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Parlare e ascoltare: il mondo è bello perchè è vario

di Dott. Giuliano Gaglione

23 Febbraio 2011

Il mondo fonda sulle idee, il pensiero e la sua manifestazione sono attitudini dell’uomo innate e essenziali.

Tutti, per istinto, sentiamo l’esigenza di raccontarci e di esprimere i nostri punti di vista, non tutti, però, riusciamo ad accogliere ed accettare l’opinione altrui, non tutti consideriamo la “diversità di pensiero” come una caratteristica del mondo. Così accade, tal volta, che “Io penso che” diviene “Così è”, in pratica una visione del mondo particolare e personale diventa, agli occhi di chi la possiede e profondamente se ne convince, “una verità assoluta”, “una verità oggettiva e non discutibile”. In questa trappola mentale cade chi estremizza i propri punti di vista sino a considerarli oggettivamente validi, anzi esclusivamente validi.

A chi non è capitato di scontrarsi con un  “sostenitore accanito di questa o quella teoria”? Qui non facciamo riferimento, però, a chi difende criticamente un’idea, ci interessiamo piuttosto a quei soggetti che si chiudono nelle proprie convinzioni sino a negare il confronto, quelli che “E’ così perché così è e non si discute”!

Il nostro psicologo, il Dottor Giuliano Gaglione, ci spiega il meccanismo che si cela dietro la “convinzione irremovibile ed indiscutibile”:


Estremizzare i propri punti di vista offusca la logica?

Come mai gli individui assumono posizioni estreme nei confronti di un determinato oggetto?

Gli studi riguardanti questo aspetto sono stati condotti principalmente in ambito politico, in particolare si pensa che la semplice induzione a ripetere  una questione provochi uno spostamento individuale verso l’estremo;  in particolare il sottolineare incessantemente la propria posizione contribuisce a rafforzare il legame fra l’oggetto e la propria convinzione. Inoltre questa polarizzazione viene enfatizzata maggiormente nel momento in cui ci si trova al cospetto di informazioni miste (pro e contro le proprie attitudini) delle quali si tende a selezionare, prestare attenzione e interpretare solo quegli elementi congruenti con gli atteggiamenti iniziali.

Sovente sono le discussioni di gruppo fra persone che esprimono atteggiamenti simili a provocare la polarizzazione. In questa circostanza ogni membro del gruppo trova nelle argomentazioni degli altri nuove ragioni per sostenere la sua posizione in maniera ancora più radicale.

Anche quando due o più gruppi di differenti ideologie si confrontano, si può verificare un’estremizzazione delle loro posizioni, evidenziate anche da discussioni accese che spesso sfociano nell’insulto, nell’alterco e così via. Da questi presupposti si può riscontrare come spesso la radicalizzazione di determinate posizioni possa diventare punto di riferimento per persone che si riconoscano o meno in quel determinato gruppo.

Tuttavia a volte, qualunque individuo, lasciandosi trasportare non solo dalle sue idee, ma anche dalla testardaggine e da un pizzico di orgoglio, tende a continuare a perseguire le proprie posizioni senza pensare che gli opposti non sono solo un ostacolo, ma anche fonte di arricchimento; per cui ci può essere sia chi ascolta “l’altro fronte” pur ignorandone  il contenuto, sia chi si oppone apertamente e spesso aspramente, creando un fenomeno in cui ognuno rimane stigmatizzato nella sua idea e il confronto si tramuta in un continuo “tirare acqua al proprio mulino”.

Un fenomeno particolare lo si può riscontrare nel momento in cui due individui di posizioni opposte esprimono le loro idee: può accadere che, se il primo accetta e non condivide le opinioni dell’altro, egli, coinvolto emotivamente e mentalmente dalle sue posizioni,  continua ad estremizzare le sue idee in tono sempre più acuto e più i toni si acutizzano e più l’altro risponde in maniera congruente, accendendo in modo progressivo “il fuoco della discussione”. Tale fenomeno si può risolvere in due modi:

  • Accantonare  momentaneamente “l’ascia di guerra” e riflettere su ciò che si nasconde dietro questo conflitto cercando di utilizzare modalità di interazione meno dure, perché sono proprio queste ad evidenziare l’esistenza di un conflitto e non tanto i contenuti dei discorsi.
  • Affidarsi ad un occhio esterno, magari esperto di relazioni, in grado di fare luce su tutti gli aspetti che non sono stati affrontati e che permetterebbero di risolvere quest’empasse.

Un esempio di questa situazione lo si può riscontrare anche nella relazione madre-bambino:  se essi non vanno d’accordo su determinate questioni, come l’alimentazione, qualora si intavolerà un discorso concernente questo argomento, la diade potrà sfociare in un vero e proprio litigio in cui i propri punti di vista vengono sottolineati con toni sempre più accesi, a meno che non si chiarisca apertamente la discordanza relativa a quel tema.

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