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Homeschooling e Coronavirus: non fatene una scelta improvvisata

Homeschooling e Coronavirus: si parla molto di educazione domestica o parentale, oggi occorre fare attenzione a importanza e valore etico di questa scelta. E' una pratica che va pianificata e che non si può improvvisare.

Federica Federico

di Federica Federico

21 Settembre 2020

Homeschooling e Coronavirus – Vitadamamma torna  a parlare di educazione parentale perché l’emergenza Covid-19 sta attirando l’attenzione dei genitori sul tema: l’istruzione domestica da scelta prevalentemente etico-educativa diventa oggi, in tempo di Covid, una “valida” alternativa al ritorno a scuola.

 

Prima del Covid-19 questo sistema di educazione e inculturazione si dimostrava veramente poco praticato nel nostro paese, i numeri non mentono:

nell’anno scolastico 2014/2015 hanno praticato l’istruzione domestica meno di mille studenti della scuola primaria e secondaria;

nell’anno scolastico 2016/2017 l’Homeschooling ha interessato circa 1300 ragazzi e le loro famiglie.

All’estero, sin da molto prima del Covid, l’educazione parentale riceve un più largo consenso etico-sociale, anche qui i numeri parlano chiaro:

– in America i ragazzi istruiti a casa sono 2 milioni,

– in Canada 60 mila,

– in Inghilterra 70mila,

– in Francia 3mila,

– in Spagna 2mila.

Homeschooling e Coronavirus

Homeschooling e Coronavirus: una scelta etico-ideale non la risposta ansiogena delle mamme al Covid-19. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

L’istruzione domestica non si può tradurre in un “tenere i ragazzi a casa al sicuro dal Coronavirus”, è con questo spirito che Vitadamamma affronta l’argomento in questo scritto.

 

Il rapporto odierno tra Homeschooling e Coronavirus ci costringe a una riflessione critica: l’educazione parentale non può diventare la risposta ansiogena delle mamme al Covid-19. Laddove lo Stato stesso non dovrebbe lasciare aperta la scappatoia a tutti, nemmeno a costo del beneficio di sfoltire le classi o “sedare” le ansie delle mamme più preoccupate.

 

Da quali bisogni nasce l’istruzione parentale?

 

Mi è capitato di imbattermi in un articolo sul tema Homeschooling e Coronavirus e l’incipit paragonava la scuola familiare all’educazione nobiliare condotta con l‘ingaggio di un precettore. Basta affacciarsi all’esperienza di chi fa home education seriamente e per scelta per comprendere a pieno che un simile paragone non regge.

Il precettore interveniva nella costruzione culturale quando la cultura era ancora un affare di pochi, accessibile alle elite; oggi la scuola è di tutti, lo stabilisce la Costituzione.

Il sistema dell’educazione privata non si è piegato alla scuola pubblica, piuttosto ha ceduto il passo ad essa perché dai tempi di Don Bosco e Don Milani, dalla Montessori a Bruner la scuola è stata riconosciuta come il luogo della formazione delle persone, intese non solo come scrigni vuoti di sapere ma come anime sociali da riempire di valori condivisi e propri della rete dell’appartenenza. 

 

La scuola è il primo ponte per l’integrazione nel contesto relazionale-ideale che è la società, attraverso la scuola il bambino attraversa quell’importante ponticello che dalla realtà famiglia lo porterà a integrarsi positivamente nella realtà sociale.

 

Il bambino senza socializzazione è un uno in un tutto, il bambino socializzato è l’uno di un tutto.

 

Homeschooling e Coronavirus

Homeschooling e Coronavirus: scelta ideale fondata suscelte etiche e competenze che non si possono improvvisare. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

Chi sceglie l’educazione parentale, se non lo fa per ragioni di salute o perché vive in un luogo isolato ed estremamente lontano dalla scuola (circostanze peraltro rarissime), persegue un’idea di apprendimento fondata su dei capisaldi (eticamente estremamente puliti, condivisibili e formativi). Difficile credere che si possa fare Homeschooling senza avere studiato, approfondito e realizzato come propri detti capisaldi.

 

Ma quali sono questi fondamentali punti di partenza e presupposti etico-ideali?

Intanto chi fa educazione parentale cerca un istruzione non competitiva in cui il bambino sia parte di un percorso personale e non massificato; inoltre sfugge all’ansia da prestazione e alla pressione del voto che possono compromettere un approccio libero all’educazione formativa; infine preferisce che l’istruzione sia parte di un cammino quotidiano e che si collochi spontaneamente nella vita dei bambini e dei ragazzi senza costringerli alla rigidità della frequentazione scolastica.

