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Terra dei Fuochi: la Storia di Riccardo, 22 Mesi per Sempre

La storia di Riccardo, un bambino di “22 mesi per sempre” a cui la mamma ha dovuto insegnare a dire “bua” prima ancora di imparare a camminare

di Maria Corbisiero

20 Febbraio 2017

Anna è la mamma di tre bambini, è la mamma di Raffaele, che per un anno e mezzo ha dovuto “rinunciare” a lei, è la mamma della piccola Rita Aurora, una gioia giunta dopo tanto dolore, ed è la mamma del piccolo Riccardo, un angelo di 22 mesi per sempre.

Oggi Anna lotta al fianco di altre mamme affinché la storia di Riccardo e quella di tanti altri piccoli angeli non si ripetano e che altri bambini possano invece avere una speranza di vita.

Terra dei Fuochi: la storia di Riccardo Improta.

Terra dei Fuochi: la Storia di Riccardo, 22 Mesi per Sempre

Intervistata dal magazine Vanity Fair, Anna ha deciso di raccontare la storia di Riccardo, del suo Riccardo, un bambino di Afragola (NA) di 22 mesi per sempre, un piccolo angelo la cui malattia non gli ha permesso di crescere e di avere una vita.

Tutto ha avuto inizio con dei piccoli segnali, insofferenze appena percettibili ed inspiegabili lividi sul corpo che hanno messo in allarme Anna, una paura trasformatasi poi in una dura e sconvolgente realtà.

<<Era un venerdì, questo me lo ricordo. Me lo ricordo perché, poi, dei due giorni dopo, invece, non so più niente. Del lunedì successivo invece so che abbiamo fatto la prima infusione di chemioterapia>>.

La storia di Riccardo inizia in quel preciso istante, lui aveva appena 6 mesi e 10 giorni quando i medici gli diagnosticano una leucemia linfoblastica acuta (LLA), un tumore ematologico, ossia un tipo di tumore che generalmente colpisce le cellule del midollo osseo, il sistema linfatico e il sistema immunitario, che ha origine dai linfociti nel midollo osseo e ne determina un accumulo nel sangue, nel midollo osseo e in altri organi (fonte AIRC).

<<Alla prima chemio lo tenevo in braccio e lui girava la testa, cercava il mio seno per un po’ di conforto – ricorda Anna – Questa immagine è la prima di tante, ma forse è la più potente di tutte, perché mi ha fatto una specie di vuoto, dentro. Come un’assenza di rumori che mi sono portata dietro fino alla fine>>.

Da quel momento Anna e Riccardo si “trasferiscono” presso il reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, lì tutti lo chiamavano Riccardino Cuor di Leone perché, nonostante la sua sofferenza e le cure molto dure alle quali era sottoposto, lui non si lamentava mai.

<<Gli ho spiegato: me la devi dire quando hai male. Il male va da 1 a 10 – gli mostravo le dita – quando ti fa male come tutte e due le mani dici bua. Non me l’ha detto quasi mai>>.

La storia di Riccardo: 22 mesi di amore e sofferenza.

Dal 2008 al 2009, Anna e il suo bambino hanno vissuto tra le mura dell’ospedale, “costretti” in quelle mura insieme a tanti altri bambini a cui era stata negata una vita “sana”.

Nella storia di Riccardo vi è stato un unico spiraglio di possibile guarigione, il tentativo più estremo per poter sconfiggere la malattia: il trapianto di midollo.

<<Dopo l’intervento siamo stati un mese e mezzo in una camera sterile: quattro metri per tre, le porte chiuse, le finestre sigillate. Fuori era estate, ma noi non lo sapevamo, impegnati com’eravamo a salvarci. Giocavamo col computer, facevamo i video da mandare ogni sera al papà e a Raffaele. L’8 agosto siamo usciti, l’aria era calda, la luce faceva male agli occhi, eravamo pieni di speranza. Ma è durata davvero poco, si è infranta un giorno in cui Riccardo ha detto “bua”>>.

Durante l’ultimo ricovero, quando il desiderio di tornare a casa diventava sempre più forte dopo un anno e mezzo di vita in ospedale, il piccolo viene dimesso 13 ottobre del 2009, la malattia era tornata più forte di prima.

<<Ho fatto la domanda più difficile della mia vita, ho chiesto: quanto tempo ha? Mi ha risposto: un mese. Andavamo a casa per morire, ma prima c’era quel mese, per fare le cose che Riccardo non aveva mai fatto>>.

Dopo il suo ritorno a casa la storia di Riccardo si riempie di piccole ma grandi scoperte, come osservare gli animali che si possono incontrare per la strada, assaporare l’emozione di un giro in bicicletta insieme alla mamma o alla nonna, incontrare tante persone che fanno la spesa al supermercato, in altre parole la vita.

 

Il 17 novembre del 2009 Anna, insieme al marito Umberto e al primogenito Raffaele, hanno teso il loro filo colorato che unisce cielo e terra, quel filo d’amore che li legherà per sempre al loro piccolo angelo.

Oggi Anna racconta la storia di Riccardo ed ha creato insieme ad altre mamme di piccoli angeli l’Associazione “Noi genitori di tutti”, una ONLUS che si adopera per la tutela dei bambini vivono in Campania.

<<Poniamo problemi, ma abbiamo, nel nostro piccolo, anche idee sulle soluzioni […] Dicono che sono morti otto bambini in venti giorni, ma forse ne sono morti anche di più. E poi, se anche ne fosse morto solo uno per questo veleno, non sarebbe anche lui importante?>>.

 

Le immagini allegate all’articolo sono meramente illustrative.

 

Fonte: Vanity Fair



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