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Bimba morta di malaria: si ipotizza contagio in ospedale

I medici suppongono che la bimba morta di malaria cerebrale a soli 4 anni sia stata contagiata durante il suo 2° ricovero in ospedale. Ecco cosa è successo:

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

06 Settembre 2017

In queste ore i medici e gli esperti stanno cercando di dare una spiegazione al caso della bimba morta di malaria a soli 4 anni.

Al momento sono tre le ipotesi fatte nell’attesa di ottenere i risultati delle analisi effettuate sui campioni di sangue prelevati dalla piccola deceduta lunedì mattina 4 settembre all’ospedale di Brescia.

Bimba morta di malaria: si ipotizza contagio in ospedale.

Bimba morta di malaria: si ipotizza contagio in ospedale

Prima ancora di approfondire la notizia della bimba morta di malaria voglio precisare che tale patologia, considerata una delle più gravi malattie infettive al mondo, è causata dal parassita Plasmodium (Plasmodio) trasmesso solo attraverso punture di zanzare infette, definite vettori, appartenenti al genere Anopheles presenti soprattutto in Africa, in Asia, in America Centrale e America del Sud, isole caraibiche e Oceania.

 

Questo parassita non si trasmette da persona a persona a meno che non vi sia un contagio ematica ovvero il sangue del soggetto sano non entri in contatto diretto (trasfusione, scambio di siringa o di strumenti che lo veicolano) con il sangue di un soggetto infetto precedentemente punto da un vettore.

La malattia ha un periodo di incubazione che varia dai 10 ai 15 giorni conteggiati dopo momento la puntura della zanzara infetta, al termine di tale periodo compaiono sintomi quali febbre alta, mal di testa, tensione di muscoli della nuca, brividi e sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea (fonte Cesmet).

Bimba morta di malaria: si ipotizza contagio in ospedale

Bimba morta di malaria: il calvario di Sofia.

Marco e Francesca, genitori della bimba morta di malaria, hanno precisato di non aver mai fatto un viaggio all’estero, considerato il modo più facile per contrarre la malattia.

Al contrario, la famiglia aveva deciso di non allontanarsi troppo dalla loro casa di Trento e di trascorrere alcuni giorni di vacanza a Bibione, una frazione del comune veneto San Michele al Tagliamento (VE).

Ed è stato proprio lì che la piccola si è sentita male per la prima volta.

 

Era il 13 agosto quanto fu portata al pronto soccorso più vicino, ossia l’ospedale di Portogruaro, comune in provincia di Venezia, per un principio di diabete.

Tre giorni dopo, il 16 agosto, non essendo alcun miglioramento nelle condizioni della piccola, i suoi familiari decidono di riportarla nella città di residenza e farla ricoverare presso l’ospedale Santa Chiara di Trento dove rimarrà fino al 21 agosto.

In quello stesso periodo, nel medesimo ospedale, fu ricoverata una famiglia, una madre e tre figli, di cui due minorenni curati in pediatria, lo stesso reparto, ma collocati in stanze diverse, della bimba morta di malaria, che aveva trascorso le vacanze a Burkina Faso, stato dell’Africa occidentale, dove aveva contratto la grave patologia.

 

Il 31 agosto Sofia viene nuovamente portata all’ospedale di Trento, ha la febbre alta e mal di gola. I medici le diagnosticano una laringite, le prescrivono una cura a base di antibiotici da seguire a casa.

Purtroppo le sue condizioni si aggravano, la febbre è sempre alta: il 2 settembre i genitori decidono di portarla nuovamente al pronto soccorso del Santa Chiara.

 

I medici sospettano l’epilessia anche perché la piccola era giunta priva di sensi, ipotesi che gli esami hanno permesso di scartare.

Si è così provveduto ad effettuare un emocromo che ha messo in evidenza una forma di malaria molto aggressiva.

 

A quel punto la bimba morta di malaria era ormai in coma, subito trasferita in elisoccorso all’ospedale di Brescia, punto di riferimento per le malattie tropicali, è stata immediatamente sottoposta ad una terapia antimalarica potenziata che purtroppo non le ha permesso di salvarsi.

Sofia è deceduta alle ore 12:15 di lunedì mattina.

Bimba morta di malaria: si ipotizza contagio in ospedale

Bimba morta di malaria: i sospetti.

Seppur non è stato ancora accertato come Sofia abbia contratto la malattia nella sua forma più grave, quella cerebrale – al momento i medici stanno effettuando le dovute verifiche confrontando i campioni di sangue prelevati alla piccola e alla famiglia che ha trascorso le proprie vacanze in Africa – si sospetta una correlazione tra la suddetta famiglia e l’inaspettato decesso.

 

Tra le varie ipotesi effettuate dagli esperti vi è l’eventualità rara ma non per questo impossibile che la bimba morta di malaria sia stata punta da una zanzara già infetta che è stata “trasferita” da un paese estero in cui la malattia è ancora presente – come ad esempio l’Africa – al nostro tramite viaggio in un container o all’interno del bagaglio di un vacanziere.

 

Ecco perché, intervistato dal quotidiano “La Stampa”, il dottor Claudio Paternoster, primario del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Santa Chiara di Trento, fa riferimento ad un borsone marrone scuro che la donna proveniente dal Burkina Faso aveva portato con se in ospedale al momento del ricovero.

<<Una zanzara in valigia. Una zanzara portata in Italia attraverso il viaggio dall’Africa. E’ già successo. Ecco perché continuo a pensare a quel borsone marrone della signora rientrata dal Burkina Faso – afferma il dottor Paternoster – Avranno avuto una valigia anche i suoi figli. Questa sarebbe una spiegazione comprensibile>>.

Il primario esclude che vi sia stato un contagio ematico affermando che né Sofia né la famiglia proveniente da Burkina Faso abbiano subito interventi chirurgici e che tutti i prelievi effettuati ai pazienti avvengono tramite kit monouso.

Ulteriore spiegazione potrebbe essere la presenza in Trentino di una zanzara vettore autoctona ma sarebbe la prima rilevata nel nostro paese dopo 30 anni.

 

Al momento il caso della bimba morta di malaria è stato definito una tragica e rara fatalità ed in molti sono all’opera per cercare di comprendere cosa sia effettivamente successo.

Nel frattempo il reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento è stato evacuato per procedere alla disinfestazione, una profilassi prevista in questi casi.

 

 

Fonti: La StampaRepubblica

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