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La strage silenziosa dei bimbi morti annegati in Italia

9 bimbi morti annegati in Italia da aprile ad oggi è una strage silenziosa che è però evitabile, bisogna alzare molto la guardia a tutela dei più piccoli.

Federica Federico

di Federica Federico

27 Luglio 2020

Solo due settimane fa l’autorevole stampa italiana del Corriere Della Sera lanciava un allarme reso ancora più forte e inquietante dai numeri di cui si correda: dallo scorso aprile il Corriere contava 7 bimbi morti annegati in Italia, una “strage silenziosa”.

A questi angeli ne vanno aggiunti alti due:

Ansh Sharma, il bimbo di 6 anni, annegato in una piscina comunale di Brescia il 19 luglio scorso e la bimba annegata ieri nella piscina dell’Hotel “Punta Quattro Venti” ad Ercolano, Napoli.

 

bimbi morti annegati in Italia

9 bimbi morti annegati in Italia: fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Quella dei bimbi morti annegati è una strage silenziosa, perchè viene definita così?

 

L’annegamento si consuma in un tempo brevissimo quando l’acqua inibisce le vie aeree, in parole comprensibili a tutti, si può quindi dire che si muore annegati quando l’acqua raggiunge e copre bocca e naso. Questo fisiologicamente impedisce alla vittima di gridare (molto spesso chi sta annegando non riesce a chiedere aiuto, di qui l’appellativo di “morte silenziosa”).

 

Perché naso e bocca restino ostruiti dall’acqua, ovvero perché avvenga la morte, non è indispensabile che il bambino si immerga in un grande e cospicuo bacino d’acqua, basta una irrisoria pozza di anche di soli pochi centimetri.

Basta che il bambino semplicemente scivoli in poca acqua perchè si possa trovare in una condizione di ingestibilità del proprio corpo.

 

Ciò detto, è ovviamente più esposto al pericolo di annegamento il bambino che non ha familiarità con l’acqua, non solo non sa nuotare ma potrebbe anche essere spaventato dall’acqua e, quindi, maggiormente incapace di gestire le proprie reazioni fisiche.

Non è un caso che gli esperti consiglino l’approccio precoce a corsi di nuoto.

 

L’annegamento accidentale del non-nuotatore può avvenire:

  • quando il bambino si spinga dove non c’è piede (questo può accadere a mare o in piscina);
  • quando la corrente marina lo trasporti senza che il piccolo riesca ad opporvi la giusta resistenza (questo può avvenire in mare quando il bambino non è debitamente controllato e con maggiore pericolo in caso di mare mosso);
  • in caso di malore (l’annegamento conseguente a malessere può colpire anche il nuotatore più esperto e in qualunque bacino d’acqua naturale o artificiale).

 

bimbi morti annegati in Italia

Morte per annegamento, come avviene e quali precauzioni usare.
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’suo.

Strage di bimbi morti annegati, 9 da aprile ad oggi:  quali sono i sintomi dell’annegamento e come si previene.

 

L’annegamento ha una sua dinamica riconoscibile, tuttavia i tempi per prevenirlo sono veramente minimi:

la vittima  affonda nell’acqua, generalmente questo sprofondamento, che porta l’acqua a sormontare bocca e naso, avviene col corpo della vittima in posizione verticale; si constata che chi sta per annegare muove le braccia in modo scoordinato dal basso verso l’alto e viceversa, appare come il movimento di un uccello che tenta di volare.

 

Questo movimento è istintivo, frutto dello spavento e non è “salvifico”, nemmeno è di aiuto, al contrario tende a spingere la vittima sott’acqua.

La battaglia contro l’acqua di un bambino che sta annegando ha una durata media di circa 20 secondi, mentre un adulto riesce a resistere per circa un minuto.

 

L’intervento di salvataggio deve avvenire, quindi, entro tempi brevissimi. Quando la vittima scompare sott’acqua il tempo per ritrovarla può essere assai superiore al termine utile per salvarla. Ed è su questo dato che riflettono gli addetti ai lavori: i bambini e i ragazzi, come i non nuotatori vanno osservati costantemente e chi segue i bambini oltre al contatto visivo deve trovarsi in una prossimità tale col bambino da rendere possibile un immediato intervento.

