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Sonno neonato: bambino che non dorme, non vuole fare la nanna

Mamme stressate, armate di pigiamone e mollettone tra i capelli che almeno nei primi 2 o 3 mesi di vita del nascituro riescono a dormire a stento 3 ore di fila, dove siete?
Ah eccovi!
Non sentitevi sole, sono con voi!

Quanti e quanti libri letti cercando la soluzione al notissimo mistero del sonno infantile; quanti e quanti consigli ci siamo sentite elargire mentre ripetevamo in silenzio: ( sotto il nostro inseparabile mollettone tra i capelli) <<… facile parlare, ma se stasera sei libera vieni verso le 22:30 a ballare la breack dance da me,  la consumazione  è gratuita: latte!>>.

Ma tornando ad essere serie c’è da dire che non esiste un metodo, una soluzione che metta d’accordo tutti, purtroppo.
Ogni bambino  è diverso da un altro perché figlio di due persone uniche ed irripetibili.
Esistono solo linee guida, mappe, ma il sentiero, la via giusta, la trova solo il bambino e il “quando” lo deciderà sempre lui!
Quindi non sentitevi incapaci o inferiori quando le altre  mamme con tanta facilità consigliano soluzioni miracolose, loro sono state solo più fortunate, hanno semplicemente realizzato con più facilità le condizioni capaci di mettere il bimbo a proprio agio.
Dovrete procedere a tentativi per riuscire a comprendere i tempi e le modalità preferite dal vostro bambino per prendere sonno.
Non siate frettolose, non è detto che possiate riuscirci al primo tentativo, vostro figlio avverte il vostro nervosismo e la vostra volontà di vederlo subito dormire, quindi tenetelo sempre tra le braccia con tutto il vostro amore!

Da dove iniziare per condurre il bimbo ad ottenere un buon sonno notturno?

Occorre, innanzitutto, aiutare il bambino a capire che esiste una differenza tra il sonno notturno e quello diurno, ovvero il riposino giornaliero. Questo potrebbe essere un primo passo da compiere, amiche.

La domanda sorge spontanea: “Ma come faccio?”.
Incominciate, ad esempio, con l’evitare di lasciar dormire il pargoletto, durante le ore del giorno, in stanze troppo buie e silenziose, così da fargli iniziare a distinguere il riposino dal “riposone”,  il piccolo intuirà che durante il “riposone notturno” non ci sono rumori e la stanza è più buia.
Sarebbe buona abitudine iniziare a marcare tale distinzione sin dai primi giorni di vita, quindi ok all’aspirapolvere mentre dorme, ok ad un tono di voce normale e magari anche ad un caffè con le amiche a casa; no al telefono fuori posto .

Un altro”sentiero” che vi posso indicare (ma i dettagli nello specifico spetta sempre a voi trovarli) è quello di cercare di mettere in pratica un vero e proprio rituale per la ninna.
Buona cosa è sicuramente quella di fare il bagnetto la sera indicativamente sempre alla stessa ora. Nulla succede se lo si salta una sera, se occasionalmente lo si anticipa o ritarda. Lo scopo è quello di creare un clima calmo, sereno, non troppo pieno di stimoli e rumori prima della ninna.
Come vi sentireste voi se, piene di sonno, vostro marito decidesse di invitare a casa qualche collega per una partita a carte tra uomini? Sarebbe sicuramente
difficile riuscire ad addormentarsi  in una situazione del genere, soprattutto   perché la stanza accanto si è trasformata in una “bisca clandestina”!

Stesso discorso per la poppata serale e per quelle notturne. Queste è il caso di farle in stanze poco illuminate, in penombra in modo da far mangiare il piccolo senza spezzargli troppo il sonno.
Sentire poi il suono della vostra voce che gli sussurra qualche dolce canzoncina lo aiuterà.
Molte volte i bambini, soprattutto quelli più piccoli, non vogliono dormire per timore di staccarsi dalla madre, anche se hanno sonno, ed ecco che iniziano i pianti, le urla e gli strilli (a volte dovuti anche da piccole e fastidiosissime colichette).  Sentire la voce della mamma faciliterà l’abbandono nella braccia di Morfeo.
Imparare a sussurrare al bambino è cosa molto importante, con un po’ di attenzione, lentamente,  tutte riuscirete a capire cosa vuole comunicare il vostro cucciolo con il pianto.


Altra diritta: cercate di non cullarlo troppo, cosa importante quanto difficile. Se da un lato il cullare riproduce il movimento a cui il bambino era abituato nel pancione, dall’altro potrebbe essere una vera e propria tortura per la nostra schiena.
Il modo migliore per aiutare a sviluppare la capacità di addormentarsi da solo è sicuramente  quella di far appisolare il bambino tra le braccia e poi poggiarlo nella culla.

E questa culla dove la mettiamo?

Inizialmente la migliore collocazione della culla è nella camera da letto con voi. Tenere il bimbo vicino soddisfa sia questioni affettive che pratiche.

Del resto il piccino è appena venuto fuori dalla vostra pancia, dove magari  andava anche un tantino stretto e trovarsi solo in una stanza grande lo farebbe sentire un po’ solo, soprattutto i primi giorni.
La collocazione è anche pratica in vista delle frequenti poppate notturne.

In linea generale è bene non precipitarsi verso la culla al primo lamento, molte volte il bambino si riaddormenterebbe in molto meno tempo se non arrivasse nessuno a disturbarlo.

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