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Salute, Rapporto Osservasalute 2010: come sta l’Italia

Federica Federico

di Federica Federico

09 Marzo 2011

Roma, 8 Marzo 2011, presso il Policlinico Gemelli, è stato presentato il Rapporto Osservasalute 20101.

L’Italia non sorride, è un paese pigro, con diffuse cattive abitudini: sigarette accese e bicchieri pieni di alcol anche tra le mani delle donne. Il bel paese ingrassa, dal rapporto emerge chiaramente che molti italiano sono in conflitto con la bilancia che indica una popolazione in sovrappeso, che mangia male e vive in modo sedentario.

Intanto è lecito domandarsi che cos’è il Rapporto Osservasalute?

Il rapporto è una fotografia dello stato di salute dell’Italia. È condotto da un ente autorevole in materia di salute: l’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane, con sede presso l’Università Cattolica di Roma.
Come viene stilato il Rapporto? Ogni anno l’Osservatorio Nazionale raccoglie le conclusioni degli studi condotti da 203 esperti in territorio nazionale (studi diversi aventi ad oggetto più aspetti della salute italiana)  e le sintetizza nell Rapporto Osservasalute.
Quindi il Rapporto finale, mette insieme il lavoro di clinici, demografi, epidemiologi, matematici, esperti di statistica economisti e  professionisti della sanità pubblica e tira le conclusioni sulla salute del paese nell’anno appena trascorso.
Il Rapporto Osservasalute è alla sua ottave edizione.

Quali sono i dati rilevati per l’anno 2010?

L’Italia è “attempata”, per non dire che è un paese vecchio.
Il problema delle culle vuote produce i suoi effetti sul invecchiamento medio della popolazione? Si, probabilmente il calo di natalità sta divenendo un problema serio a cui rivolgere maggiore attenzione.
I dati del Rapporto Osservasalute svelano che:
– Il 10,3% della popolazione italiana totale ha fra i 65 e i 74 anni
– Il 9,8% degli italiani hanno spento più di 75 candeline
– Le fasce d’età mediane sono quelle più affollate; queste classi di età di mezzo nei prossimi anni scivoleranno verso la vecchiaia e ciò fa presumere che – ove non si riempiano le culle e non cresca il tasso di natalità – l’Italia è destinata a veder aumentare l’indice di “vecchiaia” della popolazione.

Intanto la crisi economica, la penuria di lavoro, la precarietà ed una scarsa attenzione alle politiche sociali ostacolano le maternità che sbocciano con un crescente ritardo ed in numero sempre minore.

A giudicare dal Rapporto Osservasalute la condizione complessiva delle donne è peggiorata e il gentil sesso pare piegato da abitudini di vita stressanti e cattive:

– L’aspettativa di vita femminile che cresceva con costanza ha rallentato la sua positiva avanzata, infatti negli ultimi 5anni l’aspettativa di vita delle donne è aumentata di soli 3mesi (nel 2006 era di 84anni, nel 2010 è di 84 anni e 3 mesi). È cresciuta di più l’aspettativa di vita degli uomini che ha dimostrato un aumento di sette mesi nel medesimo arco di tempo (nel 2006 era di 78anni e 4mesi, nel 2010 è 79 anni ed 1mese).

– Il Rapporto svela anche donne più fragili rispetto ad alcol e fumo.
Bevono di più le italiane adulte e cresce il numero di signore tra i 19 ed i 64 anni che usano consumare quantità di alcol definite a rischio (è considerato a rischio il consumo eccedente i 20 grammi di alcol al giorno).
Le donne hanno più difficoltà a separarsi dalle bionde, continuano a fumare più donne che uomini.

Certo il nostro Stato ancora non avvantaggia chi decida di liberarsi dal vizio del fumo, ancora una volta l’Europa propone esempi più positivi dei nostri: in Inghilterra dove le campagne antifumo sono serrate, recentemente il governo ha messo a disposizione di chi voglia vincere il vizio un kit di cerotti antinicotina gratis.
Il kit fornito senza esborso di danaro si può ritirare presso le farmacie e copre una settimana di terapia; ad esso è associata una calcolatrice per conteggiare il danaro risparmiato e non bruciato in sigarette.
Lo Stato dovrebbe sempre spronare i cittadini a tutelare la propria salute, laddove, poi,  la tutela della salute personale si trasforma nel lungo termine in tutela del benessere collettivo perché una società più sana sarà una società in cui incideranno certamente meno patologie e meno lutti.

Il Rapporto Osservasalute ha fotografato un’Italia troppo grassa:

  • 50.000 decessi l’anno sono riconducibili, anche indirettamente, all’obesità
  • Il 35,5% della popolazione adulta è in sovrappeso
  • Il 45,4% della popolazione adulta è in eccesso ponderale
  • 1 italiano su 10 è obeso
  • Ancora il 34% dei bambini sono in sovrappeso – ed il dato è preoccupante anche se la media è scesa di 2punti percentuali rispetto al 2009

Sarebbe buona norma:
consumare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, lo fa meno del 6% degli italiani;
– non mangiare davanti allo schermo del pc ed in genere mentre si lavora ma concedersi anche un breve spazio per il pasto;
– ridurre zuccheri e grassi;
ridurre il consumo di carni rosse;
– stando ai dati del Rapporto Osservasalute cresce il consumo di snack e bevande gasate, né gli uni né gli altri aiutano la salute! Preferite la frutta per i vostri spuntini e donate al vostro corpo il sano piacere dell’acqua, limitando anche il consumo di caffè.

Le insane abitudini alimentari hanno spesso una negativa influenza sul sistema cardiocircolatorio e come attesta il Rapporto Osservasalute gli italiani stnno registrando non poche problematiche e disfunzioni cardiocircolatorie, pare che le più frequenti cause di decesso siano connesse proprio a patologie cardiocircolatorie.

La parola d’ordine è prevenzione:
Screening, esami del sangue, elettrocardiogramma, pap test e mammografia per le donne sono esami preventivi che possono salvare la vita.
Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità ancora 11 donne su 100 non hanno mai fatto un pap test, fatelo! Fate in generale prevenzione!
Vero è che anche rispetto alla prevenzione intervengono spesso problemi di natura economica e lo Stato dovrebbe, ancora una volta, interrogarsi sul crescente divario tra nord e sud. Dallo stesso Rapporto Osservasalute emerge che il sud, in più difficili condizioni economiche, offre meno tutele al cittadino persino in fatto di salute.

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