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Filiazione e adozione: diritti degli omosessuali

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

12 Giugno 2010

E’ nato il figlio di Sara e Margherita!


Ad aprile scorso, la storia di Sara e Margherita, inizialmente intervistate dal “Corriere di Siena”, aveva fatto il giro dei più famosi giornali cartacei.
Sara e Margherita sono senesi, si amano da anni e convivono da due circa. Insieme hanno preso una decisione importante: quella di avere un figlio, tanto desiderato.
Per far sì che ciò accadesse, si sono rivolte ad una clinica in Danimarca, che ha una banca del seme.
Sara ha potuto assistere all’inseminazione artificiale e Margherita, 40 anni, ha portato in grembo il bimbo.
Venerdì 11 giugno, a Firenze, è nato il piccolo Giulio.

Mamma Nadia ha raccolto per noi la notizia di questa singolare nascita. In redazione la nostra prima reazione è stata di semplice gioia per l’arrivo di un bimbo cercato ed accolto con amore dai suoi genitori. Sull’onda di questo entusiasmo mamma Nadia aveva chiuso il suo trafiletto dando il benvenuto al pupo e congratulandosi con le mamme. Rileggendo, appena prima di pubblicarlo, ci siamo soffermate proprio sulla chiusura dell’articolo: “le mamme”.
I genitori di Giulio sono due donne, in punto di amore, accoglienza e cura nulla è tolto a questo bambino, ma in punto di diritto cosa succede? Che dice la legge? Legalmente il bambino di chi risulta figlio?

La nostra esperta, la Dott.ssa Federica Fedreico, ci spiega la situazione dal punto di vista giuridico:

Certamente ciascuna di voi avrà sentito la celebre frase: << la madre è sempre certa, il padre mai >>.
Per quale ragione la madre viene comunemente considerata “certa”? Chiaramente per il fatto oggettivo di partorire, per cui è sicuramente la mamma del bambino colei che lo genera.
Ebbene, è su questo assunto logico che si fonda la legge italiana. A norma di legge la mamma è la donna che da alla luce il bambino.
È di chiara evidenza che tale norma lascia nell’ombra una serie di realtà come l’utero in affitto, la ovodonazione, l’adozione dell’embrione. Tutte pratiche non ammesse in Italia, ma che pure esistono e rappresentano opportunità sfruttate anche da nostri connazionali.

Nel caso di specie Margherita si è sottoposta ad una inseminazione artificiale, ha portato avanti l’intera gravidanza con successo ed ha partorito Giorgio. Margherita è la mamma di Giorgio dinnanzi alla legge. Lei lo ha generato ed a lei è attribuito come figlio.
Giorgio risulterà figlio naturale di Margherita, da lei riconosciuto e porterà il suo cognome.

Ma Sara che ruolo avrà?
Giuridicamente l’Italia non ammette le unioni omosessuali e di conseguenza non consente neanche le adozioni all’interno di una coppia costituita da persone dello stesso sesso.  In questo senso a Sara, convivente omosessuale, non è riconosciuto nessun diritto genitoriale e non le è possibile adottare il piccolo.

Di fatto le donne hanno voluto il figlio, si amano e condividono la vita, Margherita durante la gravidanza è stata sostenuta e assistita dalla compagna, il bambino verrà cresciuto da entrambe e si rapporterà a loro come a due mamme. Ma in punto di legge tutto ciò non trova alcun conforto. Né tanto meno a Sara possono attribuirsi i diritti genitoriali in qualche altro modo, in questo senso sia chiaro che le scritture private stilate dai conviventi non hanno alcuna valenza.

È indubbio che in casi come questi il legame affettivo che si instaura tra il piccolo e i membri della coppia ha tutte le caratteristiche del rapporto  “ figlio – genitori”, non rilevando in termini affettivi il dato della omosessualità. In questo senso è chiaro che Sara farà da mamma al piccolo e da lui sarà riconosciuta come genitore.

Non spetta ai giudici riconoscere la genitorialità in Sara, come in qualunque altro membro di una coppia omosessuale. Questo compito è di competenza del Parlamento che dovrebbe rivedere la legge sulle adozioni. Un simile percorso di riforma, non solo è auspicabile, ma risulta necessario per avvicinare il diritto alla diffusa realtà dei genitori omosessuali. Considerando anche che innovare la legge significherebbe anche garantire i piccoli, figli di donne ed uomini che li amano e li curano alla stessa stregua dei genitori eterosessuali.
Allo stato attuale l’assenza di una copertura legislativa lascia i genitori omosessuali sprovvisti di molte tutele. Tanti di loro sono costretti a domandarsi cosa accadrebbe al piccolo se venisse a mancare  il genitore naturale, identificato come tale dalla legge. E non si può non considerare la necessità di riconoscere un legame affettivo che, nell’interesse stesso dei bambini, va garantito anche laddove una coppia si separi.

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