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Donata Columbro mamma lavoratrice: “Come fai a fare tutto?”

"Ma come fai a fare tutto?” questa la domanda posta a Donata Columbro, giornalista, scrittrice e attivista, nonché mamma lavoratrice di due bambini ben consapevole dei propri limiti

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

12 Ottobre 2021

Viso struccato e occhiaie ben visibili, capelli non propriamente “freschi” di parrucchiere, bebè attaccato al seno e tablet, che in questo caso funge da strumento di lavoro, poggiato al bracciolo della sedia: è la foto che Donata Columbro ha inviato ad un’amica in risposta ad una domanda che sovente viene posta alle donne che, seppur in apparenza, sembrano avere una vita da mamma lavoratrice sempre perfetta.

 

“Ma come fai a fare tutto?”

 

 

Ecco, la giornalista ha seguito l’istinto ed ha risposto di getto con l’invio del sopra citato scatto, salvo poi rifletterci su, aggiungere un “però” (anzi due) e riproporre la medesima domanda sul suo profilo instagram, rivolgendola stavolta anche ai papà.

 

Donata Columbro mamma lavoratrice: “Come fai a fare tutto?”

Mamma lavoratrice allatta il suo bambino: ma come fa a fare tutto?
Foto diritto d’autore: stockbroker© 123RF.com – ID Immagine: 3506695 con licenza d’uso.

Donata Columbro mamma lavoratrice: “Come fai a fare tutto?”

 

Wonder woman, Supergirl, multitasking, sono tutti appellativi con i quali la società odierna vuol rappresentare il mondo delle mamme, vere e proprie eroine che, come abili giocolieri, si destreggiano tra poppate notturne, gestione della casa, lavoro ed impegni familiari.
Come moderne influencer, queste giovani mamme raccontano la loro vita da mamma attraverso gli scatti pubblicati sui social network, fotografie che mostrano case sempre in ordine, figli puliti, ben vestiti ma soprattutto tranquillissimi, mamme lavoratrici o casalinghe che indossano abiti da top model e con un make-up privo di ogni minima sbavatura.

 

Ma, perché c’è sempre un ma, queste sono e resteranno sempre delle foto, attimi impressi su pellicola o in digitale che a volte possono rivelarsi fittizi, lontani dalla reale quotidianità.
Osservandole si è portati a chiedersi, e a chiedere loro, “Ma come fanno a fare tutto?”.

 

Eppure la vera domanda è un’altra, quella posta da Donata Columbro che, nel dare la sua personale risposta al precedente quesito, a sua volta chiede:

 

“E poi, che vuol dire “fare tutto”?”

 

“Me lo ha chiesto un’amica a cui avevo raccontato che finalmente stavo correggendo le bozze finali del libro e ho mandato proprio questa foto come risposta”.

Lo scatto a cui fa riferimento Donata Columbro, giornalista, scrittrice e attivista, nonché mamma lavoratrice di due bambini, è proprio quello raccontato in apertura di articolo, la sua risposta alla sempre più insistente domanda che racchiude il concetto di wonder woman outside, ossia la perfettissima vita da mamma (di facciata) impressa nelle immagini social.

“La mia è stata una risposta performativa, che suonava bene a me, a come voglio immaginarmi alle prese con bambini e lavoro e alla mia amica forse avrà fatto pensare “wow”. È quello che succede quando formiamo la nostra opinione su come gli altri vivono e gestiscono la propria vita in base a un post o una storia su Instagram. Però, però. Questa foto non dice tante cose”.

E qui il racconto si fa serio, preciso, meticoloso ma soprattutto veritiero. Donata, una mamma lavoratrice che ha ben compreso quali fossero i propri limiti, rinunciando al pensiero, a volte insano e finanche nocivo, di poter fare tutto da sola e contemporaneamente, rivela i suoi retroscena, il “dietro le quinte” di una normalissima vita familiare fatta di organizzazione, condivisione ma soprattutto divisione dei compiti e delegazione.
Donata Columbro rivela che dietro a quello scatto ci sono:

 

  • i nonni che badano al figlio numero uno, come anche gli zii, un aiuto costante e molto apprezzato;
  • una tata sulla quale lei e il marito fanno affidamento mentre sono impegnati al lavoro in orari a volte particolari;
  • il nido e la materna che, combinati con la tata, consentono ai due genitori di lavorare a tempo pieno.

 

 

 

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“Non si vede nemmeno che il libro l’ho scritto prima di partorire, sacrificando sabati e domeniche pomeriggio in cui il ragazzino 1 stava con il papà e chiedeva quando sarei tornata dall’ufficio”.

E poi arriva la domanda più importante:

“E poi, che vuol dire “fare tutto”? Anche con gli aiuti, resta uno standard impossibile ma forse nemmeno desiderabile.”

È davvero possibile per un’unica persona, mamma lavoratrice o casalinga che sia, fare tutto, di spingersi oltre i propri limiti e, nel contempo, continuare a preservare la propria sanità mentale, il sorriso e la spensieratezza?

 

 

Certo, non tutte possono permettersi di avere degli aiuti come quelli di mamma Donata, e in tante hanno dovuto sacrificare qualcosa, in molti casi il lavoro, per poter accudire e crescere i propri figli. Tuttavia la società impone alla mamma lavoratrice e a quella casalinga degli standard talmente alti da farle sentire inadeguate, imperfette, sbagliate.
Vi svelo un segreto (da mamma casalinga prima a mamma lavoratrice poi): la perfezione non esiste, come non esistono le impeccabili Wonder woman (al più potrebbero esserlo solo inside).

 

Ma è anche vero che, nel momento di maggior bisogno, le persone, riescono a tirar fuori energie extra che mai avrebbero pensato di avere.

“Quando è nato il primogenito mi ero presa tantissimi impegni perché volevo continuare a sentirmi la Donata di prima, ma anche perché a livello economico non avevo scelta (non la si ha sempre). Oggi mi dico, e le ho detto, “se puoi, sii gentile con te stessa”. Ecco, sarà il mantra-guida”.

Per una mamma lavoratrice, come anche per una mamma casalinga, essere gentili con sè stesse può diventare davvero un’impresa ardua, tuttavia bisogna imparare ad affidarsi ed affidare i figli anche ai papà (e successivamente ai nonni o agli zii se ne si ha la possibilità), perché la mamma non deve avere ne pretendere l’esclusiva sulla gestione e l’educazione dei bambini.
In una famiglia dovrebbe prevalere il “lavoro di squadra”, mamma e papà che cooperano per il bene di tutti, compreso se stessi.

“E poi, questa domanda, come fai a fare tutto, facciamola anche ai papà, che son curiosa di scoprire cosa viene fuori”.

 

 

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