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Dislessia: il ruolo della scuola e degli insegnanti

di Dott.ssa Michela Del Prete

21 Febbraio 2011

La società “moderna” fa spesso vanto di civiltà esponendo le sue potenzialità scientifiche, artistiche e culturali. Tuttavia modernità e civiltà mancano in radice ove manchi l’accettazione e l’accoglienza delle diversità. Ma queste capacità sociali, che fanno grande il mondo e pregiate le persone che lo vivo, sono ancora rare.

Oggi Vita da Mamma vi chiede di partecipare, leggere, condividere e divulgare il pensiero di una mamma; oggi Mamma Laura, amica stimata della nostra community, ci richiama ad una riflessione che parte da un problema di attualità: l’applicazione della legge sulla dislessia, ma finisce col lanciare il cuore oltre il muro dell’indifferenza chiedendo rispetto per ogni diversità, accoglienza e civiltà.

DISLESSIA, QUESTO NON E’ IL PROBLEMA

Credo di poter parlare a nome dei tanti genitori di bambini e ragazzi dislessici, ma anche dei molti insegnanti già sensibili al tema, nel ribadire ancora una volta che il problema non sono i nostri figli dislessici e non è la dislessia. Il problema è piuttosto l’incapacità di capire cosa essa sia e come si debba serenamente affrontare, senza pregiudizi, all’interno di un sistema didattico finalmente flessibile alle differenze.
I nostri figli non sono malati, stupidi, pigri, svogliati. Sono invece ragazzi intelligenti, capaci e creativi che hanno semplicemente modalità di apprendimento diverse da quelle rigidamente standardizzate e che hanno pertanto bisogno di metodologie didattiche flessibili nonché di strumenti consoni alle loro peculiarità.
Essere dislessici non è una vergogna come non lo è essere mancini, daltonici o albini. Ben lungi dall’essere un handicap o, peggio ancora, un’etichetta infamante, la dislessia è semplicemente una caratteristica individuale. Ed infatti il problema nasce solo nel momento in cui questi ragazzi, spigliati ed arguti, vengono a contatto con un sistema scolastico che non ne riconosce la legittimità, che ne mette in dubbio la veridicità, che rifiuta di dare loro ciò di cui hanno bisogno. In sintesi che non rispetta la loro identità personale. In tale contesto ai nostri figli non rimane che soccombere, innanzitutto psicologicamente e tanto più velocemente quanto meno possono contare su una famiglia capace di tutelarne caparbiamente i diritti. Diversamente invece possono sviluppare tutte le loro capacità, acquisire l’autostima necessaria per raggiungere il successo formativo e costruirsi il bagaglio culturale fondamentale per realizzarsi nella vita. Basta poco, in fin dei conti, solo un pizzico di sensibilità e di rispetto.
Conosco personalmente ragazzi dislessici eccezionali, che si sono laureati, che hanno scritto libri, che hanno lanciato attività imprenditoriali che hanno mille stupendi progetti in testa ma purtroppo vedo anche tanti loro compagni più sfortunati, vittime sacrificali di una cultura prevaricante e
irrispettosa delle differenze.
E’ vero, oggi finalmente, possiamo contare su una legge che tutela i diritti degli studenti dislessici, approvata alcuni mesi or sono all’unanimità, ma sappiamo anche che si tratta di un cambiamento culturale il cui decorso non sarà così immediato e scontato. Giocano “contro” i pregiudizi e l’abituale resistenza al cambiamento, ben supportati dall’altisonante campagna negazionista che trova spesso breccia sui media proprio per i suoi toni allarmistici (scuole come ospedali, malati anziché somari, scuole in declino ecc.). Mascherati da una patina di buonismo egualitario, questi interventi ricalcano la feroce crociata anti-psichiatrica (e anti ADHD e DSA) sbarcata dagli USA assieme ad una ben nota setta pseudo-religiosa.
Ora il Comitato Tecnico-Scientifico è al lavoro per definire i decreti attuativi della legge sulla dislessia ed ecco, come in ogni momento delicato dell’iter legislativo, far capolino un nuovo attacco, lanciato a spron battuto sui media a mo’ di comunicato stampa, questa volta da una fantomatica “insegnante” in totale anonimato. Non credo certo che gli autorevoli componenti del Comitato si lascino condizionare da argomenti così poco qualificati. In ogni caso, si sappia, noi genitori di ragazzi dislessici, sostenuti dai numerosi insegnanti e tecnici che hanno a cuore il loro futuro, sorridiamo ormai nel leggere le solite accozzaglie di banalità e procediamo instancabili nel portare avanti con determinazione questa battaglia di civiltà.
Per i nostri figli e per quelli che verranno.
Per una cultura della diversità, di cui l’Italia ha così tanto bisogno.


Qui di seguito l’opinione della nostra logopedista, la dottoressa Michela del Prete:

Molte volte mi trovo a colloquio con insegnanti dei miei bambini dislessici. Non sempre i colloqui risultano semplici, e non sempre la didattica adottata dagli insegnanti risulta essere funzionale per fronteggiare le difficoltà che manifestano “i nostri bambini dislessici”.

L’inadeguatezza delle strategie usate, la persistenza degli errori nella lettura (scrittura o calcolo), incide sulla serenità psicologica dei nostri bimbi.

In tal modo il bambino si sente frustrato, inadeguato, incapace e a volte anche umiliato di fronte a continui fallimenti scolastici. Proprio per evitare tutto ciò non possiamo lasciarli da soli. Per tanto l’intervento logopedico è necessario, esso non può  essere sostituito da un “doposcuola” o da un allenamento alla letto-scrittura “fai da te”.

La specificità della terapia riabilitativa, andrà ad interagire non solo sulle specifiche difficoltà di lettura, scrittura o calcolo, ma dovrà interessare inevitabilmente tutto l’ambiente che circonda il bambino in modo particolare la scuola.

L’interazione LOGOPEDISTA-INSEGNANTE risulta essere un binomio essenziale per buoni risultati scolastici e per un benessere psichico del bambino. Bisogna creare un ambiente accogliente e motivante, atteggiamenti rimproveranti e colpevolizzanti influiscono negativamente compromettendo le performance e demotivando il bambino alle attività scolastiche; raggiungendo in alcuni casi il rifiuto e l’opposizione alla scuola stessa.

Molti sono i casi di bambini dislessici che, grazia anche  a un buon contesto (scuola – terapista-famiglia), riescono a compensare le difficoltà raggiungendo una autonomia e una buona correttezza negli apprendimenti.

Non bisogna dimenticare che molti personaggi di cultura infinita come Leonardo da Vinci, Raffaello, Picasso, Einstein erano dislessici e non per questo non sono riusciti a imporsi per la loro genialità.

Quindi Mamme di bimbi dislessici, non siete sole, ma avvaletevi di un terapista che sarà ben disposto a lottare con voi e per i vostri bimbi!!!

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