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Donna Incinta Avvelenata da una Bevanda: Confessa il Compagno

Donna incinta avvelenata da una bevanda sorseggiata in casa, la neomamma è al 7° mese di gravidanza e ha bevuto soda caustica o simile sostanza irritante.

Federica Federico

di Federica Federico

03 Giugno 2016

Bazzano (Bologna) donna incinta avvelenata da una bevanda sorseggiata in casa propria – donna di 45 anni al 7° mese di gestazione, martedì, mentre era in casa col compagno, beve un sorso di una bibita in bottiglia e comincia subito a stare male. In ospedale la diagnosi non tarda ad arrivare: lesioni interne all’esofago e allo stomaco causate da una sostanza irritante e non commestibile.

Immediatamente scatta la segnalazione alle autorità: donna incinta avvelenata da una bevanda.

donna incinta avvelenata da una bevanda

La bibita era contenuta in una bottiglia di plastica da mezzo litro ed era stata acquistata in confezione da 4 presso un supermercato non distante dall’abitazione della donna.  Subito dopo aver sorseggiato la bevanda, la mamma incinta comincia a star male, gli spasmi e i dolori addominali lancinanti rendono necessario un soccorso medico. Viene trasportata in ambulanza all’ospedale Dossetti di Bazzano, dove le condizioni appaiono altamente critiche, tanto delicate da rendere necessario il trasferimento d’urgenza al Bologna presso l’Ospedale Maggiore.

La donna incinta avvelenata da una bevanda ha riportato conseguenze importanti: lesioni all’esofago e allo stomaco, ferite interne, profonde ed  estese.

E’ tutt’ora ricoverata e i medici non sciolgono la prognosi restando difficile stabilire l’entità dei danni per madre e bambino. Gli inquirenti hanno sin da subito sospettato che non si trattasse di un incidente. Dopo giorni di indagini, accertamenti mirati e interrogatori, la verità emersa è crudele:

la donna incinta avvelenata da una bevanda sarebbe stata vittima del suo compagno, l’uomo avrebbe aggiunto alla bibita una sostanza chimica irritante (soda caustica o simile) forse con lo scopo ultimo di provocare la morte del bambino che la neomamma porta in grembo.

Donna incinta avvelenata da una bevanda: il bambino sarebbe la causa dell’intenzione delittuosa del suo stesso papà, un 35enne che avrebbe reagito con la violenza all’arrivo di una creatura innocente.

Il padre del bambino, che dovrebbe nascere tra poche settimane, è in stato di fermo con l’accusa di avere alterato il contenuto della bottiglina  aggiungendovi soda caustica o un simile agente chimico irritante.

 

Nell’accompagnare la neomamma in ospedale l’uomo avrebbe sostenuto una teoria poco plausibile: avrebbe lasciato credere di non aver in nessun modo manomesso la bevanda ovvero di averla semplicemente aperta e versata, e avrebbe chiesto di essere visitato a sua volta asserendo di avere sorseggiato il contenuto della medesima bottiglia.

Di fatto le analisi dei N.A.S., Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma, hanno subito dimostrato che la bottiglia non presentava segni di manomissione esterna, fori o lesioni che potessero rappresentare la via d’accesso della sostanza chimica all’interno.

Inoltre, mentre la donna incinta presenta estesi danni all’esofago e allo stomaco, sull’uomo non è stata riscontrata alcuna abrasione. Ciò ha di fatto allertato medici e inquirenti apparendo poco plausibile che lo stesso liquido potesse avere effetti devastanti sulla donna e non ingenerare alcun danno sull’uomo.

Donna incinta avvelenata da una bevanda, ora è fuori pericolo di vita ma le condizioni di mamma e bambino sono ancora preoccupanti.

Una lavanda gastrica è stato il primo intervento medico sulla madre incinta. Inizialmente i sanitari avevano ipotizzato di far nascere il bambino, ipotesi poi accantonata.

Secondo le fonti stampa, il compagno della donna avrebbe riconosciuto le sue responsabilità. Dopo numerosi interrogatori, silenzi, reticenze e bugie, il 35enne  avrebbe ammesso di avere versato nella bottiglia una sostanza irritante. Il movente più plausibile, per quanto assurdo, pare essere il tentativo di procurare alla donna un aborto. Sta di fatto che al momento sono scora da stabilire gli eventuali danni procurati al bambino.



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