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Cos’è successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio: le parole del marito

Ciò che è successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio è l'epilogo di un dolore che la società contemporanea è chiamata a riconoscere nella sua gravità: la depressione post-parto.

Federica Federico

di Federica Federico

22 Dicembre 2018

Si cercano ancora le due gemellino disperse dalle 6.30 del mattino di ieri, venerdì 21 dicembre; mentre il corpo della loro mamma è riemerso dal Tevere, dove la donna ha volontariamente cercato la morte, pare, invece, non esservi traccia delle bambine.

 

Le gocce di rugiada del mattino offuscano la visione delle telecamere di sicurezza mappate sin ora: Giuseppina (Pina) Orlando si vede procedere nella direzione di quel ponte da cui si lancerà, si lascia alle spalle la sua casa, il marito che dormiva ignaro, la vita di un quartiere (il Testaccio) dove si era trasferita da poco, i passeggini delle bambine e il lungo percorso affrontato sino a quel momento.

successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio suicidio

Ma cos’è successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio?

 

A ciascuno di quei passi tristi e pesanti compiuti da Pina per andare a morire, chi sa quanti pensieri hanno offuscato la sua mente e compromesso la sua ragione di madre, chi sa quanto dolore ha covato, nascosto e sofferto.

 

Pina era avvolta in un lenzuolo bianco e stringeva qualcosa al petto, due fagotti, forse le bimbe, questo ciò che si percepisce dalle riprese delle telecamere di sicurezza. Anche il testimone, che l’ha vista lasciarsi andare nel vuoto, non è certo della presenza delle bambine tra le braccia della mamma.

 

Mentre le ricerche continuano, emergono particolari significativi sulla vita di Pina Orlando, parlarne non significa rincorrere morbosamente i dettagli di una tragedia, oggi tutto questo assume un valore più grande:

 

parlare di Pina, Benedetta e Sara (questi i nomi delle neonate) serve a evitare che altre tragedie come questa accadano di nuovo.

 

E’ di pochi giorni fa la notizia di tre cadaveri imbiancati dalla neve, volati insieme dal terrazzo di copertura di un edificio residenziale: mamma, figlia e nonna anche loro vittime della depressione. In questo caso la nonna è morta nel tentativo disperato di salvare la nipote.

 

Perché queste mamme si lancino nel vuoto e si tolgono la vita? Cos’è successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio da dove si è gettata?

 

In queste ore sono emersi più dettagli e pare che l’età delle neonate sia stata rettificata, non avevano 6 mesi ma 4 e una di loro, Sara, era a casa da pochissimi giorni – la stampa dice dallo scorso lunedì.

 

Le neonate erano nate fortemente premature, una di loro, la terza gemella di Pina, non ce l’ha fatta morendo prima che la vita potesse darle un’opportunità.

 

Così mamma Pina ha partorito tre figlie:  mentre ne ha seppellita una ne ha portata a casa un’altra dopo un lungo percorso medico; allo stesso tempo rimaneva ancora legata alla TIN perchè delle tre ne lasciava l’ultima in ospedale potendola riportare a casa solo lo sorso lunedì .

 

Praticamente questa donna ha vissuto quattro mesi di ferite, suture emotive, tentativi disperati di non lasciarsi sopraffare dalla paura e dal panico, preoccupazioni e speranze. Sono stati gli ultimi quattro mesi della sua vita, quelli in cui ha maturato il dolore che l’ha condotta al suicidio.

Già prima delle dimissioni, le bambine di Pina erano delle neonate a cui prestare particolari attenzioni e cure; è innegabile che, com’è per tutte le gestioni e i parti plurigemellari, le bimbe erano state esposte a maggiori circostanze di rischio e dopo il percorso affrontato dovevano fortificarsi.

 

Probabilmente la loro fragile mamma non è riuscita a liberare il suo cuore dal dolore della perdita di una delle sue gemelle, forse non ha saputo vedere oltre il momento attuale, è facile che non abbia trovato nel futuro la sua consapevolezza e speranza.

 

Nessuno si aspettava ciò che è successo a Pina Orlando sul ponte Testaccio, nemmeno il marito che adesso non si dà pace.

 

Sembrava che andasse tutto bene, non avevo capito che mia moglie soffriva, non riesco a darmi pace.

Mia moglie era solo molto preoccupata per la salute delle bambine, ma non ricordo una frase, un atteggiamento che potesse far pensare a un gesto simile”, così parla Francesco, il papà che ha perduto moglie e figlie.

 

La depressione è una malattia che nel post-parto si fa particolarmente insidiosa e pericolosa perché aggredisce la mente di un donna che sta cambiando, cioè si sta trasformando in madre. La depressione post-partum incide su un copro provato, su un cuore non allenato alle nuove emozioni che sta sentendo, su una mente chiamata a ri-costruire una vita in ragione della responsabilità  del figlio (che peraltro è una creatura fragile, in tutto e per tutto dipendente dalla mamma).

 

Se tutto ciò è vero, è altrettanto vero che sempre più spesso le neo-mamme sono lasciate completamente sole: famiglie separate da chilometri e chilometri, papà super impegnati col lavoro, scarse risorse finanziare per permettersi un aiuto incassa, poche amicizie vere, disinteresse sociale crescente. Su questo humus la depressione prolifera, complice la solitudine la donna si spinge sempre più affondo dentro il suo buco nero, quello spazio di insicurezza, di inadeguatezza e di silenzi che nessuno riesce a vedere.

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