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Scomparsa di Denise Pipitone: l’auto del rapimento e quello che NON torna

Federica Federico

di Federica Federico

12 Aprile 2021

La pista russa, sulle tracce del rapimento di Olesya Rostova, ha compiuto un nuovo prodigio: ha risvegliato nell’opinione pubblica l’attenzione e il pathos verso il caso della scomparsa di Denise Pipitone.

 

Mamma Piera è una madre coraggio. In questi lunghissimi 17 anni ha saputo resistere al dolore, alle tante disillusioni, alle false segnalazioni e ai possibili depistaggi con civiltà, oltre che con fierezza e fermezza. Sono anni che si dice convinta che la verità risiede nella memoria di qualcuno che pure non parla, non ancora.

 

Scomparsa di Denise Pipitone

Scomparsa di Denise Pipitone ©FIRRERI/LAPRESSE

 

Scomparsa di Denise Pipitone: cosa non torna ancora oggi, dopo 17 anni

 

Il 7 aprile, ancor prima che andasse in onda la puntato decisiva della trasmissione russa “laпусть говорят” (che in italiano si traduce come “Lasciali parlare“), su Rai 2 il programma “Ore 14” ha dedicato un interessante approfondimento alla vicenda giudiziarie della scomparsa di Denise Pipitone.

 

E’ stata spite di Milo Infante il magistrato Angione, la Dottoressa che, insieme a due giovani colleghi, subentrò nella conduzione delle indagini tra il 2004 e il 2005.

Gli inquirenti pensavano di aver individuato l’auto coinvolta nella scomparsa di Denise, presumibilmente quella su cui la bambina venne trasportata per allontanarla dal luogo del rapimento.

 

Seguendo i ricordi della Dottoressa, tutti sostenuti dalla documentazione processuale,  nel giorno del rapimento (1° settembre 2004) una vettura, lanciata ad alta velocità nelle strade di Mazara del Vallo (Sicilia), urtò un palo lasciandovi impresse tracce di vernice, per poi sparire velocemente nel nulla dopo l’impatto.

 

Quella vettura potrebbe essere implicata nella scomparsa di Denise Pipitone e le indagini sulla vernice hanno fatto parte degli accertamenti tecnico scientifici del caso.

Stupisce, però, che non si sia mai giunti nemmeno alla determinazione del modello dell’auto in questione. Decine di macchine furono controllate nell’imminenza del rapimento, anche l’ausilio di cani molecolari non valse, però, a trovare tracce utili. Ma dov’è quella macchina e soprattutto quali sono la sua marca e il suo modello?

 

Va detto che già nel 2004 avere campioni di vernice, in teoria, avrebbe dovuto permettere alle autorità di risalire ai dati merceologici relativi al tipo, modello e marca di vettura. Ma così non è stato.

 

Il caso della scomparsa di Denise e le parole del Magistrato:

 

Se quella bambina è viva da qualche parte e noi non la cerchiamo più, stiamo fallendo nel nostro destino di uomini”, queste le parola con cui la Dottoressa Angioni ha chiuso il suo intervento televisivo.

 

Il Magistrato ha ricordato, altresì, che nell’imminenza del rapimento il Procuratore pubblicamente sottolineò che si riteneva di cercare la bimba viva, ovvero si presumeva che fosse stata rapita ma non uccisa.

 

Questo convincimento della magistratura ha trovato conferma nell’avvistamento a Milano di una bimba condotta per le vie della città da una donna rom, il video di quella piccolina appellata Danase rappresenta oggi la traccia di un continuum in vita della figlia di Piera Maggio. L’avvistamento e il video si devono a una guardia giurata allora in servizio presso una banca.

 

Non solo mamma Piera è certa che il video della bimba nelle mani della rom immortali Denise, ma anche la polizia scientifica, che ha perfezionato la risoluzione del girato, giunse presto alla conclusione di una corrispondenza attendibilissima. Questo video, dunque, dimostrerebbe che Denise non è stata uccisa dopo essere rapita. E diventa illogico presumere che un atto così violento possa essere stato perpetrato a una maggiore distanza dal rapimento: in poche parole, sembra apparire chiaro che Denise Pipitone non è stata rapita per essere ammazzata.