 

 

Bimbi morti annegati, tra loro Massimiliano cinque anni diventato un angelo in un agriturismo del Ferrarese:

 

Massimiliano era sereno, aveva preso un gelato al bar poco prima di essere inghiottito da una piscina profonda solo un metro e trenta centimetri. “Il suo corpicino è stato notato, immobile, nell’acqua da alcuni clienti dell’agriturismo che stavano facendo il bagno, ma nessuno ha notato che cosa sia accaduto nei minuti precedenti la morte”, ricostruisce la stampa a testimonianza del fatto che morti come questa possono passare “inosservate”, ovvero essere così silenti da avvenire senza che nessuno se ne renda conto.

 

Bimbi morti annegati, Nicola ha salvato due vite grazie al buon cuore dei suoi genitori:

 

Nicola avrà eternamente 21 mesi, è diventato un angelo scivolando in una piscinetta gonfiabile con pochissimi centimetri d’acqua, è accaduto a Bra nel Cuneese. L’intervento dei soccorritori ha ridato linfa al suo cuoricino, ma i danni cerebrali erano già stati determinanti e irreparabili.

 

I genitori hanno deciso di donare gli organi non compromessi permettendo la rinascita di due vite.

 

 

Bimbi morti annegati, anche Antony 4 anni, è diventato un angelo lo scorso 23 maggio a Giugliano.

 

Antony era a casa con la sorella maggiorenne, ne ha eluso il controllo e si è mosso nel mondo ispezionando il giardino, è caduto in piscina. Hanno tentato di salvarlo all’ospedale di Pozzuoli, ma è stato inutile.

 

bimbi morti annegati in Italia

Bimbi morti annegati in Italia in mare e in piscina. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Bimbi morti annegati in maree e in piscina, le accortezze che ogni genitore dovrebbe mettere in pratica.

 

Il mare ha dei rischi diversi da quelli che si possono correre in piscina, come correnti marine e risacche, inoltre le spiagge con molta pendenza dei fondali sono più pericolose di quelle con una pendenza graduale e il mare agitato rappresenta di per sé un pericolo, soprattutto a accusa delle correnti di ritorno che possono osteggiare il rientro e la risalita a riva.

 

Diversamente rispetto ai fiumi sono le rapide a rappresentare un pericolo; mentre nei laghi anche le aree di acque improvvisamente fredde possono mettere in difficoltà i nuotatori.

Questo equivale a dire che le aree in cui si prende il bagno vanno conosciute e indagate, immergersi e addentrarsi in acque sconosciute, sottovalutandone così i pericoli, può essere molto rischioso.

 

In piscina i bocchettoni possono rappresentare un’insidia non nota ai più che peraltro si previene con un accorgimento che non va trascurato, ovvero legare i capelli e chiuderli sempre, anche quando sono corti, sotto la cuffietta.

 

Molto spesso a spingere il piccolo verso la morte è la sete di scoperta, immaginate i piedini incerti di un bimbo sull’orlo di una piscina, la voglia di esplorare che lo spinge in avanti e poi, appena pochi attimi dopo, il terrore e l’angoscia, il dolore di non farcela e l’incapacità di sfuggire all’acqua che lo sopraffà e vince.

 

I numeri delle morti per annegamento sono decisamente inquietanti, si stima che negli Stati Uniti sia questa la seconda causa di decesso involontario dei bimbi tra 1 e 14 anni, in tutto il mondo sono più a rischio i bambini sotto i 4 anni d’età.

 

bimbi morti annegati in Italia

Strage silenziosa di bimbi morti annegati in Italia. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Sono a rischio annegamento tutti i bambini incustoditi, non guardati a vista e lasciati andare oltre uno spazio di sorveglianza sicuro (che fattivamente è quello entro cui l’adulto può fisicamente raggiungere il bambino immediatamente ).

 

Le piscine vanno recintate: “Bisogna utilizzare quelle a quattro lati o con isolamento e cancello autochiudente e autobloccante, come indica l’Oms nelle sue linee guida — lo dicono gli esperti al Corriere della Serae quando non si usano più le piscine si devono coprire con appositi teli”.

 

Laddove vi sono piscine o specchi d’acqua la sicurezza si misura nella efficacia delle recinzioni, recintare i giardini delle abitazioni per evitare l’accesso incontrollato dei bambini all’acqua è indispensabile.

Le piscinette, invece, vanno sempre svuotare in modo da togliere l’acqua dalla disponibilità dei bimbi. E questo stesso accorgimento va applicato per  vasche da bagno, secchi, tinozze o simili.

 

Ricordate, care mamme, che l’osservazione e la prossimità, ovvero il contatto visivo e il controllo in uno spazio limitato e tale da consentire l’intervento immediato, sono le migliori e più efficaci precauzioni anti-annegamento.

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