 

Queste poche battute bastano a capire che l’Homeschooling è una filosofia di vita. Per di più la famiglia non ha nessuna abilitazione al rilascio di tutoli di studio, pertanto sotto il monitoraggio delle istituzioni (scuola di riferimenti e sindaco del comune di appartenenza) la famiglia stessa deve impegnarsi nel seguire e portare a termine un programma, mentre lo studente dovrà sempre sostenere un esame abilitativo per il passaggio alla classe seguente. L’abilitazione attesta la constatazione di acquisite competenze.

 

L’Homeschooling si ottiene presentando al dirigente scolastico di riferimento apposita dichiarazione da rinnovare anno per anno; la famiglia deve dimostrare il possesso della capacità tecniche o economiche per provvedere all’intero programma di istruzione parentale.

 

La capacità tecnica conta qualora i familiari vogliano personalmente impartire l’educazione ai figli, diversamente è possibile fare capo a figure di riferimento esterne ed ovviamente è necessario dimostrare di poterle sostenere economicamente.

 

Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza della domanda e delle dichiarazioni in essa contenute.

Homeschooling e Coronavirus

Homeschooling: percorso di crescita fatto di affettività, spontaneo coinvolgimento dei saperi nella vita quotidiana e esperieza. Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

 

La psicoterapeuta Elisa Pasquali ha rilasciato un’intervista a Fanpage sul tema dell’educazione parentale, le sue parole mettono in relazione Homeschooling e Coronavirus non mancando di fare chiarezza sulle possibili motivazioni ansiogene dei genitori:

Penso non si debba demonizzare a priori questo metodo formativo. Anche se in Italia non è molto conosciuto, in realtà è utilizzato già da parecchi anni soprattutto dalle famiglie più benestanti, che per i propri figli decidono di attivare una formazione ad hoc, più esperienziale. Il fatto che adesso se ne stia parlando così tanto probabilmente è anche una risposta ansiosa da parte dei genitori alla pandemia, che istintivamente vorrebbero proteggerli dalle relazioni sociali” (Fonte dichiarazione Fanpage.it).

 

Secondo la psicoterapeuta l’educazione domestica porta con sé molti benefici ma non si può nascondere un limite “socializzante”, anche rispetto all’educazione parentale eventualmente organizzata da più famiglie per piccoli gruppi di bambini.

 

Quel che è certo è che toglie tutta la componente sociale e relazionale che invece è fondamentale per lo sviluppo dei ragazzi. Se l’homeschooling vuole essere una risposta a una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo per il Covid, rischia al contrario di diventare una modalità pericolosa soprattutto per i bambini molto piccoli, per i quali le relazioni con i pari, il confronto con le insegnanti, sono una vera e propria palestra.

Quello che un bambino impara nella relazioni con gli altri un in ambiente scolastico e non familiare non lo può imparare a casa con i propri genitori. Non si impara per esempio a gestire le dinamiche più conflittuali che possono nascere in un gruppo più variegato come quello della classe. Quindi, al di là del mero aspetto dello studio (ciò che si impara a casa può anche sostituire quello che i bambini imparerebbero in classe sui libri) c’è un livello, più profondo, che non può essere ignorato”(Fonte dichiarazione Fanpage.it).

Homeschooling e Coronavirus

Homeschooling e Coronavirus: quando è la scelta giusta per la salute del bambino.
Fonte immagine 123RF.com con licenza d’uso.

Homeschooling e Coronavirus vanno in perfetto accordo per i casi speciali di bambini che non possono ritornare a scuola per gravi ragioni di rischio, ad esempio i bimbi immunodepressi, per i quali può essere preferibile in questo delicato momento pandemico evitare ogni pericolo di esposizione al virus.

 

Laddove, per completezza di informazione va detto anche che lo Stato offre la DaD per comprovate ragioni di salute.

Quella destinata ai ragazzi meno fortunati non è una DaD non inclusiva del ragazzo “diversamente speciale” nel gruppo classe, vi basti pensare che la telecamera inquadra cattedra e lavagna, non in resto della classe, eliminando così ogni interazione col gruppo. Ovviamente questa separazione avviene per ragioni di privacy dei minori, ma con l’esterna conseguenza di lasciare un ragazzino solo a casa propria inserendolo in una “classe virtuale” mancante completamente dell’elemento della condivisione umana.

 

Homeschooling come si fa.

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