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“È’ Immorale Far Nascere Bambini con la Sindrome di Down” le Mamme Dovrebbero Abortire, Dichiarazioni Choc su Twitter

di Federica Federico

23 Agosto 2014

“Abortisci e riprova. Sarebbe immorale metterlo al mondo, se si ha la facoltà di scegliere.”

Così ha “sentenziato” Richard Dawkins in un Twitter lanciato in rete durante un dibattito sull’aborto e rivolto nello specifico ad una donna che ha scoperto di portare in grembo un bambino con sindrome di Down.

“Le donne hanno il diritto all’aborto precoce. La scelta è loro. La sindrome di Down è uno dei motivi più comuni e più morali per esercitare tale diritto.”

Continua ancora Richard Dawkins, impegnandosi in un battaglia all’ultimo Twitter nel tentativo (che personalmente definisco “disperato”) di giustificare e contestualizzare le sue posizioni.

La polemica all’ultimo Twitter ha avuto luogo nei giorni scorsi e tutt’ora il dibattito non sembra sopito del tutto.

 

Ma chi è Richard Dawkins? Come gli è venuto in mente di mischiare moralità e sindrome di Down in un Twitter finalizzato a difendere l’aborto come scelta morale? E perché pretende di sintetizzare a suo modo ed in 140 caratteri una delle scelte umane più difficili e dolorose per una donna?

Richard Dawkins non è un qualunque utente di Twitter, ha un milione di Follower pronti a fare eco ai suoi cinguettii.
E’ un docente universitario del prestigioso ateneo di Oxford; è noto al mondo come scrittore ateo; ed è evidentemente un convinto abortista, probabilmente certo del fatto che il feto non sia ancora equiparabile ad una persona quando cresce e vive nel ventre materno.

L’affermazione di Richard Dawkins è stata percepita dai lettori come un giudizio senza appello (per parte mia lo definirei anche un giudizio senza cuore).
L’eccelso professore di Oxford ha, in sintesi, proclamato un assunto morale, questo:

se nella procreazione risiede una tensione alla felicità, mettere al mondo un bambino malato è “immorale”. Ed allora sarebbe immorale consentire ai bambini non ancora nati di venire alla luce portando su di sé il fardello della sindrome di Down.

Felicità, moralità e benessere si mischiano così in 140 caratteri esplosivi ma anche polemici, propagandistici e assolutamente confusi.

Il Twitter di Richard Dawkins ha scioccato la rete.

Il professore di Oxford suggerisce via Twitter agli aspiranti genitori che scoprono di aspettare un bambino Down di “annullare e riprovare”. Come se la felicità non conoscesse ostacoli? Come se la malattia impedisse ab origine ogni felicità? Come se l’uomo, e in questo caso il ventre della donna, fosse una macchina da resettare e riavviare in caso di guasto al sistema.

E’ delirante l’uomo che aspirando alla felicità è convinto che essa possa essere pianificata e gestita come un equazione matematica. Non è detto che la salute fisica porti con sé la felicità del cuore; non è detto che il benessere del corpo garantisca l’appagamento e la pienezza dell’animo; inoltre, la salute non è una condizione statica ed il “male” (inteso come malattia) può intervenire in ogni momento e può in ogni momento sconvolgere la vita umana.

Ma procediamo con ordine:

Il dibattito, scatenato dal Twitter del professor Richard Dawkins, ha preso piede nell’ambito di una più generale disquisizione sull’aborto.

In Irlanda restrizioni legislative importanti in fatto di interruzione assistita della gravidanza hanno recentemente impedito ad una giovane donna di abortire, ciò sebbene la gestazione sia stata la conseguenza ultima di uno stupro.

Lo spunto, per quanto importante e serio, resta lontano e diverso dal tema dell’aborto come scelta effettuata dinnanzi alla scoperta di un’alterazione cromosomica anche seria.

 

Richard Dawkins si è dimostrato pronto a difendere la sua posizione etica con ogni argomentazione.

Secondo i dati di un registro non ufficiale, quasi 1.000 di aborti verrebbero effettuati su feti con sindrome di Down in Inghilterra e in Galles ogni anno, ma quasi la metà di tali interruzioni di gravidanza non sarebbe certificata da documenti ufficiali e cartelle cliniche.
Ciò basta a definire l’aborto una scelta morale volta a massimizzare il benessere umano?

Probabilmente no; no perché inequivocabilmente la vita è fatta da una pluralità imponderabile di variabili che non possono essere sintetizzate in una scelta certa, sicura e calcolata.

Il professor Dawkins ha fortemente difeso la sua posizione e in un ultimo Twitter ha deciso di ridicolizzare i suoi oppositori morali ironizzando sul fatto che lui fosse “un mostro orribile che racconta la verità”.

“A quanto pare io sono un mostro orribile perchè racconto che cosa accade veramente alla grande maggioranza dei feti sindrome di Down. Essi vengono abortiti”, così ha cinguettato.

In realtà orribile è mischiare la morale sociale, intesa come sintesi di un ragionamento socio-politico, alle ragioni del cuore; l’etica sociale deve e può sintetizzare solo delle regole di comportamento civile ma non deve e non può mai divenire discriminazione e\o imposizione.
In questo senso è e sarebbe orribile credere che il concetto di felicità appartenga solo a quell’individuo che incarni i canoni di normalità e salute. Il piacere non è benessere o bellezza e basta, come non lo è l’amore.

Nello specifico il Twitter incriminato,
“Abortisci e riprovare. Sarebbe immorale metterlo al mondo, se si ha la facoltà di scegliere”,
era destinato ad un’utente che partecipava alla discussione promossa dal professore sul social e incentrata appunto sul tema dell’aborto e delle sue limitazioni.

Carol Boy, amministratore delegato della Associazione Sindrome di Down, è intervenuto nell’ambito del medesimo dibattito, dopo il Twitter che ha scatenato la polemica in rete ed ha, per parte sua, apertamente respinto le osservazioni del Prof Dawkins.

Le persone con sindrome di Down possono fare e fanno una vita ricca e gratificante, e possono anche dare un prezioso contributo alla nostra società“, ha detto Carol Boy.
Le famiglie devono fare la propria scelta”, ha aggiunto.

Le scelte del cuore, e questo dovrebbe essere chiaro a tutti in una società civile, non sono scelte sociali ma personali. Il compito della società non è bollare e rifiutare il diverso ma accoglierlo e inserirlo nelle trame del vivere comune assicurando una posizione ed un ruolo a tutti malgrado le “differenze”.



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