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Il Figlio Preferito Esiste?

di Mamma Laura

23 Settembre 2014

Figlio Prediletto

Il figlio preferito esiste?

Si! È inutile negarlo.

“Figli si nasce e genitori si diventa”, frase che mi rimanda nella mente alle parole del titolo di un film di Giovanni Veronesi del 2010 “Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso”. Frase che credo rappresenti simbolicamente lo stato d’animo di ogni genitore da quando i figli sono in fasce, fino al giorno in cui non li vedranno “felicemente sposati” e senza problemi; in pratica un’utopia con la U maiuscola.

Per anni un’immagine pubblicitaria molto conosciuta, quella della famiglia del “Mulino Bianco”, ci ha accompagnato mentendo spudoratamente su quale fosse la realtà di una famiglia media Italiana (e non). Tutti felici, mogli irreprensibili, mariti premurosi, figli adorabili; ci hanno messo pure il cane che non faceva i bisogni; quanto di più surreale.

E si perché ognuno di noi quando decide di costruire una famiglia mettendo al mondo dei bambini ha fantasticato su quanto potesse essere “perfetta”.

Durante i nove mesi gravidanza, in particolar modo noi donne, ci saremo chieste almeno una volta chi sarebbe stato il nostro bambino; sicuramente non come quello dei vicini (incapaci di educare il proprio) che ai nostri occhi appariva viziato, maleducato, mammone, capriccioso e magari anche bruttino. Ma puntualmente questa considerazione è stata smontata con l’arrivo in casa di figli nostri. Perché credo, che almeno un figlio su due, che sia il primogenito o il secondo, è rientrato nella categoria “ah! io un figlio così mai” (praticamente tale e quale a quello dei vicini).

Questa è la classica situazione che mette spesso i genitori a fare dei “normali paragoni” anche fra fratelli e sorelle, dimenticando (e lo dico da figlia) che i nostri bimbi, anche se pur molto piccoli, sono dotati di una propria personalità, non ancora ben definita, ma comunque presente indipendentemente da mamma e papà.

Fratello e\o Sorella

– Piccole persone con attitudini, gusti e paure proprie, che spesso e volentieri sono opposte tra fratelli.

Le differenze cominciano già nel pancione, la gravidanza stessa è diversa, di fatto ogni bambino nasce in momenti particolari della nostra vita e i genitori non sono mai abbastanza preparati all’arrivo di un bebè.

Tanti sono i fattori che contribuiscono a rendere il nostro atteggiamento dissimile tra un figlio e l’altro; primo fra tutti l’età, l’inesperienza della prima gravidanza, l’esperienza delle seconde gravidanze. Circostanze che porta il genitore a vivere i propri figli con sentimenti discordi, in grado di scaturire sensi di colpa. Ed lì che si insinua un tabù comune a molto famiglie quello del “figlio prediletto”.

Sull’argomento sono stati fatti molti studi e scritti diversi libri, i quali analizzano da più prospettive il rapporto genitori-figli.

Il fatto che un genitore abbia più feeling con uno dei bambini, perché fisiologicamente attratto da una personalità simile alla propria e con interessi comuni, non va confuso con l’idea di amare di più l’uno o l’altro.

L’amore non è “feeling”, ma è la capacità di comprendere e di aiutare a trovare la strada di ogni singolo individuo, contribuendo a soddisfare i suoi bisogni e le sue esigenze di affetto.

Secondo una indagine dell’Università della California il 70% dei genitori ha il proprio “cocco di mamma”, mentre secondo Jeffrey Kluger, (reporter scientifico del Time) aumenta fino al 95% il numero delle famiglie con un genitore che ama più un figlio, mentre il restante 5% professa l’egualitarismo (dal suo libro sul figlio prediletto “The Siblings Effect).

Le ricerche in materia si dividono principalmente in due filoni. L’ uno che vede come figlio prediletto il primogenito, mentre l’altro l’ultimo nato.

Ma entrambe queste teorie hanno una visione comune sugli eventuali “danni” che queste preferenze procurino all’erede prediletto.

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori australiani della Swinburne University of Technology, ci sarebbe una radice scientifica sul figlio preferito, basata sull’istinto animale di preservare la specie. Tale meccanismo è in grado, attraverso il nostro cervello, di elaborare una sorta di “illusione ottica” (in particolar modo nelle madri) che mostra ai nostri occhi l’immagine distorta, che il figlio più piccolo sia anche il più basso, magro e bisognoso di più cure rispetto ai fratelli maggiori.

La ricerca ha analizzato un campione di 747 donne, con due e più figli.

La domanda che è stata loro posta era di indicare la percezione dell’altezza del primogenito prima della nascita del fratellino e subito dopo.

Le risposte date riferivano un’altezza maggiore del primo figlio subito dopo la nascita del secondo; ma le misurazioni effettive fatte dai medici non sempre confermavano le impressioni date.

In pratica anche se il primogenito non era cresciuto in altezza, gli occhi della madre lo percepivano comunque più alto di prima, tanto da vedere sempre più “piccolo” il fratello minore, anche se questo superava in altezza il figlio maggiore.

Si parla di “illusione ottica” in quanto, dal momento in cui nascono altri bambini dopo il secondogenito, la madre falserà nuovamente l’altezza nei confronti del secondo rispetto al terzo e così via.

Vedendo l’ultimo nato della stirpe sempre più debole, basso e magro rispetto agli altri.

Il meccanismo che il cervello applica consente alla madre di prendersi cura del più “debole” permettendo così la salvaguardia della specie.

Differentemente uno studio norvegese sostiene che il “prediletto” sarebbe invece il primogenito, considerato addirittura per sua natura il più intelligente e fisicamente più forte.

Sindrome del figlio sfavorito

Una conseguenza comune alle due teorie, che sia preferito il primogenito, il secondo, terzo o quarto, comporta disturbi significativi sullo sviluppo dei figli “trascurati”. Tale implicazione prende il nome di “Less favored status” o Sindrome del figlio sfavorito, termine coniato dallo studioso americano Jeffrey Kluger.

Lo stesso ipotizza come sia strettamente correlata la decisione di mettere al mondo un secondo figlio, a garanzia di un eventuale “fallimento” del primo.

  • Non sempre essere considerati forti, intelligenti e indipendenti è un privilegio, in quanto si viene a creare una situazione che pone i “bambini prediletti” in una condizione di non dover deludere le aspettative del genitore.
  • Essere sempre i migliori fra le mura domestiche non aiuta certo nei momenti di confronto al di fuori della cerchia familiare; perché ci sarà sempre qualcuno più alto, più bravo bello e intelligente.

Essere genitori è un arduo compito, non esistono libretti di istruzioni, ma una buona dose di volontà e tanta pazienza, aiuta a trovare la chiave giusta per entrare in sintonia con i propri figli.

Allora si potrà certamente costruire insieme a loro un rapporto che rimarrà unico e speciale nel tempo.

Perché la diversità non sarà più vissuta come ostacolo alla relazione, ma come un vero e proprio valore aggiunto, che farà sentire questi figli veramente amati.

Perché soltanto sentendosi rispettati della loro famiglia potranno acquisire e fortificare nel tempo la propria autostima.

E ricordate:

“Siate sempre molto gentili con i vostri figli, perché saranno loro che un giorno sceglieranno la vostra casa di riposo”

Phyllis Diller

 



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