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Stare insieme per i figli: sì oppure no

Stare insieme per i figli può essere un danno maggiore della separazione stessa: il bimbo collante di coppia assume un carico emotivo che non può sostenere.

di Federica Federico

08 Febbraio 2022

Meglio separarsi o stare insieme per i figli?

I figli sono (o dovrebbero essere) il frutto dell’amore tra mamma e papà, di fatto, però, la nascita di un figlio è un evento destabilizzante per la donna, per la coppia e anche per gli eventuali fratelli maggiori. Il bambino che viene alla luce è un catalizzatore di attenzioni, ha bisogni delicatissimi e equilibri in costruzione, la sua relazione con il mondo pretende il ponte di una madre fisicamente ed emotivamente concentrata e disponibile. La casa diventa il luogo della fioritura di una nuova vita e l’ambiente necessità di serenità. Malgrado ciò, intorno ai genitori e al neonato tutto procede secondo ritmi ordinari pretendendo un veloce adattamento della neo-famiglia.

 

Ad ogni figlio la famiglia torna ad essere nuova (neo-famiglia) perché viene chiamata a (ri)equilibrare se stessa in un nuovo assetto comprensivo del bebè. E la famiglia muta con costanza in base a ciò che la vita le riserva in termini di esperienza e accadimenti.

 

Stare insieme per i figli, giusto o sbagliato

Stare insieme per i figli, giusto o sbagliato.
Diritto d’autore:
jackf ©123RF.com con licenza d’uso.

 

Stare insieme per i figli, cosa succede quando il figlio diventa il collante della coppia

Sebbene durante la sua crescita il bambino diventerà pian piano sempre più autonomo – seguirà, infatti, un percorso di distacco dalla mamma e dal papà e si collocherà in una maglia di relazioni sociali personali – il figlio resterà sempre quell’anello della catena di cui mamma e papà si sentono responsabili. L’equilibrio di ogni parte della catena familiare risente delle relazioni reciproche, in modo particolare la relazione di coppia influenza l’umore familiare: una mamma e un papà complici e sereni sono la base di una famiglia felice.

 

La famiglia va vista come un percorso che va dal concepimento del figlio alla misurata relazione tra genitori e genitori e figli. Così intesa, la famiglia non finisce di esistere nemmeno se mamma e papà si separano e non è mai statica. Una coppia infelice disperde le sue energie nel dolore che l’attanaglia, i figli, invece, hanno bisogno di genitori sereni. Vivere in un ambiente amorevole aiuta i bambini a costruire un’immagine dei sé e delle relazioni familiari sicura e affidabile.

 

Stare insieme per i figli può provocare ferite che sanguineranno a nel lungo termine

Stare insieme solo per i figli è sbagliato, perché tradisce la verità delle relazioni che da sola giustifica e anima il percorso familiare: ogni rapporto reciproco e collettivo all’interno della casa (qui intesa come casa di sentimenti e affetti) si misura sulla verità e sulla partecipazione dei membri ad essa.

 

Nel passato del nostro paese la separazione era considerata come una frattura insanabile, molte donne si sono fatte carico del dolore di separazioni occulte, tradimenti, violenze psicologiche e profonde ferite alla lealtà di un amore perduto. A tutt’oggi c’è chi cerca di salvare l’unione matrimoniale ad ogni costo mentendo persino a se stesso sulla verità dei propri sentimenti, sul perdono e sul bisogno di amore che nessuno smette mai di nutrire: di tutto si può fare a meno eccetto che dell’amore. Chi nel passato negava ai figli la verità sulle porte sbattute, sulle lacrime in bagno e sugli sguardi bassi e tristi tra mamma e papà non faceva meno male ai figli di chi oggi estromette i bambini dalla verità di coppia decidendo di resistere in un rapporto consumato o agonizzante.

Resistere solo per i figli è un inganno che gli adulti raccontano a se stessi per sopportare più dolcemente il peso del dolore.

 

I figli dovrebbero sempre rimanere estranei allo spazio decisionale dei genitori

L’adulto dovrebbe restare abbastanza coraggioso da assumere su di sè il peso della determinazione, dell’orientamento e della organizzazione familiare, con la consapevolezza che le decisioni fondamentali vanno partecipate da mamma e papà, ovvero vanno prese insieme dagli adulti della famiglia, cedendo vicendevolmente e, ove necessario, persino trovando compromessi sempre diversi. Nel momento stesso in cui si “decide di stare insieme per il bene dei figli” si ingloba il figlio nello spazio decisionale degli adulti. Involontariamente si carica sul bambino il peso di fare da “collante” tra mamma e papà.

