ma adesso un po’ di ansia la assaliva.

Si presenta al pronto soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli San Giovanni Calibita, sull’ Isola Tiberina per farsi controllare, e lì riceve la brutta notizia: i medici affermano di non captare il battito del feto dall’ecografia: “Signora, lei ha avuto un aborto interno, bisognerà procedere col raschiamento. Consigliamo il ricovero. Se vuole lo disponiamo subito”.

Ma Maria non vuole rendersi conto di quello che le dice la dottoressa, la sola cosa che vuole in quel momento è tornare a casa da suo marito e dalla sua bambina.

Allora la dottoressa del pronto soccorso le consiglia di assumere dei farmaci abortivi che consentano l’espulsione del feto. Maria prende la prescrizione, il verbale del pronto soccorso e torna a casa.

“ La paziente entra alle 11.06 ed esce alle 15.44.Diagnosi: aborto interno. Informata sul decorso clinico della terapia, la paziente decide il trattamento con Methergin cpr”.

Questo recitava il verbale del nosocomio.

Maria compra il farmaco ma, spinta da una sensazione indescrivibile, quella sera non lo assume.

Anzi, convinta a voler dare seguito a questa sua sensazione si mette su internet alla ricerca neanche lei sa di cosa.

Però trova: non è detto che il battito di un embrione sia individuabile già dalla quinta settimana, e lei si aggrappa a questa minuscola speranza e cerca conferma nel suo medico.

Maria dopo il pronto soccorso si fa visitare dal proprio medico i base, guarda caso ginecologo, che le dice: “E’ vero il battito non c’è, ma la gravidanza è appena cominciata. Aspettiamo una settimana per capire se c’è stato o meno l’aborto interno”

Maria aveva ragione, e un ulteriore ecografia dopo qualche giorno conferma:

l’embrione era vivo e sano, la diagnosi del pronto soccorso completamente sbagliata.

 

Il bambino verrà alla luce il 2 dicembre del 2013, con un peso di 3 chili e mezzo e oggi gode di ottima salute.

“Ho avuto una gravidanza e un parto naturale sereno. E ogni volta che mi soffermo a guardare il mio piccolo mi rendo conto del pericolo scampato. Se non avessi seguito il mio istinto sarei stata io stessa la carnefice di mio figlio. Ecco perché sono sempre stata convinta che un’azione legale fosse un’iniziativa non solo giusta, ma doverosa. Nei pronto soccorso il personale deve essere altamente qualificato. Non si può sbagliare con la vita”

dice Maria, che ha denunciato l’ospedale e chiede adesso un risarcimento di danni morali.

Troppa superficialità addita insieme al suo avvocato Pietro nicotera, che ha inviato una lettera all’ospedale romano, predicendo l’azione penale.

Fonte: Il Mattino

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