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1° giorno di scuola per le mamme: come viverlo serenamente

1° giorno di scuola per le mamme: il primo giorno di scuola ingenera ansia, stress e paure non solo nei piccoli scolari e nei ragazzi, ma anche nelle mamme. Ecco come vivere serenamente l'anno scolastico e favorire la buona resa e l'inserimento dei figli.

Federica Federico

di Federica Federico

10 Settembre 2019

Il 1° giorno di scuola è sempre un’esperienza coinvolgente, in alcune fasi della vita è persino dolorosa e in altre circostanze può essere difficile. Questa considerazione, che istintivamente (e per convenzione sociale) tutti adattano ai bambini e ai ragazzi, vale anche con riguardo al 1° giorno di scuola per le mamme.

 

Qualcosa è cambiato” – è questa la sensazione di una madre al suono della campanella, quando il figlio, zaino in spalla varca la fatidica soglia della scuola.

1° giorno di scuola per le mamme

1° giorno di scuola per le mamme: ansia, stress e paure non solo nell’animo dei figli, ma anche nel cuore delle mamme. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Nella mente e nell’animo di una mamma ogni 1° giorno rappresenta una modificazione.

 

  • Autonomia,
  • recessione da un ruolo di cura che proficuamente e gradualmente deve esaurirsi (almeno sotto il profilo materiale),
  • strutturazione di un rapporto sempre più dialogante,
  • riconoscimento dell’identità del figlio,

è questo l’identikit sintetico delle mutazioni che la mente e il cuore di una madre devono attraversare nel corso dell’anno scolastico a partire dal 1° giorno di scuola.

 

Il 1° giorno di scuola per le mamme: l’inizio di una metamorfosi.

 

Il ruolo della mamma è oltremodo complesso poiché è sulla madre che ricade il compito della formazione e dell’accompagnamento alla vita. Sebbene a questo stesso compito non sia estraneo il papà, la mamma è fisicamente legate al bambino: è lei che lo mette al mondo cullandolo verso la vita, è lei che lo allatta, lo nutre, lo cura, lo vive nello sguardo dell’intesa sin da quando è piccolissimo, è la mamma il riferimento nel mondo.

 

La migliore madre è, però, anche colei che diventa inutile, colei che istruisce a camminare da soli, a raccogliere i frutti del proprio progresso sino a diventare grandi.

 

L’autonomia dei figli è, pertanto, un processo che si evolve su un doppio binario: il bambino cresce e diventa padrone del mondo e di se stesso nel mondo, mentre la mamma si emancipa dal suo ruolo di “cura” e impara a guardare il figlio da lontano.

 

1° giorno di scuola per le mamme: un altro passo verso l'autonomia del figlio.

1° giorno di scuola per le mamme: un altro passo verso l’autonomia del figlio. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

Il 1° giorno di scuola per le mamme: “ti ho accompagnato tenendoti per mano ora sarò il tuo faro”.

 

A differenza di molti altri esseri viventi, il neonato e il lattante, ma anche il divezzo e il bimbo nella primissima infanzia hanno bisogno della cura di un umano adulto. L’immaturità fisica e psicologica del cucciolo d’uomo rende la cura dell’esemplare adulto un fattore di sopravvivenza. Ebbene, per quanto meccanicamente fungibile, la cura della mamma è la migliore cura possibile.

 

I bambini che crescono in un’ambiente attento e amorevole, quelli che hanno con la madre un rapporto fisicamente orientato al sostegno emotivo (vedi l’abbraccio curativo) sono certamente più accompagnati verso la scoperta del mondo e verso l’emancipazione.

 

La cura è, però, un processo a termine che deve esaurirsi gradatamente a mano amano che il bambino acquisisce capacità autonome: il bambino che impara a camminare non deve essere più portato sempre in braccio e quello che impara a socializzare non ha bisogno di una mamma che lo spinga e controlli nella gestione delle amicizie al parco; il bambino che impara a scrivere va abituato a fare i compiti da solo, allo stesso modo quello che sta imparando a mangiare va lasciato libero di sporcarsi.

 

E’ come lasciare che il bimbo abbandoni l’alimentazione al seno per mangiare da solo, è come lasciare che il ragazzino scelga la sua prima fidanzata o che la piccola di casa dorma per la prima volta dall’amica, è vederli crescere senza sentirsi messe da parte, isolate, superate.  La crescita di un figlio non equivale alla perdita di centralità della mamma, all’opposto è una conquista del genitore e va osservata nell’ottica del raggiungimento del migliore risultato possibile.

 

1° giorno di scuola per le mamme

1° giorno di scuola per le mamme: come “recuperare” l’intimità del tempo in cui il bambino non è a casa e sapere cosa fa a scuola. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

Il 1° giorno di scuola per le mamme equivale alla rinnovata necessità di strutturare col figlio un rapporto sempre più dialogante.

 

Il figlio osservato nell’ambiente domestico e vissuto nel quotidiano è colui di cui conosciamo tutto, da mamme abbiamo spesso la dimostrazione del fatto di potere intuire l’incedere e il progredire dei ragazzi verso degli scopi, piuttosto che il loro sentire. Quante volte percepiamo l’ansia, la paura o la felicità di nostro figlio?

 

Nel momento in cui la scuola “porta via il bambino dal nido” inserendolo in un contesto estraneo e diverso dalla casa, i genitori hanno il dovere di instaurare col figlio un dialogo che sia racconto, confronto, incontro, capacità di interazione nel “recupero” di quegli spazi che non sono comuni.

 

Raccontarsi, o meglio raccontare la propria giornata reciprocamente; avere verso il figlio un approccio non giudicante, entusiasta ma non indagatore, positivo e non negativo; stimolare i figli alla gioia della scoperta dell’altro e dell’esterno; manifestare presenza ma non invadere gli spazi dei ragazzi, sono sono alcuni esempi di come si può scoprire quel mondo dell’altro che non vediamo perché non possiamo fisicamente parteciparlo.

 

Il figlio ha una propria identità in quanto persona: il 1°giorno di scuola per le mamme deve essere promemoria anche dell’unicità caratteriale, emotiva e emozionale dei figli.

 

Ciascuno dei nostri figli sarà più forte nella misura in cui la mamma smetterà di trattarlo come bambino, nella misura in cui saprà riconoscergli un diritto alla criticità, alla libertà di scelta e di azione, nella misura in cui gli concederà libertà di espressione.

 

La felicità del figlio non può avere la forma e la dimensione della nostra felicità, può e deve, invece, strutturarsi sulla meravigliosa singolarità del ragazzo.

 

In questo senso i figli vanno spinti alla promozione di se stessi e della propria individualità, liberati dalla soccombenza al voto, dal paragone con l’altro, dall’ansia di una prestazione inseguita per costrutto sociale: non si diventa migliori superando gli altri, la più grande eccellenza è quella che ciascuno riconosce  se stesso nella constatazione di essere cresciuto oltre un proprio limite.

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