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Come capire i bambini piccoli

I genitori si chiedono spesso come capire i bambini piccoli, questa domanda emerge dinnanzi ai capricci e alle affermazioni del sè del bimbo in crescita.

Federica Federico

di Federica Federico

09 Gennaio 2019

I bambini si adattano alla società benissimo e lo fanno sin dall’asilo (ovvero sin dal momento in cui affrontano le prime interazioni sociali); è a partire da allora che i genitori, dinnanzi ai primi comportamenti pubblici del bambino, dinanzi alle prime manifestazioni della sua personalità, si chiedono come capire i bambini piccoli.

 

Per capire i bambini piccoli bisogna innanzitutto comprendere che loro stessi, nell’esatto momento in cui escono dall’ambiente chiuso e ristretto della casa, diventano a tutti gli effetti attori sociali.

 

La società li mette in condizione di relazionarsi con gli altri e gli impone di decodificare, “imitare”  e metabolizzare i comportamenti comuni: anche il linguaggio deve essere appreso dal bambino e compreso sotto l’aspetto della sua gestione. Moltissime sono le parole che nel senso comune assumono significati diversi da quelli letterali, contano il tono e il contatto visivo, le espressioni facciali e il contesto.

 

Un bambino che prende confidenza con la maestra imparerà, per esempio a giocare con lei, lo farà pian piano ammettono un livello di confidenza che il primo giorno di scuola per lui, piccolo e “solo”, era forse impensabile.

 

In questo senso il bambino imparerà a relazionarsi agli altri. Un ruolo fondante lo hanno le parole: non solo il bambino riuscirà a parlare, egli col tempo imparerà anche a gestire ciò che sa e può dire. 

 

Per esempio, in relazione alle cose che non si possono dire, già alle elementari un bambino sa che non può dire parolacce davanti alla maestra e questa consapevolezza permane in lui pure se comincia ad apprendere le parolacce e a usarle fuori dal contesto scuola, per esempio quando l’amichetto lo fa tanto arrabbiare. Più ancora vale il fatto che il bambino delle ultimi classi elementari e il ragazzino delle medie ben sanno di poter pensare nella loro testa all’imprecazione che vogliono rivolgere contro il compito in classe a sorpresa, ma contemporaneamente sono consapevoli del fatto che proprio quella imprecazione sentita nel cuore resta pubblicamente impronunciabile.

come capire i bambini piccoli

Vista così, la questione sembrerebbe riconducibile a una sola ultima summa: i bambini mentono benissimo! E lo fanno con destrezza sin dal momento in cui capisco come funziona la società.

 

L’altra faccia della medaglia è che per capire i bambini bisogna scavare nel loro profondo isolando i comportamenti sociali e orientandoli ai valori migliori e più saldi. I bambini non vanno smascherati e nemmeno gli vanno imposte maschere, a loro va data sempre una spiegazione etica e morale delle cose della vita.

 

Per esempio, rispetto alla famiglia, i bambini salutano affettuosamente lo zio che ogni Natale sono costretti ad andare a trovare, riscuotono anche il regalo! Ma in cuor loro non vedono l’ora di tornare a casa a giocare, eppure non lo dicono pubblicamente.

 

Spiegare la vita declinando l’amore è la mossa migliore che un genitore possa fare per coordinare i comportamenti sociali del figlio ai valori migliori e pure per assicurarsi di capire i bambini piccoli nelle loro future “strategie” domestiche e sociali.

 

All’atto della visita allo zio, per esempio, il genitore potrà spiegare che, per quanto noiosa, essa è espressione non di una consuetudine imposta ma di un affetto per cui la famiglia è portatrice di amore e calore e deve dimostrarlo.

 

Allo stesso modo le parolacce non si dicono non solo perché sono sconvenienti ma perché offendono e feriscono chi sta intorno a noi e eventualmente in quel momento ha di noi cura.

come capire i bambini piccoli

Per capire i bambini è necessario  aiutarli alla comprensione, ulteriore e più alta, della società affinché loro stessi non cadano in paure, tensioni e nervosismi avvertendo il peso di un imposto adeguamento agli schemi degli adulti.

 

Mi piace mutuare l’immagine drammaturgica del filosofo Goffman, questo pensatore del 900 sostenne che l’essere umano (anche i nostri bambini) agisce come un attore di teatro:

 

ha un ribalta ove tiene comportamenti socialmente tollerati e perfetti agli occhi del mondo e un retroscena dove si lascia andare a quegli atteggiamenti che il pubblico reputerebbe inappropriati.

 

Il bambino che sta crescendo spesso massimizza la distanza tra la ribalta e il retroscena: “Mio figlio all’asilo è perfetto e a casa fa mille capricci, che devo fare?”

 

Capire il bambino significa anche comprendere che ha bisogno di un luogo dove sentirsi “FUORI CONTROLLO”, ovvero non socialmente orientato e che, allo stesso tempo, ha bisogno di un adulto che lo assecondi nei comportamenti migliori chiarendogli l’infruttuosità di quelli peggiori o sbagliati.

 


Fonte immagini 123RF con licenza d’uso – immagine social diritto d’autore: sonsedskaya / 123RF Archivio Fotografico

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