 

Si continua a cercare Denise viva anche perché i luoghi del suo rapimento non sono aree geografiche compatibili con la tratta dei bambini a fini sessuali o per il traffico degli organi, la pista dell’odio e della vendetta è quella che emerge con la massima coerenza.

 

Che non si dimentichi che Piera Maggio dovette fari i conti, soprattutto pubblicamente, con la verità sulla paternità di sua figlia: nata in costanza di matrimonio con il Pipitone, Denise porta il cognome del primo marito di Piera, ma è figlia di Pero Pulizzi.

 

Mamma Piera indicò subito nei rancori familiari la possibile chiave di volta della scomparsa di Denise Pipitone.

 

Questa realtà familiare metteva in secondo piano ogni altra pista, compres quella di un possibile rapimento ordito da qualche extracomunitario che complice la confusione dell’area mercatale, poco distante dal luogo del rapimento, avrebbe potuto occultare Denise tra la folla e portarla via.

150 le bancarelle che in quel 1° settembre, giornata di mercato, si distendevano lungo una via vicinissima al garage antistante casa Maggio. Tutti gli ambulanti furono sentiti a sommaria informazione, nulla portava nella direzione dell’estraneo rapitore.

 

Nella storia processuale della scomparsa di Denise Pipitone, resta dolorosamente incredibile l’errata perquisizione avvenuta in una “casa sbagliata” poche ore dopo il rapimento. Chiariamo questo punto nodale:

 

Piera Maggio indicò subito la pista familiare, sulla base della sua segnalazione una pattuglia di Carabinieri fu univate presso l’abitazione della ex moglie di Piero Pulizzi.

La donna, però, fece accomodare le forze dell’ordine in un appartamento a pian terreno dello stesso civico e nello stesso palazzo. In questo modo lì, ovvero nella casa di una vicina, avvenne una perquisizione assolutamente “sbagliata”.

Vennero perquisiti gli ambienti di una casa diversa da quella a cui i Carabinieri erano stati indirizzati e nessuno degli uomini in divisa si accorse di essere stato accolto nell’abitazione di una donna completamente estranea ai fatti per i quali si indagava e da poco accaduti.

L’errore irreparabile, più che grossolano e inspiegabile, emerse in sede processuale grazie all’avvocato Giacomo Frazzitta.

 

Perché l’ex moglie di Pulizzi ha fatto accomodare i Carabinieri in una casa diversa dalla sua? Come è possibile che questi non si siano resi conto di essere entrati un appartamento diverso da quello di destinazione? Perchè l’effettiva padrona di casa non intervenne? Queste domande sono nodali e restano senza una risposta.

 

Lo stesso Magistrato, Dottoressa Angioni, sottolinea che l’indagine risultò ad un certo punto troppo popolata. Dalla trasmissione Rai (video in calce all’articolo) è emerso che a 48 ore dalle intercettazioni è presumibile che gli intercettati sapessero di essere monitorati, cosa improbabile a rigor di logica ed esperienza nel lontano 2004.

La dottoressa interruppe le intercettazioni per riprenderle dopo del tempo e con diverso personale e a tutela della più finalistica riuscita delle stesse. Lo ammette in video lo stesso Magistrato.

Questo è estremamente grave, tanto quanto l’errata perquisizione, tanto quanto la “macchina fantasma”.

 

Il tempo della verità non è mai vano, malgrado siano passati 17 anni qualcuno dovrebbe decidersi a dare pace alla propria coscienza e a parlare. Oggi più che mai Piera e Piero hanno dimostrato di continuare nella loro ricerca con una ineguagliabile dignità che va sostenuta e supportata.

Aiutiamo Piera Maggio: continuiamo a chiedere verità e giustizia, continuiamo a cercare Denise viva.



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