 

I bambini hanno le antenne e percepiscono gli umori della famiglia. Una coppia che non si ama più ha il sapore amaro della frustrazione, quello dei musi lunghi, delle attenzioni mancate e del contrasto. I pericoli per i bambini sono molteplici. Il bambino che vive in un clima di “guerra fredda” sente su di se il peso ingestibile della distanza tra i genitori, comunemente tenta di capire, facilmente cerca di avvicinare mamma e papà. Non di rado, però, diventa oppositivo, ciò avviene quando risponde con un atteggiamento di ritrosia alla  freddezza che sente di non comprendere.

 

Il bambino può persino somatizzare o semplicemente associare a un sintomo la “ritrovata unione tra i genitori”, questo avviene quando papà e mamma si rincontrano dinnanzi al malessere del bambino; nei casi in cui quel malessere è frutto di una profonda ansia, il suo reiterarsi può confortare il bimbo che attraverso lo stare male sente di ricongiungere i genitori e riunire la famiglia. Non sono pochi i bambini che assistono ai litigi continui tra i genitori e reagiscono con sintomi fisici come mal di pancia, inappetenza, emicrania, eccetera. Il corpo del bambino, in questi casi, esprime ciò che la sua anima non sa dire in altro modo: si chiama dolore e per lenirlo la calma apparente non serve, ci vuole un ambiente sano, veramente e profondamente sereno.

Per saperne di più sui comportamenti involutivi del bambino in caso di separazione 

Quando due genitori sono in conflitto è possibile che cerchino di espiare le loro colpe, ovvero di giustificare se stessi davanti al figlio, con un atteggiamento permissivo e iper concedente. A volte questo atteggiamento è di uno solo dei due, quello che agli occhi del figlio diventa il genitore buono, spesso frenato, limitato o avversato dal genitore cattivo. Ed ecco che gli input educativi arrivano al bambino falsati. 

 

Stare insieme per i figli, giusto o sbagliato

Stare insieme per i figli, giusto o sbagliato.
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Come separarsi senza traumi per i figli

Ricordate che la nostra mente, sin da quando eravamo bambini, è esperienza dipendente, conserva nella memoria ciò che l’esperienza ci ha restituito in termini di emozioni e vibrazioni, positive o negative. Questo vale per ogni essere umano che nella memoria stratifica esperienze, ciascuna di esse con un suo peso specifico sul modo di vivere e di percepire i sentimenti altrui.

Una separazione, quindi, è preferibile a una convivenza forzata quando la relazione genitoriale espone il bambino a continue esperienze negative: liti, porte sbattute, musi lunghi, urla, disorientamento educativo (il che avviene quando mamma e papà danno al figlio indicazioni diverse, chiedono cose diverse e disegnano una scala di principi e priorità di vita differente).

 

Non esiste il momento giusto per separarsi: non lo facciamo ora perché il bambino sta cambiando scuola, gli diamo il tempo di adattarsi; non lo facciamo l’anno prossimo perché avrà l’esame di terza media; non lo facciamo prima dell’estate perché ne soffrirebbe, eccetera. Il figlio non deve diventare una scusa o una strategia di fuga, ogni volta che gli attribuiamo la responsabilità della mancata separazione lo graviamo di un peso che non è suo!

 

Esiste, tuttavia un modo giusto per evitare al bambino di restare traumatizzato dalla separazione dei genitori. Mamma e papà devono entrare nell’ottica che:

  • la famiglia, intesa come percorso, resta viva e può persino rimanere unita. La strada procede, anche se battendola non sono più innamorati, mamma e papà restano una coppia di genitori;
  • la libertà personale è uguale per entrambi ciascuno ha diritto, dal momento della separazione in poi, ad essere genitore in autonomia, pur concordando le priorità e le decisioni di rilievo;
  • lo sforzo nell’incontro deve puntare al benessere del bambino;
  • il bambino non è merce di scambio, mai!

 

Il conflitto nella coppia riguarda i genitori e non i figli, stare insieme per i figli tradisce questo principio e rende il figlio vittima di uno schema mentale dell’adulto: il bambino percepisce l’unione dei genitori come una trappola di cui lui è l’involontario colpevole, cresce nella frustrazione di un ambiente infelice e l’amore del genitore può tramutarsi, ai suoi occhi, in un sacrificio che non sa spiegare a se stesso. Per i bambini l’amore è un istinto semplice, dovrebbe restare incorrotto anche per noi adulti.

 

Parlate col vostro bambino e fategli capire che non solo non smetterà di essere amato, ma non è colpa sua né è una sua responsabilità tenere insieme mamma e papà. Non abbiate paura di spiegare ai figli cosa provate, coinvolgeteli nei vostri sentimenti senza mai denigrare o sminuire quelli dell’altro genitore. La verità paga sempre.



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