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Casper Brown: il coraggio di un ragazzo vittima di un incendio

Rimasto vittima di un pericoloso incendio all’età di 10 anni, Casper Brown oggi racconta la sua storia per dare coraggio a chi ha vissuto la stessa esperienza

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

21 Luglio 2017

Capernicus Brown, da tutti conosciuto come Casper, è stato soprannominato “Miracle Boy”, letteralmente il ragazzo del miracolo perché le probabilità che potesse sopravvivere a quello spaventoso incendio erano pressoché nulle.

I medici che lo avevano in cura sostenevano che avesse scarse probabilità di guarire oppure che non avrebbe superato i 18 anni nel caso in cui fossero riusciti a curare le sue ustioni.

 

Casper oggi ha 37 anni e condivide la sua esperienza per infondere sicurezza e donare un po’ della sua gioia di vivere alle persone che hanno vissuto il suo stesso dramma.

Casper Brown: il coraggio di un ragazzo vittima di un incendio.

Casper Brown: il coraggio di un ragazzo vittima di un incendio

Casper Brown e Joey sono due di 5 fratelli che vivevano insieme alla madre a Galesburg, città americana dove attualmente risiedono, capoluogo della Contea di Knox situata nello Stato dell’Illinois.

La loro abitazione si trovava di fronte ad un deposito di rottami, il McCabe Scrap Iron & Materials, che ha sempre rappresentato una forte attrattiva per i due bambini.

 

Il 19 aprile del 1990, quando Casper Brown aveva 10 anni e Joey 8, i due fratelli decisero di esplorare quel luogo, un’azione dettata dalla grande e caratteristica curiosità dei bambini che ha cambiato le loro vite per sempre.

 

Mentre perlustravano il deposito, alcune esalazioni della benzina presero fuoco (la fonte giornalistica locale non precisa come ciò avvenne – ndr) trasformando l’aria attorno a loro in un’enorme palla di fuoco.

I bambini vennero letteralmente avvolti tra le fiamme, Casper Brown in particolar modo riporterà ustioni di terzo grado sul 98% del suo corpo mentre Joey per il 16%.

Come già anticipato, per Casper Brown le possibilità di sopravvivenza erano praticamente minime.

I medici si videro costretti ad amputargli i quattro arti – la parte delle braccia al di sotto dei gomiti e la parte delle gambe al di sotto delle ginocchia – e ad effettuare un trapianto di pelle di maiale per ricoprire il suo corpo.

Due anni dopo l’incendio Casper Brown terminò la sua riabilitazione e tornò, almeno ci provò, alla sua vita normale, ricominciando dalla scuola.

 

A dargli il giusto sostegno fu il fratello Joey, il loro legame era divenuto più saldo e forte dopo l’incidente.

Oggi Casper Brown vive insieme a Joey, divenuto suo assistente personale e colui che si prende cura di lui, ad Alana, moglie di Joey, e ai loro due bambini.

 

Nonostante l’amore del fratello e i familiari di quest’ultimo, Casper ha avvertito in modo incisivo la solitudine dovuta alla sua condizione fisica, un sentimento che è riuscito ad attenuare grazie all’allora “Burn Camp”, oggi rinominato “Camp I Am Me”.

Si tratta di un campeggio che la Illinois Fire Safety Alliance (IFSA), associazione senza scopo di lucro che si dedica alla sicurezza sugli incendi e fornisce sostegno alle persone ustionate, propone ai bambini vittime di incendi di età compresa tra gli 8 e i 16 anni.

 

 

 

 

Il primo a sperimentare quella esperienza fu Joey che frequentò il campo nel 1991, l’anno successivo ne prese parte anche Casper Brown. Da allora nessuno dei due mancò a quell’appuntamento annuale.

<<Posso dirti che questo campo è una delle ragioni, probabilmente la più importante, perché Casper Brown è ancora vivo oggi>> ha spiegato Joey.

Lo stesso “ragazzo miracolato” ha dichiarato che quel campeggio ha fatto la differenza per lui:

<<Mi ha dato la possibilità di stare insieme ai miei pari, altri ragazzi della mia età che non mi avrebbero giudicato>>.

Oggi Casper presta consulenza proprio al “Camp I Am Me”, racconta la sua storia ai ragazzi per dare un’ulteriore speranza di vita a chi ha vissuto la sua stessa esperienza.

 

Viene ancora chiamato “Miracle boy”, colui che si è salvato nonostante il suo corpo fosse ricoperto da ustioni per il 98% della sua superficie, un bambino che ha lottato per vivere e che ancora oggi lotta contro la paura e gli sguardi di coloro che non riescono andare oltre il suo aspetto fisico.

 

 

 

 

 

Nonostante ciò, lui crede ancora fortemente nella vita e cerca di trasmettere questa stessa motivazione a tutte le vittime degli incendi.

Portiamo lontano la sua storia fatta di coraggio, determinazione e tanta, tantissima forza.

 



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