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Femminicidio di Rosolini: mamma morta ustionata, 1 arresto

È stato arrestato ieri il compagno di Laura Pirri, la 31enne deceduta perché bruciata viva. L’uomo è ritenuto il solo responsabile del femminicidio di Rosolini.

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

08 Settembre 2017

“Laura aveva gli occhiali anche quando non c’era il sole”.

Cosi i vicini ricordano Laura Pirri, tutti sapevano, qualcuno ne parlava ma lei continuava a negare l’evidenza e nessuno denunciava, sopraffatti dalla paura.

Poi la tragedia: l’ennesima violenza, il fuoco, l’agonia durata 18 giorni e l’attesa di un figlio di 9 anni, spettatore di quell’atroce dramma, preoccupato per le condizioni della sua mamma.

Femminicidio di Rosolini: arrestato il compagno di Laura Pirri.

Femminicidio di Rosolini: arrestato il compagno di Laura Pirri

Dopo mesi di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa e condotte dalla polizia giudiziaria del Commissariato di Pachino (SR), gli inquirenti sono finalmente riusciti a ricostruire quanto accaduto a Laura Pirri la sera del 7 marzo scorso e ad arrestate il suo omicida, il compagno nonché padre di suo figlio.

Era stata proprio la spontaneità di quest’ultimo, tipica di tutti i bambini, a dare il via alle indagini.

 

Quella sera infatti, dopo aver assistito al femminicidio di Rosolini, ossia alla scena in cui suo padre, al culmine della rabbia, aveva letteralmente dato fuoco alla giovane madre, il bambino è corso dalla nonna materna riferendole quanto accaduto.

Agli agenti sopraggiunti sul luogo della tragedia, l’uomo dirà poi che la donna è rimasta ferita in seguito allo scoppio di una bombola da campeggio che stava maneggiando, una versione che tuttavia non convince gli inquirenti che avviano le indagini.

 

In seguito all’aggressione, inizialmente denunciata come un incidente domestico che in seguito si è rivelato essere un vero e proprio omicidio ricordato dalla stampa come il femminicidio di Rosolini, Laura Pirri riporterà ustioni sul 40% del suo corpo.

Ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale civico di Palermo si spegnerà 18 giorni dopo, il 25 marzo del 2017.

Femminicidio di Rosolini: le intercettazioni e l’arresto.

Dopo i fatti accaduti il 7 marzo, scaturiti da una lite sorta in seguito al rifiuto di Laura nel concedere al compagno 36enne un’esigua somma di denaro, l’uomo ha convinto il figlio di 9 anni, testimone oculare, a mentire alla polizia e agli assistenti sociali che avrebbero potuto interrogarlo.

Femminicidio di Rosolini: mamma morta ustionata, 1 arresto

Trasferitosi in casa della madre – il loro appartamento, scena del femminicidio di Rosolini, era sotto sequestro – ha più volte concordato con il piccolo e con la donna una diversa versione dei fatti da raccontare alla polizia.

È quanto emerso dalle intercettazioni effettuate durante le indagini che, unitamente alle diverse testimonianze di parenti e conoscenti – tutti i vicini sapevano delle ripetute violenze che Laura subiva in silenzio – e alle prove scientifiche raccolte, hanno portato all’arresto dell’uomo.

 

È stato il Gip del tribunale di Siracusa ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’uomo, diverse le ipotesi di reato che si leggono sul mandato:

<<Maltrattamenti nei confronti di Pirri Laura e del figlio minore, lesioni aggravate e omicidio aggravato dai futili motivi, e dall’aver agito con crudeltà, evento aggravato dal fatto di essere convivente della vittima Pirri Laura>>.

Si è così conclusa l’indagine sul femminicidio di Rosolini durata ben 6 mesi.

Un’inchiesta molto delicata perché vedeva coinvolto in prima persona un bambino di appena 9 anni, testimone delle violenze a cui la madre era sottoposta da tempo – nelle video pubblicato dalla Gazzetta Siracusana, visibile in calce all’articolo, si parla di percosse perpetrate sin da quando aveva 17 anni – e al suo omicidio, avvenuto nel modo più crudele.

 

Gli agenti di polizia hanno inoltre riscontrato molte difficoltà nella ricostruzione dei fatti in quanto, come riportato agli atti e reso noto attraverso il quotidiano qui sopra citato, vi era un “contesto di omertà dovuta al timore di ritorsioni”.

In altre parole, i vicini ed i parenti avevano paura che l’uomo, conosciuto come un individuo violento e poco propenso al dialogo, potesse poi vendicarsi nei confronti di chi avesse denunciato le sue azioni, una paura che non ha permesso a Laura di salvarsi.

 

Ora resta solo il ricordo di quella fragile donna che dovrà vegliare e proteggere il suo bambino da lassù.

 

 

Fonte: La Gazzetta Siracusana – Corriere della Sera

 

 

 

 

Fonte immagine di copertina Ingimage con licenza d’uso ID: ING_37571_00499



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