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Papà scrive una lettera alla figlia mai nata

Afflitto e devastato da una diagnosi che ha distrutto il suo sogno di diventare genitore, un papà sfoga il suo dolore in una lettera alla figlia mai nata

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

10 Ottobre 2017

Quando si parla di genitorialità, gravidanza e figli solitamente vengono riportate le parole, le testimonianze o più semplicemente gli sfoghi delle mamme.

È davvero raro ascoltare o leggere di un papà che decide di aprire spontaneamente e pubblicamente il proprio cuore, ma ciò non significa che non sia in grado di provare gli stessi sentimenti della compagna o moglie.

Spesso sottovalutiamo quest’aspetto, troppo concentrati sul ruolo della mamma ignoriamo le emozioni, come anche i dolori, che provano i papà o futuri tali.

 

Proprio perché considerati da sempre persone dallo molto riservate, restii ad esporre ciò che provano davanti ad un pubblico ben più vasto del loro nucleo familiare perché ritenuti di indole più forte, non è passata inosservata la condivisione web di una lettera alla figlia mai nata, una struggente missiva che un papà ha scritto per la bambina alla quale dovrà dire addio.

Papà scrive una lettera alla figlia mai nata.

Papà scrive una lettera alla figlia mai nata

Pubblicata su “Invece Concita”, una rubrica quotidiana, presente sia su carta che on line, curata da Concita De Gregorio, giornalista storica del quotidiano Repubblica, la lettera alla figlia mai nata di papà Andrea è divenuta virale in rete perché racchiude quelle che sono le paure, le incertezze ma soprattutto il dolore e la sofferenza di due genitori che dovranno dire addio alla loro piccola tanto attesa.

<<Il vuoto è assoluto, mi manca il respiro, sembra che il mondo non abbia più ossigeno per me. Il sogno di una vita tanto inseguito, tante battaglie, tante ferite, tante cicatrici, poi per un istante durato 12 settimane sembrava si fosse avverato, un piccolo grande miracolo.>>

Nella lettera alla figlia mai nata, papà Andrea definisce la diagnosi del medico “lo scherzo impietoso di Dio”, una notizia che ha distrutto in un solo colpo tutti i loro sogni e le loro speranze, gettando entrambi nello sconforto più totale.

<<Trisomia 18 […] Una fucilata che ti abbatte, un senso di confusione che ti stordisce>>.  

La trisomia 18, conosciuta anche come la Sindrome di Edwards, è una malattia genetica dovuta all’anomalia cromosomica (duplicazione del cromosoma 18) che comporta ritardo della crescita, dolicocefalia, diverse anomalie agli arti e malformazioni viscerali (fonte Orphanet).

Tale patologia ha un’incidenza di 1/6000 o 1/8000 (solo 1 bambino su 6000 o 8000 riesce a venire al mondo) mentre il 95 % delle gravidanze non viene portato a termine perché si verifica la morte in utero.

In altre parole, la trisomia 18 è una malattia definita non compatibile con la vita.

Trisomia 18, malattia genetica incompatibile con la vita: testimonianza di una mamma.

Papà Andrea nella lettera alla figlia descrive perfettamente quella sensazione di confusione, vedere il medico che parla ma non riuscire ad ascoltare o comprendere ciò che dice perché quel senso di perdizione non ti permette di avere il controllo sul tuo stesso corpo.

 

Nella lettera alla figlia l’uomo ricorda le lacrime della moglie, quelle che lui, al momento della diagnosi, non è riuscito ad asciugare perché privo di ogni forza.

Ricorda i perché ai quali non è stato in grado di rispondere, interrogativi che lui stesso ha continuato a porsi.

<<Quale è il piano di dio in tutto questo? Alle 3 di notte sono da solo sul terrazzo, guardo il cielo.  Alle 7 sono ancora lì,  dopo l’ennesima sigaretta, e mi chiedo come possa ancora sorgere il sole in mezzo a tanto dolore. Tutto il mondo dovrebbe fermarsi oggi>>.

Nella lettera alla figlia, papà Andrea racconta di come la loro vita si è trasformata in sopravvivenza, di come sovente i loro ruoli si siano scambiati – “un momento è lei la mia roccia mentre io piango senza controllo, un momento sono io a cercare di far sentire che sono forte al suo fianco” – e del tentativo di sfuggire ad un dolore che li avrebbe seguiti ovunque, determinato a non lasciare mai i loro cuori.

 

Ammette la sua fragilità, ammette la sua debolezza e la sua paura per l’ignoto che li attende.

Eppure, nonostante ciò, racconta dell’amore che prova per la sua fagiolina “Malata senza colpe”, quel piccolo essere indifeso che potrà beneficiare del loro amore per un breve lasso di tempo.

Nessuno sa quanto tutto questo durerà, per quanto altro ancora i suoi genitori potranno farle sentire le loro carezze attraverso la pancia della sua mamma, nessuno può dirlo con certezza.

<<Cerca di goderti questi giorni con la tua mamma e il tuo papà – scrive l’uomo nella lettera alla figlia – godi di ogni secondo come noi godiamo di te, della tua presenza senza futuro, e prova a sentire l’amore infinito dei tuoi genitori finché potrai essere con noi>>.

Le parole dell’uomo sono strazianti ma raccontano la verità di un dolore che spesso viene nascosto, celato, e che li accompagnerà per tutta la vita.

<<Goditi ogni istante fino al momento in cui volerai via, perché ogni carezza è il nostro messaggio dell’amore assoluto, silenzioso, infinito che proviamo per te. Sarai il mio angelo. Il tuo papà>>.

 

 

Fonte: Invece Concita

 

 

 

 

Fonte immagine di copertina Ingimage con licenza d’uso ID: ING_18989_03051

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