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La riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare

La riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare. Non sono ragionevoli frasi del tipo: "Tutti sulle spiagge e poi avete paura della scuola".

Federica Federico

di Federica Federico

17 Agosto 2020

Che differenza c’è tra l’andare al mare su spiagge affollate e il rientro tra i banchi di scuola a settembre? Sono moltissime le mamme che alle preoccupazioni dilaganti sul rientro a scuola oppongono esattamente questa domanda. Eppure sembra ovvio che la riapertura delle scuole a settembre è una condizione assai diversa dai bagni al mare e dalle passeggiate al parco. Ragioniamoci su, non senza esimerci dal riflettere sul concetto di responsabilità volontaria.

 

la riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare

La riapertura delle scuole a settembre deve fare i conti col crescente numero di infetti, la salute è una responsabilità dello Stato nel momento in cui il bambino o il ragazzo viene accolto nell’istituzione scolastica, tanto più nella scuola cosiddetta dell’obbligo.

 

L’Italia sembra divisa tra i prudenti e quelli che si stanno riprendendo la loro vita in pienezza, insomma c’è chi ha ancora paura e chi ha dimenticato oppure è pronto ad assumere su di sé e sui propri cari ogni rischio, anche negando una collettiva responsabilità volontaria che, invece, dovrebbe caratterizzare il comportamento di ognuno (in favore di tutti).

 

E’ in quest’ottica che si dividono i vacanzieri a chilometro zero e i temerari degli aeroporti e delle mete estere, gli “isolati familiari” e gli “amici riuniti” sulle spiagge di ogni dove. Intanto, poco dopo le aperture concesse, già crescono le misure di sicurezza, e arrivano persino i tamponi prudenziali al rientro da più località lontane ma gettonate.

 

la riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare

Riapertura delle scuole a settembre e vacanzieri al mare e in piscina con bambini liberi ovunque e ragazzi assembrati, ragioniamo con ordine:

 

così come la mascherina è uno strumento cautelare, che reciprocamente mette al sicuro tutti se e in quanto indossata con sistematicità, anche la permanenza in aree sicure e il rispetto delle norme igienico-sanitarie sono presidi collettivi di sicurezza il cui valore è tale se è diffuso.

 

La battaglia al Covid è, in tal senso, una battaglia sociale, lo sottolinea anche Ilaria Capua nel suo libro: Il dopo. Il virus che ci ha costretto a cambiare la mappa mentale. (Edito da Mondadori).

 

Solo il rispetto corale delle norme e delle cautele ci può salvare.

 

La scuola è un diritto, come lo è la salute. Il primo diritto costituzionale è però sempre la tutela della vita, non può esserci stato sociale senza un sistema sanitario in grado di garantire assistenza alla salute di tutti. Il Covid ha messo in pericolo esattamente questo. Ricordatelo!

 

Oggi non ci sono tutti i bambini scolarizzati e tutte le famiglie sulle spiagge, in molti siamo ancora prudenti e non abbiamo affatto ripreso le frequentazioni sociali, manteniamo le distanze e usiamo le mascherine.

La scuola in quanto obbligo porterà in aula i figli di tutti, quelli dei prudenti e dei cauti come di quelli di chi si sta riprendendo la vita a pinne mani, senza mascherina e brindano in tavolate affollate.

 

Questo vuol dire che la riapertura delle scuole a settembre costringerà ogni famiglia prudente a sperare che le famiglie dei compagni di classe dei propri figli lo siano state a loro volta, senza contare che potrebbero provenire da un viaggio o aver avuto contatti con soggetti eventualmente a rischio o inconsapevolmente positivi.

 

la riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare

 

In pratica lo Stato mi obbligherà a fare ciò che io non faccio sulla spiaggia oggi:

se io ora posso autonomamente scegliere come comportarmi, domani, invece, dovrò accettare le decisomi del Ministero, perché la scuola è obbligatoria.

Pertanto, mentre  prudenzialmente adesso sto distante dalle persone anche in spiaggia e all’aperto e altrettanto fanno i miei figli, domani dovrò accettare che mio figlio condivida spazi angusti al chiuso con molti altri bambini. 25 e 26 sono gli allievi presenti nelle rispettive classi dei miei figli.

Tutti siamo consapevoli del fatto che le mascherine se male adoperate o tolte di continuo non servono a nulla e tutti sappiamo che mantenere le distanze a scuola sarà difficilissimo, se non utopistico a certe età e in certe condizioni. 

 

Se il Ministero si assume la scelta del suono della prima campanella, la riapertura delle scuole a settembre dovrebbe essere garantita da tutti i presidi di salute validi a non mischiare le mie personali decisioni odierne con quelle degli altri.

 

Diciamolo fuori dai denti: la prudenza di chi non si è rilanciato nella vita come se nulla fosse stato andrebbe tutelata. Così non è se il Cts (Comitato Tecnico Scientifico) stabilisce che la distanza di un metro è derogabile in assenza di spazi, con l’obbligo di correggere la deroga al più presto.

 

QUI le ultime disposizioni relative agli spazi scolastici.

 

In termini pratici si rischia un rientro a scuola in classi pollaio e alla vecchia maniera, semplicemente con le mascherine sul volto.

 

La riapertura delle scuole a settembre, però, non può essere garantita solo dalle mascherine essendo assai probabile che i ragazzi non sapranno gestirle poiché non sono stati abituati a questo: basta guardarsi in giro per vedere i ragazzi e i ragazzini fare un uso del tutto improprio o non usare affatto detto presidio.

 

I banchi monoposto non sono arrivati; in assenza di spazi idonei si deroga al metro di distanza; le mascherine sono insopportabili, i ragazzi non sono stati istruiti a usarle, tenerle per molto tempo è complesso e senza un uso corretto e collettivo non servono a nulla.

 

Ecco spiegato che le spiagge non sono come la scuola, non lo sono perché a casa mia decido io, come madre e genitore, cosa mio figlio può e non può fare. 

 

la riapertura delle scuole a settembre non è come andare al mare

 

I miei ragazzi non giocano con altri coetanei se non in rari casi di totale sicurezza; restiamo, per quanto possibile, in bolle sociali in cui conosciamo le persone e siamo certi che eventuali implicazioni ci verrebbero comunicate; evitiamo gli assembramenti e i luoghi affollati; al chiuso usiamo sempre la mascherina.

 

A scuola la sicurezza di tutti dovrebbe garantirla lo Stato: mi chiedo come farà in mancanza di un presidio medico in loco, di triage, senza dotazione di termoscanner e controllo della temperatura in ingresso, e ora persino senza distanziamento sociale laddove dovesse scattare la deroga del Cts.

 

L’ausilio delle mascherine sarà difficilmente gestibile dal corpo docente, certamente ci saranno allievi che metteranno e toglieranno la mascherina, si dimostreranno intolleranti o resteranno col naso da fuori … con quale risultato se non quello di annullare la valenza del presidio per tutti? E allora che si smetta di dire che stare sulle spiagge è come andare a scuola, non è così!

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