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Bimbo Nato Morto, la Mamma Passa 15 Giorni con Lui

Una storia di amore che supera la morte: bimbo nato morto passa 15 giorni con la sua mamma

Gioela Saga

di Gioela Saga

28 Luglio 2016

La storia che vogliamo raccontarvi è una di quelle destinate a fare scalpore perché possiamo situarla in un confine molto indefinito tra ciò che è l’amore di una mamma e ciò che molti giudicheranno come inappropriato e addirittura macabro.

 

Noi vogliamo astenerci da qualsiasi considerazione e sottolineare l’aspetto umano e delicato della vicenda, l’aspetto che spesso è taboo di una mamma che perde il suo bambino, di un bimbo nato morto dopo tanta attesa e con tanto amore pronto ad accoglierlo, del modo in cui questa mamma trova sollievo, aiutata dal personale dell’ospedale.

Bimbo nato morto, la mamma trova una consolazione particolare

bimbo nato morto mamma

Lynsey ha sofferto di preeclampsia, nota anche come gestosi, anche per gli altri tre bimbi che ha avuto Daisy, ora di 10 anni, Max, 7 e Poppy di 4. Quest l’ha indotta ad avere parti anticipati e sotto controllo per la pressione, fino a decidere con il marito di non avere più figli per non mettere a rischio la loro vita.

 

Quando invece Lynsey scopre di essere rimasta incinta decide con Mark di tenere il bimbo e cercare di proseguire al meglio la gravidanza.

 

“Eravamo scioccati ma dovevamo dare una possibilità a questo bimbo. Mio marito mi disse che avremmo superato tutto insieme.”

Bimbo nato morto: la disperazione e la consolazione della mamma per elaborare il lutto

Il primo trimestre passa abbastanza bene con tutti i valori sotto controllo.

 

A 28 settimane l’ecografia mostra che il bambino è più piccolo di quanto dovrebbe essere e il dottore spera di poterla fare arrivare fino alla 32° settimana e vedere poi il grado di sviluppo raggiunto. Il ritardo nello sviluppo poteva senza dubbio essere un sintomo di preeclampsia, Lynsey lo sapeva bene perché ci era già passata.

 bimbo nato  morto mamma

 

La mamma controlla la pressione costantemente e, appena i valori si alzano, corre più volte in ospedale per farsi controllare. Il cuore di Lynsey però inizia a dare dei problemi, i mal di testa si fanno più frequenti e il gonfiore diventa evidente tanto da renderla quasi irriconoscibile.

 

In ospedale le viene prescritto un farmaco che in poche ore però pur abbassandole la pressione, le dà parecchi problemi e sintomi collaterali portandola al travaglio e al bimbo nato morto.

 

In ospedale viene fatto subito un  monitoraggio e un controllo delle urine per verificare il contenuto delle proteine. Purtroppo il battito del bambino non viene trovato e l’ostetrica non nasconde il suo timore correndo a chiamare il medico, a lui spettano le parole più brutte che si potrebbero mai sentire:

 

“Mi dispiace ma ha perso il bambino.”

“Era come se il mondo intero mi fosse caduto addosso.”

“Mentre Mark stava cercando di consolarmi sentii un dolore terribile che sembrava aprire il mio corpo in due, stavo partorendo il mio bimbo nato morto, volevo un cesareo ma ero già dilatata, mi hanno portato in sala parto e ho iniziato ad avere una grossa emorragia.”

 

Sentivo delle braccia che mi sollevavano, vedevo dei lampi, cercavo di tenere i miei occhi aperti  e non riuscivo, mi hanno messo una mascherina e intimato di respirare ma era difficile. Chiedevo di Mark, chiedevo dei bambini. Mi sono ritrovata due giorni dopo uscire dal coma… senza rendermi conto di quanto fosse successo…”

 

“Chiesi subito di Rory e mi marito mi chiese se mi ricordavo che… l’avevamo perso…”

Bimbo nato morto, la richiesta della mamma per riuscire a superare la sofferenza

Il marito di Linsey le dice che potrà vedere il bimbo quando se la sentirà ma Linsey non accetta di vedere solo un corpo. Nel frattempo Linsey aveva rischiato di morire, ricevuto pesanti trasfusioni, era stata messa in dialisi perché i suoi reni erano collassati, praticata un’isterectomia e le sue condizioni critiche. Le avevano messo tra le mani Rory per darle forza e per fare una foto di loro due insieme che poteva essere la loro unica foto.

bimbo nato morto mamma

Linsey accetta di abbracciare coscientemente il suo bimbo nato morto che era stato messo in una cella refrigerante in attesa dell’ultimo abbraccio della sua mamma.

“Ho guardato il mio bambino, ero spaventata, riluttante l’ho toccato, era freddo e anche le sue guance erano fredde e immobili. Ho trattenuto le lacrime e ho chiesto a Mark di tenerlo, io non ce la facevo…”

 

“Poi, quando l’ha tenuto Mark io mi sono sentita tremendamente in colpa, io ero la sua mamma, Rory il mio bambino, dovevo prendermi cura di lui, cambiare i suoi pannolini, conoscerlo…”

 

Da lì Linsey capisce che quelli erano gli unici momenti che avrebbe mai passato con lui, il suo piccolo Rory, decide di fargli delle foto e di stare con lui più possibile, cullarlo e stringerlo.

 

Con l’appoggio del personale sanitario, si è deciso di aiutare la mamma permettendole di tenere il bimbo nato morto con lei più possibile, per tutti i 15 giorni che lei avebbe passato in ospedale prima di poter uscire.

Per quanto possibile il personale porta Rory tutte le volte possibili, monitorando la sua temperatura.

 

Quando Linsey viene dimessa porta a casa anche Rory e organizzano il funerale.

 bimbo nato morto mamma

 

“L’ultima notte è stata speciale, i suoi fratelli hanno potuto conoscerlo e abbiamo cercato di fare tutto quello che avremmo fatto nel primo anno di vita: gli abbiamo letto storie, gli abbiamo fatto il bagnetto, coccolato, cambiato, fatto una notte in bianco per lui, anche se avremmo voluto farne tante e tante ancora…

 

Tutti sono poi arrivati per darli l’ultima carezza e ora Rory riposa accanto a mio nonno in un cimitero qui vicino.”

 

 “Non dimenticherò mai il mio bambino speciale e non lascerò mai spegnersi la candela vicino alla sua tomba, preparerò una festa per il suo secondo compleanno.”

Un dolore così grande è senza dubbio meritevole di ogni rispetto e delicatezza, Linsey è comunque molto lucida nei suoi pensieri e consapevole del suo ruolo di mamma:

 

“Sono comunque felice di esser sopravvissuta perché ho altri figli che mi amano e io amo loro, hanno bisogno di me come io di loro.”

 

Fonte: Mirror



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