
In molte parti del mondo, l’infanzia continua a essere un’età fragile, segnata da privazioni materiali e da ostacoli sociali che ne compromettono lo sviluppo.
Milioni di bambini crescono in contesti dove mancano sicurezza, istruzione e protezione, e dove la povertà costringe intere famiglie a scelte difficili. Le disuguaglianze economiche, unite a tradizioni e norme sociali radicate, determinano condizioni di vita in cui i diritti fondamentali restano spesso negati.
Per molte bambine, queste difficoltà assumono forme ancora più dure, a causa di una disparità di genere che ne frena l’emancipazione. La loro esperienza quotidiana riflette un equilibrio fragile tra sopravvivenza e rinuncia, dove il potenziale individuale viene soffocato da circostanze indipendenti dalla propria volontà.
Infanzia negata: cosa subiscono le bambine
Tra i fenomeni che minano maggiormente l’emancipazione femminile c’è il lavoro minorile.
In molti Paesi del Sud del Mondo, infatti, la povertà spinge molte famiglie a farle lavorare fin dalla più tenera età, spesso nei campi, nella cura degli animali, nei lavori domestici o nelle attività di vendita informale.
Il loro contributo viene considerato essenziale per la sopravvivenza del nucleo familiare. In questo contesto, il lavoro non viene percepito come un ostacolo allo sviluppo, ma come un dovere inevitabile. Di conseguenza, la frequenza scolastica viene compromessa: molte bambine sono costrette ad abbandonare la scuola o non riescono nemmeno a iniziarla, restando escluse da ogni opportunità di formazione e crescita personale.
Alle privazioni materiali si sommano le violenze fisiche e psicologiche, subite frequentemente all’interno del nucleo familiare o nella comunità di appartenenza. In molte realtà, il controllo esercitato sulle ragazze fin dalla prima adolescenza viene giustificato come forma di educazione o tutela. In assenza di sistemi di protezione efficaci, le vittime non dispongono degli strumenti necessari per riconoscere o denunciare gli abusi subiti. Le conseguenze, spesso invisibili, compromettono profondamente l’autodeterminazione e la fiducia in sé stesse.
Un ulteriore elemento critico è rappresentato dai matrimoni precoci, ancora oggi largamente diffusi molte aree del mondo. Secondo gli ultimi dati disponibili, ogni giorno circa 33.000 bambine vengono costrette a sposarsi prima della maggiore età. Si tratta di una violazione grave e sistemica, con ripercussioni dirette sulla salute fisica – a causa delle gravidanze precoci e delle relative complicazioni – e sulla salute mentale, per via dell’isolamento, della dipendenza economica e della perdita di controllo sul proprio percorso di vita.
Il potere della scuola: istruzione come leva di emancipazione
Per interrompere la spirale di lavoro minorile, abusi e matrimoni precoci che in molti Paesi del Sud del Mondo frena l’emancipazione femminile, favorire l’accesso all’istruzione può giocare un ruolo davvero determinante.
Frequentare la scuola, infatti, non significa soltanto apprendere nozioni, ma anche acquisire consapevolezza, sviluppare capacità critiche e costruire le basi per una maggiore autonomia. Per le bambine che crescono in contesti complessi, l’istruzione costituisce spesso l’unica possibilità concreta per sottrarsi a una condizione di dipendenza e subordinazione.
Del resto, le ragazze che completano il ciclo scolastico hanno maggiori probabilità di evitare un matrimonio precoce, di accedere a un impiego dignitoso e di partecipare attivamente alla vita della comunità.
La scuola consente inoltre di entrare in contatto con informazioni fondamentali per la salute, la sicurezza e la conoscenza dei propri diritti. In molti contesti, rappresenta anche uno spazio sicuro, con cui interrompere l’isolamento e favorire la creazione di legami significativi, sia con figure adulte di riferimento, sia con il gruppo dei pari.
L’istruzione genera benefici che si estendono oltre il singolo individuo. Le donne che hanno avuto accesso allo studio tendono a investire maggiormente nell’educazione dei propri figli, a ricercare cure mediche adeguate e a trasmettere valori legati all’uguaglianza e al rispetto reciproco. Si tratta di un cambiamento profondo, in grado di produrre effetti positivi a livello familiare e comunitario.
