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Rigopiano: all’asta i beni dell’hotel salvati dalla valanga

Dopo la tragedia di Rigopiano, la curatela fallimentare mette all'asta i beni sopravvissuti al dramma. I familiari manifestano contrarietà a questa vendita.

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

20 Dicembre 2019

Casse di vino, specchi, tavoli, poltrone, qualche quadro e persino pellets, è tutto ciò che resta dell’albergo Rigopiano – Gran Sasso Resort, situato nella omonima località sugli Appennini e divenuto tristemente famoso per la sciagura che lo ha visto protagonista.

 

I beni “sopravvissuti” alla tragedia diventeranno danaro perchè vanno all’asta, lo rivela un annuncio posto sul sito delle aste online. La messa all’incanto dei bene ha sconcertato non poco le famiglie delle vittime, mentre è stato ritenuto un gesto consueto dal curatore preposto in una delle due procedure di fallimento di cui l’albergo è protagonista.

 

Rigopiano

Ma cosa era successo a Rigopiano?

 

Il 18 gennaio 2017, precisamente alle 5 del pomeriggio, una slavina si abbatté sull’albergo Rigopiano, seppellendo letteralmente 40 persone, di cui 29 persero la vita.

 

Una tragedia immane che forse poteva essere evitata.

È ciò che dal primo giorno dichiarano i parenti delle vittime. Ed è quello che sarebbe emerso dalle indagini, in cui si evidenzia che le richieste di aiuto furono di gran lunga precedenti alla slavina.

In particolare lo dimostrerebbe la telefonata di un dipendente dell’albergo, Gabriele D’Angelo cameriere morto nella stessa tragedia, l’uomo allertò immediatamente la Protezione Covile e lo fece con attenzione e competenza: D’Angelo lavorava come volontario presso la stessa Protezione Civile, quindi era esperto di operazioni di soccorso, e nella telefonata fatta ai colleghi non mancò di chiedere precisamente l’evacuazione. La sua richiesta fu passata immediatamente ai superiori, ma rimase inascoltata in un primo tempo, tanto da generare un ritardo fatale.

E così quando i soccorritori finalmente riuscirono ad arrivare non poterono che notare che dell’albergo non esisteva più nulla. La struttura era completamente sepolta dalla neve, si intravedeva solo la punta del tetto. Uno spettacolo agghiacciante, che lasciava presagire quello che poi avrebbero scoperto: 29 vittime, di cui quattro bambini e solo 11 superstiti che di quell’orrore porteranno i segni per sempre.

 

 

Quella su Rigopiano è stata un’indagine lunga, complessa che negli anni ha portato a condanne importanti e a riscontri dolorosi come il dover constatare il ritardo nei soccorsi, la strada bloccata dalla neve già nei giorni precedenti, i mezzi per la spalatura non idonei. Errori fatali che consentirono alla natura di scatenare tutte le sue forze, impiegate per distruggere ciò che l’uomo aveva costruito dove forse non avrebbe dovuto.

 

Tutti quegli oggetti, testimoni senza anima del disastro che si abbatté su Rigopiano quel maledetto 18 gennaio 2017, di fatto restano patrimonio dell’albergo e oggi sono finiti in una perizia di 37 pagine che li ripartisce in 15 lotti, tutti battuti all’asta lo scorso 31 ottobre.

 

Rigopiano

Secondo i familiari delle vittime di Rigopiano, la vendita di quelle suppellettili è un ulteriore dolore gratuito, quei beni rappresenterebbero un macabro souvenir della sciagura.

 

“Il discorso non è in questi termini, si tratta di beni della società che gestiva l’albergo che era debitore nei confronti della procedura fallimentare e che sono stati ceduti a pagamento di parte del debito, non avendo altre risorse per pagarlo. Io, di conseguenza, con l’autorizzazione del giudice, li sto mettendo in vendita. Non c’è alcun collegamento tra i beni all’asta e le vicende che riguardano la valanga che ha poi travolto l’albergo, così come non c’entrano le vittime. Sono commenti speculativi”, queste le parole tecniche e concise dell’avvocato Sergio Iannucci, il curatore del fallimento.

Iannucci ha provveduto alla vendita del patrimonio dell’albergo dove è avvenuta la tragedia, all’indomani dei commenti lasciati dai familiari delle vittime ha precisato le ragioni tecniche del suo agire. Parole che chiudono solo apparentemente il capitolo di una tragedia, che per i protagonisti e le loro famiglie invece non avrà mai fine.

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