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Tragedia a Gaza: Era Nata dal Ventre della Mamma Morta ma Shayma Non Ce l’ha Fatta

Il mondo piange un altro angelo

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

01 Agosto 2014

Ha avuto tutto inizio con il rapimento di tre ragazzi israeliani che facevano l’autostop.

Una miccia che ha innescato una bomba quiescente da tempo.

D’altronde tutte le guerre si scatenano da un avvenimento.

Solo che dopo quei tre ragazzi, i morti si sono succeduti e Gaza è diventata (anzi è tornata a essere) una zona di guerra.

 

Da un mese ormai.

Bombe e razzi non risparmiano nessuno, l’esercito israeliano bombarda la striscia alla ricerca dei tunnel che gli estremisti costruiscono per trafficare razzi e armi.

Ma nessuno è esente dalla tragedia.

Bambini, civili, scuole, ospedali.

Di chi sia la colpa oramai non si sa più.

Solo che a farne le spese sono anche innocenti.

Anche Shayma.

Era nata dal corpo della mamma trovato morto sotto le macerie di casa sua. Aveva 23 anni, era all’ottavo mese di gravidanza.

Lei, la piccola era stata salvata, un miracolo si diceva.

«Era stata colpita intorno alle 3 del mattino. Abbiamo provato a salvarla ma ormai non c’era più nulla da fare. Poi abbiamo notato alcuni movimenti provenienti dalla sua pancia». Racconta un dottore dell’ospedale di Deir al-Balah.

Era nata una bambina con un cesareo, l’avevano messa in incubatrice. La mamma era morta dieci minuti prima che si concludesse l’intervento.

La vita di Shayma era appesa a un filo, aveva il 50% di probabilità di sopravvivenza.

Oggi quel numero si è trasformato in zero.

Shayma è morta dopo sei giorni da quel miracoloso parto cesareo.

Era troppo bello per essere vero.

Sarà stato il black out causato dal bombardamento dell’unica centrale elettrica ancora funzionante nella striscia di Gaza.

Il black out aveva lasciato al buio tutti, e l’incubatrice aveva forse smesso di funzionare.

Non che importi qualcosa in effetti.

La tragedia era ormai conclusa.

Shayma è morta come altre 1300 persone.

Oltre 250 erano bambini.

 

E il bilancio, purtroppo, è ancora provvisorio.

 

Fonte: Il Corriere della Sera

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