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Bambino Italiano Malato nelle Filippine, l’Appello

Bambino Italiano Malato nelle Filippine. Una storia di "mala amministrazione": imprigionato all'estero per dei di cavilli burocratici rischia ancora la vita

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

15 Ottobre 2015

Emilio è un bimbo nato da papà italiano, Renato, e mamma filippina, e oggi vive a Manila, in una casa di cemento e lamiere.

Lo scorso 12 marzo Le Iene avevano fatto un servizio sulla storia del piccolo Emilio, ma a distanza di così tanti mesi (per un bambino di poco più di un anno 7 mesi sono più della metà della sua vita), la sua vicenda non è ancora stata risolta.

Bambino italiano malato nelle Filippine, vittima di ostacoli burocratici

bambino italiano malato nelle filippine

Emilio ha il nome del nonno, italiano, e vive con la mamma Analiza a Das Marinas, nelle Filippine.

Il piccolo è nato con una malformazione cardiaca, che in genere si opera entro i primi tre mesi di vita.

Fin da subito il papà Renato, un biologo precario che durante un soggiorno di lavoro nelle Filippine si è innamorato di Analiza, ha cercato in tutti i modi di risolvere il grave problema del figlio.

Alla trasmissione “Le Iene” Renato raccontava che dopo avere incontrato la donna, ed essersene innamorato, ha dovuto più volte fare avanti e indietro da qui a lì per non perdere il lavoro, che gli consentiva di vivere e di coltivare questa storia d’amore a distanza.

Dopo la nascita del piccolo Emilio la famiglia ha deciso di riunirsi e Renato ha cercato di trasferirsi nel paese d’origine della donna, ma senza successo.

Poi a dicembre dello scorso anno a Emilio viene diagnosticata questa malformazione cardiaca: a soli 6 mesi sarebbe dovuto essere operato per spostare l’aorta, normalmente posta nel ventricolo destro, che nel cuore del bimbo invece si era formata a sinistra, creando scompensi e minacciando il piccolo di morte.

Il piccolo cominciava ad avere le dita bluastre, e il papà Renato, in Italia, dopo aver mostrato le analisi a diversi medici che confermavano la diagnosi, è volato a Manila per assistere il figlio e portarlo in Italia, così da assicurargli le cure nel nostro paese.

Ma è qui che comincia un’odissea per Renato e il piccolo Emilio.

Bambino italiano malato nelle Filippine non riesce a tornare nel nostro paese

bambino italiano malato nelle filippine

La patologia però, come racconta Renato, non aspetta i tempi burocratici, e ogni giorno perso per tentare di risolvere le questioni amministrative è un giorno perso per intervenire sul piccolo cuore di Emilio.

Il rientro in Italia per il piccolo diventa impossibile.

La mamma infatti risulta sposata con un uomo filippino da 12 anni ma che da molto tempo non vede più; purtroppo però  nelle Filippine non esiste il divorzio.

In più, visto che Analiza ha partorito un bambino con un altro uomo, potrebbe addirittura essere accusata di adulterio, che è un reato penale.

A causa di questa legge anche il piccolo Emilio risulta figlio dell’uomo che Analiza non vede da anni.

In pratica dunque è impossibile richiedere documenti italiani per il piccolo senza confessare il reato di adulterio, che potrebbe poi sfociare in un arresto per la donna.

Nel mese di aprile di quest’anno Emilio è stato operato, come riporta il sito della onlus che si era occupata di lui Soleterre

Ma la storia è ancora ben lontana da un epilogo felice.

Renato infatti non è ancora riuscito ad avere un passaporto italiano per questo bambino, che ha comunque bisogno di costanti cure, che in Italia potrebbe ricevere.

Lo stato filippino ha finalmente riconosciuto la paternità di Emilio a Renato, ma in Italia non hanno potuto (voluto?) trascrivere il piccolo all’anagrafe di Latina, dove Renato risiede, non consentendo di fatto all’uomo di richiedere il passaporto italiano e portare il figlio nel nostro paese per essere curato.

Bambino Italiano Malato nelle Filippine, l’amministrazione non trascrive la paternità

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Pochi giorni fa infatti Renato si è visto recapitare una nota firmata da una responsabile del servizio demografico di Latina che diceva di non potere procedere alla trascrizione della nascita di Emilio in quanto “contraria alla normativa vigente” (cosa vorrà dire poi mi piacerebbe saperlo).

Renato mangia alla Caritas, ha già speso oltre 24mila euro per sostenere l’operazione e le cure del piccolo, ma soprattutto non dorme la notte, nella speranza presto di potere riabbracciare il suo piccolo bambino.

Anche il web si è interessato alla loro storia, chiamando Emilio “Il piccolo prigioniero”, e su facebook è nata anche una pagina per aiutare il bambino e il papà , nella speranza che quello che ancora non ha fatto lo Stato possa farlo il Popolo.



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