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Maestra Scrive questo Messaggio Sconvolgente sulle Pagelle: “Non Sono Stata Capace di …”

Sei una mamma o un papà? Se lo sei devi leggerlo!!!

Federica Federico

di Federica Federico

23 Giugno 2014

pagelle messaggio

I figli sono la nostra gioia e la nostra vita, noi li amiamo in maniera incommensurabile. Tal volta l’amore che nutriamo per loro è persino accecante, spesso la ”venerazione” che abbiamo per i nostri bambini ci toglie obiettività e non di rado sui piccoli proiettiamo e concentriamo anche i nostri desideri irrealizzati.

 

Vorrei che da grande mio figlio diventasse uno scienziato, un astronauta o uno scrittore …

vorrei che da grande mia figlia diventasse una ballerina, una dottoressa o una musicista …

 

Volere il meglio per i figli è una sana aspirazione genitoriale ma è importante non forzare i bambini, non costringerli a negare i propri limiti né pretendere che li superino sempre e comunque.

Spesso le ambizioni dei genitori sono più alte delle capacità del bambino e non di rado possono diventare per il cucciolo persino schiaccianti o mortificanti.

 

Particolare attenzione va prestata alla importanza del voto scolastico e al suo valore psicologico.

Il sistema scolastico contemporaneo è fondato sulla valutazione dell’allievo espressa in voti: il bambino sin dalla scuola elementare viene quindi sintetizzato in un numero che per essere “sufficiente” deve corrispondere almeno al 6, il 10 rappresenta l’eccellenza, in mezzo stanno aspettative, possibilità e sforzi compiuti o da compiere.

Quanto hai preso in matematica? Se hai meno di 6 sei una schiappa! 

 

Ma quanto è oggettiva la valutazione numerica, quanto è vera e quanto può risultare pericolosa o deleteria?

I bambini non dovrebbero mai essere bollati con un voto, i piccoli, sopratutto nel corso della scuola primaria, sono realtà in divenire, sono campi da arare e non campi fioriti, sono potenzialità e non ancora hanno la capacità di esprimere in maniera matura le loro conquiste cognitive.

 

Purtroppo la scuola moderna non è riuscita, malgrado tanti siano gli studi pedagogici che bocciano il voto, a liberarsi dalle pagelle riempite di numeri limitanti e stringenti;

purtroppo ancora non siamo approdati al traguardo del giudizio onnicomprensivo e pienamente capace di fotografare il quadro soggettivo del bambino.

In conclusione e con un certo rammarico ideale, siamo ancora costretti a vedere i nostri bambini vantarsi o mortificarsi per un numero attribuito loro come risultato ultimo di un percorso che non è così facilmente sintetizzabile.

 

Qualunque pagella tuo figlio abbia preso, bella, bellissima, brutta o bruttissima, da genitore non puoi esimerti da una serie di valutazioni:

 

  • la pagella non descrive il lavoro di tuo figlio, prova solo a sintetizzarlo. E, ad onor del vero, lo sforzo emotivo del bambino, il battito del suo cuore quando per la prima volta ha scritto da solo “Mamma ti voglio bene” non è mai sintetizzabile. 

Sul diploma di terzo asilo di mia figlia c’è scritta una frase magnifica (che è uguale per tutti i bimbi della sua classe) “ho conseguito l’attestato di fine scuola materna perché mi sono impegnata e me lo merito”, questa frase, scritta in stampato maiuscolo da ciascun bambino, fa onore alla maestra che ha compattato tutti i suoi alunni rendendo comune e primariamente importante lo sforzo: “l’impegno” quel quid pluris che non è quantificabile ma senza il quale nessun successo è possibile.

  • una pagella buona non è un trono su cui lasciar sedere il bambino, è piuttosto un punto di partenza per organizzare un percorso di conoscenza che sappia anche emanciparsi dal voto positivo. 

Ai bambini che hanno preso tutti voti buoni va spiegato che sono stati certamente bravi e che sicuramente si sono impegnati ma va loro chiarito che non per questo sono più intelligenti degli altri amici né debbono fermarsi, rallentare o adagiarsi.

  • Una brutta pagella può essere molto demotivante e può facilmente spingere il bambino verso una graduale perdita di fiducia nelle proprie potenzialità. 

 

Per superare una brutta pagella, specie se il piccolo è intelligente ma svogliato, distratto e poco motivato, non serve sgridare il bambino.  

Cosa non deve mai dire un genitore al figlio dinnanzi ad una brutta pagella o a un brutto voto?

Dire al cattivo scolare <<Se vai male a scuola allora io non ti voglio più bene>> è quanto di più sbagliato si possa dire ad un bambino: l’affetto non è la ricompensa per un buon rendimento, l’affetto è la strada amorevole che porta nella vita ad ogni successo.

 

Il bambino con una cattiva resa merita l’affetto tanto quanto un bimbo con una buona resa.

Cosa deve fare un genitore dinnanzi ad una scarsa o pessima resa scolastica?

  1. Dinnanzi alla resa scarsa o cattiva è necessario inquadrare le cause del rendimento basso;
  2. una volta focalizzate non si deve mai partire da quello che il bambino non sa fare ma, al contrario, si deve fare leva su ciò che il bimbo è capace di realizzare, in questo senso quando tuo figlio ti dice: “Basta mamma io non lo so fare, non ci riesco” ricordagli quello che invece sa fare e ciò che ha imparato; 
  3. spingi tuo figlio a confrontarsi con gli insegnanti ed a chiedere conto del voto: se la maestra o il maestro spiega al bambino la motivazione che ha ispirato il voto non “inchioda” più l’alunno ad un numero ma gli fornisce le chiavi di lettura di una valutazione ampia e complessa, e, credetemi, sono due cose tra loro molto diverse.

 

 

Ogni mamma dovrebbe leggere questa novella web che circola in rete e ciascuno di noi, genitore con figli piccoli, dovrebbe condividerla e trarre da essa un piccolo insegnamento:

 

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

 

“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.

Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.

I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.

I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.

La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”

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