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Neonati abbandonati: culle hi-tech salva bebè

Federica Federico

di Federica Federico

23 Maggio 2010

16 Maggio 2010 – I fedeli veronesi, entrando nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria troveranno, accanto ai simboli sacri, una piccola culla hi-tech per accogliere i neonati abbandonati.
È un nido caldo e sicuro per i meno fortunati, per gli innocenti a cui la vita non ha riservato l’abbraccio saldo della mamma. Ed è un conforto per quelle donne che non possono prendersi cura della loro creatura.

Le culle hi-tech, come quella scelta dalla parrocchia di Verona, nascono per accogliere i neonati in condizioni di assoluta sicurezza. Un bimbo che venga abbandonato appena dopo la nascita viene considerato a rischio anche in assenza di apparenti segnali di sofferenza. Questa “presunzione di rischio” dipende dal fatto che il parto è probabilmente avvenuto senza la dovuta assistenza, quindi anche senza un adeguato monitoraggio delle condizioni del bambino.

Le culle hi-tech per l’accoglienza dei neonati abbandonati usano la tecnologia per ottemperare al loro scopo: “salvare il bebè“. È per questo che sono dotate di uno speciale impianto di climatizzazione che garantisce al neonato un clima e un livello di umidità sempre costanti.
La vita del piccolo nato spesso può dipendere dalla tempestività dell‘intervento medico, è per questo che le cullette hi-tech assicurano il perenne contatto con la centrale sanitaria di pronto soccorso. Infatti, grazie all’alta tecnologia applicata a questa culle, non appena la mamma vi lascia la sua creatura il pronto intervento sanitario viene allertato e si attiva per il recupero del piccolo ospite.
Per di più, la struttura di questi “nidi tecnologici” mette il bimbo al riparo anche da possibili aggressioni esterne, in questo senso sono pensate per resistere a eventuali atti di vandalismo, nonché ai rischi di incendio.

La culla hi-tech è la moderna versione delle antiche ruote degli esposti. Ed è la tangibile e drammatica prova che l’abbandono è una realtà che pretende di essere affrontata con sensibile attenzione.

L’esperimento veronese non è il solo progetto salava bimbo attuato in Italia.

Vale la pena ricordare che a Roma è operativo, ormai da anni, lo sportello slavamemme e il numero verde salvabebè. Due operazioni intimamente connesse ed ugualmente protese alla tutela della vita e alla cura della maternità in favore delle donne che vivono nel disagio, nella povertà e nella disperazione.
Il numero verde salvabebè è operativo 24 ore su 24 e si propone di raccogliere le segnalazioni delle mamme che vogliono rimanere nell’ombra ed abbandonare il proprio bambino. Generalmente sono donne mortificate da una vita di stenti e miseria, e le condizioni disperate in cui vivono le inducono a partorire da sole o comunque senza alcuna assistenza qualificata. È l’ignoranza, che trova fertile terreno nella miseria e nel dolore, ad affiggere queste donne. È la “paura” che impedisce loro di conoscere e usare il diritto di partorire in ospedale nell’anonimato ed in condizioni di sicurezza. Diritto riconosciuto e garantito nel nostro paese.

I numeri dell’abbandono sono sconcertanti: secondo le ultime stime, nel nostro paese vengono abbandonati circa tremila neonati all’anno.
Questo dato, già grave oggettivamente, va esaminato anche sotto il più triste e drammatico risvolto dell‘infanticidio: molti dei bambini abbandonati muoiono. L’abbandono è nei fatti la causa del decesso di molti piccoli, morti di solitudine e di mancanza di cure, morti di freddo e di fame, morti prima di avere conosciuto un abbraccio affettuoso. Una società civile non può ammettere che un bambino possa morire in questo modo.
Se si pensa al lato amaro, duro e drammatico dell’abbandono, alla possibile morte del bambino come terribile epilogo di questa tragedia, allora le culle salva bebè ed ogni altra iniziativa di questo genere non possono che essere guardate ed accolte con favore.

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