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Focolaio del Niguarda: NO al “caso specializzandi”, precisazioni dell’Ospedale

Il focolaio del Niguarda di Milano non deve trasformarsi in un caso specializzandi ma deve far riflettere tutti sulla esistenza del virus e sulla fase 2.

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

10 Giugno 2020

Nelle ultime ore l’attenzione della stampa si è accesa su due  focolai ospedalieri: il Niguarda di Milano e l’Irccs San Raffaele di Roma. Rispettivamente 11 e 55 casi collegati a questi nosocomi. Vitadamamma ha portato all’attenzione delle mamma la suddetta situazione, in particolare la notizia del mini focolaio del Niguarda è stata argomentata da noi basandoci sulla fonte stampa del Corriere.

 

Ebbene è il Niguarda stesso a mettere in discussione un dettaglio riportato dalla fonte stampa:

la diffusione della notizia, così come battuta da diverse testate giornalistiche, avrebbe aperto un “caso specializzandi”, ma il nosocomio ci tiene a ribadire l’importanza dei suoi specializzandi sottolineando che non vi è alcuna evidenza  che possa far attribuire proprio a loro l’origine del contagio.

 

Quindi, pur non essendo mai superfluo il monito a vivere con cautela la fase 2, qui non vi è certezza che i vettori originari del Covid-19 siano stati i più giovani tra i camici bianchi del Niguarda.

 

Focolaio del Niguarda

Focolaio del Niguarda, fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Focolaio del Niguarda, cosa dice il comunicato dell’Ospedale e perché non cambia in nessun modo il “senso” della condivisione della notizia?

 

Certamente la notizia va precisata e “rettificata in relazione all’origine del contagio”, di fatto la fonte stampa ha rintracciato tra gli specializzandi l’origine dello stesso e lo ha fatto coniugando il verbo al presente ed esprimendo in tal senso una certezza. L’ospedale non smentisce i casi tra gli operatori, chiarisce solo che non è certo da dove il focolaio sia partito.

 

Pertanto va detto, anche in rettifica e chiarimento al nostro scritto, che se sul Corriere si legge: “Il contagio è iniziato tra gli specializzandi e si è diffuso tra medici e infermieri”, mentre sul sito del nosocomio si ribatte che mancano evidenze tali per affermare ciò: ” non vi sono evidenze che possano far attribuire a specializzandi l’origine del contagio. Spiace leggere di queste inesattezze. A Niguarda gli specializzandi sono sempre stati considerati una importante risorsa, fondamentali anche nelle fasi più critiche dell’emergenza” .

 

Focolaio del Niguarda

Focolaio del Niguarda: NON conta da dove sia partito il contagio ma l’importanza di tenere alta l’attenzione.
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Ciò detto, il mini focolaio del Niguarda, con i suoi 11 casi, esiste, i positivi sono stati prontamente individuati grazie ai protocolli anti-Covid attivi nei nosocomi.

 

Riportiamo di nuovo quanto pubblicato dallo stesso Ospedale a chiarimento del “caso degli specializzandi” in relazione al focolaio al Niguarda:

Tra la seconda metà di maggio e i primi di giugno, alcuni operatori di quel settore hanno manifestato una sintomatologia simil-covid. L’Ospedale ha, quindi, deciso di approfondire la situazione e attuare le necessarie misure di sicurezza a tutela dei pazienti e degli operatori. Tutti i lavoratori, quindi, di quell’area, 190 persone, sono stati sottoposti ad un nuovo tampone naso-faringeo.

In totale, da metà maggio ad oggi sono risultati positivi 11 operatori. In alcuni casi i soggetti positivi sono coniugi o comunque conviventi.

I pazienti, risultati negativi, in via precauzionale sono stati temporaneamente trasferiti in un settore libero adiacente, al fine di procedere ad una sanificazione anche degli ambienti, senza interrompere l’attività di cura. Nelle aree ambulatoriali e di day hospital oncoematologico, nessun operatore è risultato positivo.

 

Il focolai del Niguarda come quello del San Raffaele di Roma rappresentano situazioni sotto controllo e sono tali grazie all’attenzione con cui la fase 2 è gestita negli Ospedali.

 

Focolaio del Niguarda

Asintomatici e contagiosità.
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Recentemente la rete è inciampata in un altro errore di comunicazione, questa volta a riguardo della contagiosità degli asintomatici.

 

Non vi sono evidenze scientifiche che escludano la contagiosità della categoria asintomatici, da non confondersi con i paucisintomatici.

 

L’asintomatico, in relazione al Covid-19, è un positivo che non accusa alcun sintomo e che si scopre malato solo se “per altre ragioni” viene sottoposto a osservazione medica, sierologico o tampone.

 

E’ tautologico che senza starnuti, febbre, tosse e muco né l’asintotico sospetti della sua salute né la trasmissione possa mai essere tanto rapida quanto lo è in presenza dei suddetti sintomi. In parole avere i sintomi accelera il contagio perché i sintomi stessi sono fautori di quegli elementi (muco, saliva, fluidi corporei) che fanno da vettore naturale delle malattie.

 

Tuttavia il Covid-19 e la sua trasmissibilità restano una patologia giovane, qui parliamo di un virus neonato che è sotto la lente di ingrandimento della scienza da appena 5 mesi, e non si può dire con certezza quando la contagiosità sia massima, minima o nulla. Questo aspetto del male che ci sta attanagliando e preoccupando è tutt’ora oggetto di studio.

 

Ebbene, posto che nel focolaio del Niguarda e in quello del San Raffaele sono stati stanati molti a sintomatici, oggi l’interrogativo sulla viralità di chi non tossisce e non starnutisce assume una importanza sempre maggiore.

 

Molte testate giornalistiche hanno travisato le parole di un membro dell’OMS facendo credere che l’intera Organizzazione avesse smentito la contagiosità degli a sintomatici, questo non è vero! La dottoressa oggetto della bagarre mediatica stava solo facendo il punto sulla possibilità, ancora tutta da valutare in fase di ricerca e campionando la popolazione Covid, che la malattia fosse più lenta e difficile da trasmettere senza sintomi.

 

In fin dei conti, conta poco che il focolaio del Niguarda sia partito dagli specializzandi o da chiunque altri, quello che conta è che mentre in Ospedale esistono pratiche e protocolli di controllo atti a stanare gli asintomatici attraverso un sistema di monitoraggio, questi stessi protocolli non esistono nel mondo “normale”.

Per strada, dal parrucchiere o al supermercato abbiamo a nostra disposizione solo il buon senso.

 

Il buon senso deve farci interpretare queste notizie in chiave critica:

  • il Covid esiste ancora;
  • la carica virale è minore e fortunatamente ciò non implica più la necessità di ricorrere alle terapie intensive che si sono svuotate
  • la contagiosità degli asintomatici non è esclusa.

 

A fronte di ciò è più che opportuno tenete naso e bocca nelle mascherine nei luoghi pubblici e affollati, soprattutto al chiuso. E’ opportuno igienizzare spesso le mani in mancanza d’acqua o lavarle quando possibile e con frequenza. Tenendo conto, infine, che la distanza di sicurezza allontana il pericolo per noi stessi e per i nostri cari, ma allontana anche il pericolo, paventato persino dagli esperti, di una nuova fase 1.

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