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Tre Bambini “Autistici” Sottratti alla Mamma: è Accusata del Loro Disturbo

Bambini Autistici Sottratti alla Mamma. Amélie cercava soltanto di capire cosa avessero i suoi figli, e infine le cose non sono andate come avrebbe sperato.

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

04 Settembre 2015

La cronaca dei giorni scorsi ci riporta all’attenzione un caso, purtroppo non isolato, di bambini autistici sottratti alla mamma. Una storia triste di errori giudiziari.

bambini autistici sottratti alla mamma, un errore giudiziario

È successo in Francia lo scorso agosto, un’intera nazione e centinaia di associazioni si sono sollevati contro giudici e tribunali.

Bambini autistici sottratti alla mamma. La storia di Aurélie

Aurélie è il nome di fantasia dato alla mamma alla quale sono stati sottratti i 3 bambini, la donna è accusata di negligenza e i bambini sarebbero vittime di carenza affettiva.

Uno dei 3 piccoli però , è affetto da autismo. La patologia in uno dei fratelli è stata dichiarata con certezza, rispetti gli altri due corre un sospetto ma la malattia è ancora da diagnosticare.

L’avvocato della donna, Sophie Janois, parla di errore giudiziario.

I bambini della donna sono stati sottratti dalle autorità lo scorso 10 agosto, la motivazione: la mamma sarebbe responsabile delle loro difficoltà di sviluppo; uno si è autistico, ma il sospetto della stessa diagnosi si abbatte anche sugli altri due.

Peccato però che i disturbi dello spettro autistico niente hanno a che vedere con i metodi educativi familiari e sociali aggiungo io.

E infatti all’indomani della disposizione giudiziaria, centinaia di associazioni si sono mobilitate per denunciare la sentenza, che purtroppo non è unica nel suo genere.

L’avvocato Janois infatti sostiene di avere una ventina di casi simili a quelli di Aurelie, che rivelano un tentativo di sottrazione abusiva di minori con disturbi dello sviluppo.

Anche l’associazione Autismo Francese avrebbe preso posizione. Ci sono, a detta dell’associazione, una serie di sottrazioni abusive di minori dalle loro famiglie, ma nel campo dell’autismo, queste diventano sistematiche.

Purtroppo i disturbi dello spettro autistico mostrano segni che possono sviare coloro che non hanno familiarità con queste patologie, e spesso vengono attribuiti a carenze educative o peggio a maltrattamenti. I sintomi “sotto accusa” sono: difficoltà di concentrazione, iperattività, carenze affettive ecc.

E a questo si somma il lavoro, a volte “superficiale” di servizi sociali, psicologi e psicoterapeutici, che trattano tali disturbi  su base psicanalitica, spessissimo addossando colpe ai genitori, sostiene l’avvocato Jenois.

Nel caso di questi Bambini autistici sottratti alla mamma, sembra addirittura che a quest’ultima sia stata fatta diagnosi di Sindrome di Munchausen per procura, un disturbo mentale che spinge taluni genitori a danneggiare anche fisicamente i figli fino a farli credere malati  per potere attrarre su di sè attenzioni e conforto. Nel caso di Aurelie la donna avrebbe mirato a godere dei sostegni economici , sociali e morali delle istituzioni e degli affetti.

Sembra, infatti, che gli assistenti sociali ai quali era stato affidato il caso avrebbero sostenuto che i bambini erano traumatizzati dalla madre, e non autistici.

Il finale della storia è abbastanza tragico: i bambini autistici sottratti alla mamma sono stati affidati ai servizi sociali.

I problemi alla base di una storia così triste e delicata sono, a parer mio, due. Da un lato c’è la volontà dei giudici di volere (meglio dovere) dare ascolto ai servizi che si occupano della protezione dei minori.

Succede infatti che in alcune famiglie si assiste a maltrattamenti su minori, e se arriva una segnalazione, ebbene, i servizi sociali e i tribunali devono tenerne conto, anche se il giudizio del genitore è discorde.

Succede anche che in taluni casi l’handicap del figlio sia una sorta di ‘rendita’ per le famiglie, spessissimo disagiate o economicamente e socialmente.

In queste occasioni qualsiasi intervento di associazioni e singoli che gridano contro le sentenze può andare a discapito del minore stesso.

Dall’altro però il problema è forse ancor più grave. La lentezza della giustizia, la burocrazia e, come denunciato dall’avvocato del caso Aurelie, la mancanza di formazione dei soggetti deputati a convalidare una certa situazione, può far si che una condizione di patologia non venga riconosciuta, ma scambiata per uno stato di difficoltà familiare.

Su questi bambini autistici sottratti alla mamma pendeva la grave diagnosi di una sindrome di autismo, al momento confermata solo per uno di essi.

Ma sia in Francia che purtroppo nel nostro paese, la psicologia sovrasta la medicina.

Addirittura c’è chi contesta la Sindrome di Munchausen per procura  (come la famigerata Pas, di cui scrivemmo tempo fa qui).

Sul caso francese le associazioni sono insorte a favore della mamma, colpevole soltanto di essere alla disperata ricerca di una diagnosi per i propri bambini.

E non è un caso isolato.

Spesso le strutture pubbliche tendono a sottovalutare (o sono scarsamente formate al riconoscimento di segni e sintomi) diagnosi come l’autismo a favore di una forse più comoda carenza di affettività o pseudo sindromi genitoriali.

Purtroppo la formazione di psicologi e affini tende più a sottovalutare cause organiche e a cercare l’origine di tutti i mali in storture affettive, a danno di persone spesso vicine, come i genitori.

In tutto questo dibattito ovviamente il giudice ha il solo compito di affidarsi a dei tecnici e di esprimere il proprio giudizio imparziale.

E di questo chi ne paga le conseguenze?

La risposta è ovvia: bambini sballottati da un centro a un altro, sottoposti a test e colloqui con estranei, il tutto, per l’amor di Dio, per tentare di salvaguardare il più possibile la loro incolumità.

Da che parte stare? Onestamente non so rispondere.

Da mamma posso certamente dire che se avessi un figlio con dei problemi e ricevessi una segnalazione, o peggio ancora, mi vedessi strappare il bambino per essere rinchiuso in istituto, per giunta accusata di essere colpevole dei suoi disturbi mi sentirei morire.

Dall’altro dovere giudicare quando invece c’è una presunzione di abuso, beh, anche questa è una responsabilità pesante, e non è che i casi in letteratura giudiziaria non ci siano stati.

Non mi sento di condannare nessuna delle due posizioni, fatto sta che mentre io scrivo 3 bambini sono lontani dalla loro mamma, magari impauriti, magari bisognosi di cureE questo, qualsiasi giustizia dovrebbe impedirlo con ogni mezzo.

 

Fonte: Superabile e Liberation

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