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Bambino nato da 2 mamme: per la legge non esiste

È diventato un vero e proprio caso quello del bambino nato da 2 mamme italiane che attualmente risiedono all’estero: il piccolo di 7 mesi non ha un'identità

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

26 Luglio 2017

Un vero e proprio caso sta coinvolgendo un intero paese che altro non chiede che venga riconosciuta l’esistenza di un bambino di appena 7 mesi e che gli sia data un’identità liberandolo dalla sua condizione di “fantasma”.

Bambino nato da 2 mamme: per la legge non esiste.

Bambino nato da 2 mamme: per la legge non esiste

Laura e Chiara, questi i nomi di fantasia usati da alcuni giornali locali per identificare le due mamme, sono due donne regolarmente iscritte presso il registro dei residenti all’estero del comune di Perugia.

Unitesi in matrimonio in Spagna, paese nel quale attualmente lavorano, e poi sposate in Italia, loro paese d’origine, con rito civile, hanno deciso di diventare mamme attraverso la fecondazione eterologa, ovvero una di loro avrebbe portato in grembo e partorito il bimbo concepito con l’ovulo dell’altra.

 

Negli ultimi giorni di dicembre 2016, una delle due donne dà alla luce il piccolo Joan che attualmente vive con loro a Barcellona, “bloccato” in un paese che sì gli ha dato i natali ma che non rappresenta le sue origini che, al contrario, sono italiane.

Il bambino nato da 2 mamme si è visto negare la richiesta di trascrizione dell’atto di nascita.

Dopo la nascita, il Consolato Generale d’Italia a Barcellona trasmette il documento al Comune di Perugia che, dopo una lunga trafila durante la quale non sono mancate richieste di ulteriori documenti, a fine maggio rifiuta la trascrizione.

<<Motivi di ordine pubblico>> riportano i giornali alcune settimane dopo quella decisione che oggi rende il bambino nato da 2 mamme un fantasma, una persona che non esiste agli occhi della legge.

 

Il 18 giugno scorso, il comune di Perugia ha poi chiarito la propria decisione sulla mancata trascriszione dell’atto di nascita del bambino nato da 2 mamme.

 

La stessa sarebbe stata presa in quanto, non avendo il comune potestà legislativa, può solo limitarsi ad applicare le norme vigenti che, qualora si presentassero controverse, può sottoporle alla prefettura che ne dovrà chiarire l’applicazione.

L’amministrazione comunale spiega che nella normativa vigente è sì prevista la trascrizione di un atto di nascita di un soggetto nato all’estero ma che “non disciplina tuttavia le trascrizioni riguardanti figli di genitori dello stesso sesso” (fonte ANSA).

 

 

 

Preoccupate per il futuro del loro bambino, le due donne proseguono la loro battaglia affinché il piccolo venga riconosciuto ma soprattutto vi venga garantita un’identità.

Supportate dall’associazione Omphalos, procederanno per vie legali affinché venga effettuata la trascrizione dell’atto di nascita e chiederanno un risarcimento danni al Comune di Perugia che glielo ha negato.

<<I tribunali di molte città e persino la Cassazione si sono già espressi più volte ordinando ai comuni reticenti di procedere alla trascrizione – ha spiegato Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos –  ma il Comune di Perugia ha ignorato tutte le sentenze e ha rifiutato la trascrizione per motivi di ordine pubblico>>.

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Intanto il caso del bambino nato da 2 mamme è stato nuovamente discusso durante il Consiglio Comunale di Perugia tenutosi in data 3 luglio 2017.

Qui di seguito il video dell’interrogazione.

 

 

 

Fonti: Umbria24 RaiNews –  UmbriaJournal



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