L’importanza delle campagne di sensibilizzazione per favorire l’emancipazione
Per promuovere l’empowerment femminile e garantire alle bambine l’accesso all’istruzione è fondamentale agire su più fronti, lavorando innanzitutto sul piano culturale, attraverso campagne di sensibilizzazione capaci di modificare percezioni, rompere stereotipi e rendere visibile ciò che spesso resta ai margini.
Raccontare le storie, dare voce alle protagoniste e coinvolgere le comunità è parte integrante di ogni processo educativo, perché consente di costruire consapevolezza e incoraggiare un cambiamento profondo e duraturo.
Proprio in questa direzione muove “I Will Marry When I Want”, la nuova campagna contro i matrimoni precoci di ActionAid, l’organizzazione internazionale indipendente attiva da oltre 35 anni, oggi presente in 71 Paesi del Mondo.
La campagna, ispirata dalla poesia di Eileen Piri, una giovane tredicenne del Malawi, ha proprio lo scopo di denunciare il fenomeno dei matrimoni precoci e di promuovere il diritto di ogni bambina a scegliere liberamente il proprio futuro.
Il video della campagna, in cui le parole di Eileen Piri fanno da voiceover, è stato realizzato nel distretto di Namutumba, in Uganda, un territorio dove i matrimoni precoci rappresentano ancora una realtà diffusa e radicata. Le protagoniste sono le bambine della Buwongo Primary School, scuola sostenuta da ActionAid nell’ambito dei programmi di adozione a distanza.
Durante il filmato, le bambine compiono gesti simbolici forti – come distruggere abiti da sposa o altri oggetti legati al rito matrimoniale – trasformando il gioco in un linguaggio di resistenza.
Il sostegno a distanza di ActionAid per favorire l’accesso all’istruzione
Oltre alle campagne di sensibilizzazione, ActionAid sostiene in modo continuativo le bambine dei Paesi del Sud del Mondo per favorirne l’emancipazione attraverso i programmi di adozione a distanza, con l’obiettivo di fornire supporto anche alle loro famiglie e all’intera comunità di riferimento.
Per quello che riguarda l’accesso all’istruzione, in particolare, ActionAid contribuisce alla fornitura di materiali scolastici, alla costruzione o ristrutturazione di edifici scolastici, alla costituzione di gruppi studenteschi e all’organizzazione di attività di sensibilizzazione rivolte ai genitori, agli anziani e ai leader religiosi locali.
L’obiettivo è quello di creare un ambiente favorevole all’apprendimento, capace di sostenere la presenza regolare delle bambine a scuola e di valorizzarne il percorso educativo.
Un’attenzione particolare viene riservata al sostegno delle madri, spesso le prime alleate nell’impegno per la continuità scolastica delle figlie. Attraverso programmi di formazione professionale e accesso al microcredito, ActionAid contribuisce a rafforzare la loro autonomia economica, una condizione essenziale per garantire stabilità e nuove opportunità alle generazioni future.
Sostenere una bambina a distanza significa dunque accompagnarla in un percorso di crescita che comprende l’accesso alla scuola, la tutela della salute, il supporto psicologico e la possibilità di vivere in un ambiente più sicuro e stimolante. Si tratta di un intervento che produce effetti positivi duraturi non soltanto sull’individuo, ma sull’intera comunità.
La storia di Sumona, una ragazza del Bangladesh, è un esempio concreto di come l’adozione a distanza può contribuire a cambiare il corso della vita di queste bambine. A soli dodici anni, la sua famiglia voleva che si sposasse: la difficile condizione economica faceva credere che il matrimonio fosse l’unico modo per garantirle sicurezza e stabilità. In quel momento, l’intervento dei volontari del Child Development Centre di ActionAid si è rivelato decisivo. Convincendo la madre a rimandare le nozze e sostenendo il suo percorso di studi attraverso l’adozione a distanza, le hanno permesso di continuare a frequentare la scuola e di scoprire quali sono i propri diritti e come farli rispettare.
Sumona ha così completato il ciclo scolastico, è diventata un punto di riferimento per le sue coetanee e sogna di diventare avvocata, per difendere i diritti dei più deboli e garantire giustizia a chi ne è privato.
La sua esperienza dimostra come l’accesso all’istruzione, sostenuto in modo continuativo, possa trasformarsi in un autentico percorso di emancipazione e contribuire a cambiare profondamente il contesto sociale in cui si vive.