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Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame

L’annuncio di un possibile legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus, ora oggetto di alcuni studi, è stato dato dai pediatri inglesi prima e da quelli italiani poi.

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

30 Aprile 2020

Stando agli ultimi dati rilevati dagli esperti, è possibile che vi sia un legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus. I primi ad avallare tale ipotesi sono stati la Pediatric Intensive Care Society (PICS), la società di terapia intensiva pediatrica inglese fondata nel 1987, ed i pediatri dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, attualmente impegnati nella pubblicazione di una ricerca scientifica che ha come oggetto proprio tale possibile correlazione.

 

Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame

Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame – Fonte immagini 123rf.com con licenza d’uso


 

Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame.

 

“In passato alcuni virus della famiglia dei coronavirus sono stati considerati come probabili induttori della malattia di Kawasaki. Oggi sappiano che Sars-CoV-2 è uno di questi”.

 

È quanto dichiarato dai medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che negli ultimi mesi hanno riscontrato un particolare quanto anomalo aumento di casi di malattia di Kawasaki nei bambini. Nello specifico, il dottor Lucio Verdoni, reumatologo pediatra dell’ospedale bergamasco, ha dichiarato che:

 

“In un mese il numero dei casi di questa patologia ha eguagliato quelli visti nei 3 anni precedenti. E si è calcolato che l’incidenza nell’ultimo mese è stata 30 volte superiore al passato”.

 

Nell’approfondire i vari ricoveri pediatrici che manifestavano sintomi tali da far supporre un possibile legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus – piccoli pazienti che hanno sviluppato una forma più severa della malattia, coinvolgendo anche l’apparato cardiocircolatorio –  i medici hanno successivamente trovato conferma che il nuovo coronavirus sia responsabile dell’aumento di tali casi.

I medici dell’ospedale bergamasco hanno tuttavia precisato che meno dell’1% dei bambini infettati da Sars-Cov-2 ha sviluppato la malattia di Kawasaki, una percentuale bassa che non deve comunque essere sottovalutata, soprattutto in vista della “fase 2”.

 

L’allarme inerente un possibile legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus è stato in ogni caso lanciato anche attraverso la lettera ai soci SIP (Società Italiana di Pediatria) del Segretario del Consiglio direttivo del Gruppo di Studio di Reumatologia con lo scopo di promuovere una raccolta dati di questi specifici casi al fine di migliorarne la diagnosi e la terapia.

 

Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame

Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame – Fonte immagini 123rf.com con licenza d’uso


 

Malattia di Kawasaki e coronavirus: aumento di casi anche in Inghilterra.

 

Come detto in apertura di articolo, anche i pediatri inglesi hanno riscontrato nei bambini un particolare e strano aumento di casi di malattia di Kawasaki. Nello specifico, nella nota ufficiale diffusa dalla Pediatric Intensive Care Society (PICS) lo scorso 27 aprile, e destinata ai medici professionisti che in questo periodo si stanno occupando dei piccoli pazienti ricoverati in condizioni critiche, si dichiara:

 

“I membri della PICS hanno ricevuto avviso di un piccolo aumento del numero di casi di bambini in condizioni critiche che presentano un insolito quadro clinico. L’allerta indicava che ‘i casi hanno in comune caratteristiche sovrapposte di sindrome da shock tossico e malattia di Kawasaki”.

 

Pur sottolineando che, sia nel Regno Unito che in altri paesi, vi siano stati pochissimi casi di bambini risultati positivi al Covid-19 ricoverati in condizioni critiche nei reparti di terapia intensiva pediatrica, la PICS non ha potuto fare a meno di citare la pubblicazione di un primo caso clinico che metteva in evidenza un possibile legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus.

Si tratta di un bambino di 6 mesi ricoverato con la diagnosi di malattia di Kawasaki (KD) ma risultato in seguito positivo al test per Covid-19.

 

“Per fortuna le malattie simili a Kawasaki sono molto rare, come sono attualmente rare nei bambini le gravi complicazioni correlate al Covid-19 – ha dichiarato il professor Kenny, direttore dell’NHS – ma è importante che i medici siano informati di eventuali potenziali collegamenti emergenti in modo che siano in grado di dare ai bambini e ai giovani una cura rapida e mirata”.

 

 

Malattia di Kawasaki e coronavirus: cos’è e quali sono i sintomi di questa malattia?

 

La malattia di Kawasaki (MK), che prende il nome dal pediatra che l’ha descritta per la prima volta, il medico giapponese Tomisaku Kawasaki, è una forma di vasculite molto rara (in Italia colpisce ogni anno 14 bambini ogni 100.000) caratterizzata dall’infiammazione della parete di alcuni vasi sanguigni, soprattutto delle arterie coronarie.

La MK colpisce soprattutto i bambini di età inferiore ai 5 anni, con un picco nei primi 24 mesi di vita, ed è maggiormente diagnosticata nel tardo inverno o all’inizio della primavera.

 

Le cause di questa malattia sono ancora sconosciute, per tale motivo non è possibile alcuna azione preventiva, a può essere riconosciuta attraverso i seguenti sintomi:

 

  • Febbre alta e persistente (più di 5 giorni);
  • congiuntivite bilaterale: il paziente manifesta un arrossamento degli occhi senza secrezione;
  • alterazioni delle labbra e della bocca, con la comparsa di arrossamento, secchezza e lesioni localizzate della cute;
  • eruzione cutanea;
  • anomalie alle estremità del corpo: arrossamento del palmo delle mani e della pianta dei piedi, gonfiore delle mani e dei piedi, arrossamento e desquamazione dell’area del pannolino;
  • tumefazione dei linfonodi del collo (monolaterale).

 

A questi è possibile associarne altri come diarrea, vomito, dolori addominali, irritabilità, ecc..

 

La malattia di Kawasaki, la cui terapia è basata sull’assunzione di farmaci che riducono l’infiammazione al fine di prevenire gli aneurismi coronarici, ha un’evoluzione variabile nei bambini:

 

  • nei casi poco complessi si risolve senza l’insorgenza di problemi futuri;
  • nei casi in cui il paziente ha sviluppato aneurismi delle arterie coronarie persistenti, lo stesso può diventare un soggetto a rischio di episodi cardiovascolari gravi e, nel lungo termine, sviluppare cardiopatie ischemiche precoci;
  • nei casi gravi che hanno sviluppato aneurismi delle arterie coronarie (CAA) l’esito può essere fatale.

 
Coronavirus e vasculite: sintomi e cura
 
 

Fonti: AdnkronosCNNSIPOrpha

 

Lettera ai pediatri SIP

 

Dichiarazione PICS

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