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Van Gogh: la Notte Stellata Nasconde un “Mistero”

Un'impresa davvero sorprendente.

Gioela Saga

di Gioela Saga

02 Gennaio 2015

Il mistero dietro la Notte Stellata di Van Gogh

Abbiamo diversi modi di poter ammirare la realtà che ci circonda.

Possiamo, in qualche modo, essere dei fruitori passivi e limitarci a goderla con i nostri sensi in modo immediato.

Altri non si accontentano e vogliono riuscire ad interpretarla con rigore scientifico, studiandone le leggi e le relazioni.

Per alcuni invece entra in funzione ciò che si potrebbe definire poeticamente come “terzo occhio”, cioè una extra sensibilità che li rende in grado di vedere al di là della realtà e spesso, con l’istinto, arrivare ad interpretazioni a cui alcuni arrivano solo dopo lungo e approfondito studio.

Nella maggior parte dei casi appartenenti a quest’ultima categoria, abbiamo di fronte un artista che con la sua abilità ci accompagna in un viaggio, come un vate, in una dimensione che altri non sono in grado di percepire in modo istintivo.

Consideriamo poi che certe leggi matematiche astratte non sono di facile percezione per chi non possiede affatto una mente matematica e cioè dotata proprio di quella capacità di astrazione così specifica. Abbiniamo ora questa capacità innata a quella sopracitata, cioè una capacità artistica di poter rendere in modo visuale ciò che normalmente è astratto, ne avremo una miscela esplosiva di incommensurabile valore.

Ebbene come se già non bastassero gli usuali tributi e riconoscimenti fatti ad un genio pittorico come quello di Vincent Van Gogh, a lui va aggiunto anche il merito di aver visualizzato, e offerto a tutti noi, un’immagine sorprendentemente reale di un concetto tra i più difficili che la natura ci abbia mai regalato relativa alla fluidodinamica: quello del “flusso turbolento”.

Non solo è abbastanza evidente per tutti che il celebre pittore non avesse cognizioni in materia ma gli scienziati sarebbero riusciti ad ipotizzare le equazioni relative a questo fenomeno solo 60 anni più tardi!

Nel giugno 1889, Vincent Van Gogh dipinse ciò che vedeva, poco prima dell’alba, dalla finestra della sua stanza del manicomio Saint-Paul-de Mausole a Saint-Rémy-de-Provence, dove si era ricoverato dopo essersi tagliato un orecchio durante un episodio psicotico. Creò in quel frangente la celeberrima tela della “Notte stellata” dove le pennellate circolari creano un cielo notturno pieno di vortici di nubi e di mulinelli stellari.

Uno degli aspetti più straordinari del cervello umano è la capacità di riconoscere dei modelli e descriverli e Van Gogh, con la sua arte, è riuscito inconsapevolmente in un’impresa enorme, anche al di là della sua stessa immaginazione e comprensione e con nostro altrettanto stupore.

Come altri pittori impressionisti, per Van Gogh la funzione della luce era essenziale ed era fondamentale saperne cogliere il movimento, come gli effetti sull’acqua o nel cielo, come in questo caso, attraverso la luce delle stelle che scintilla e si scioglie attraverso onde lattiginose del cielo blu della notte.

Per creare questi effetti, spesso vengono usare pennellate marcate per cogliere il movimento della luce, la luminanza, che supera la normale percezione della realtà visiva che tende a mantenere il contrasto dei colori senza mescolarli.

Già 60 anni dopo, il matematico russo Andrey Kolmogorov fece misurazioni sperimentali che davano origine all’equazione di origine dei flussi turbolenti, sebbene una descrizione completa delle turbolenze rimanga una delle questioni irrisolte della fisica.

Non è facile spiegare ai “non addetti ai lavori” questo concetto matematico ma, per avvicinarci a ciò che significa e averne una vaga idea, teniamo presente che un fluido turbolento è sempre simile a se stesso se c’è una cascata di energia: i mulinelli grandi trasferiscono energia a quelli più piccoli, che fanno lo stesso in scala.

Esempi ne sono la macchia rossa di Giove, la formazione delle nubi e le particelle di polvere interstellare.

Nel 2004, con il telescopio di Hubble, degli scienziati osservarono i mulinelli di una nube di polvere intorno a una stella, e si ricordarono della “Notte stellata” di Van Gogh. Questo spinse scienziati di Messico, Spagna e Inghilterra a studiare in dettaglio la luminanza nei dipinti di Van Gogh. Scoprirono che c’è un preciso modello di strutture fluide turbolente, vicine all’equazione di Kolmogorov, nascosto in molti dipinti di Van Gogh.

I ricercatori hanno poi digitalizzato i quadri e misurato come la luminosità vari ogni due pixel.

Dalle curve misurate per la separazione in pixel, hanno concluso che i dipinti di Van Gogh del periodo di agitazione psicotica si comportano in modo straordinariamente simile alla turbolenza fluida.

Una ragione di più per definire Vincent Van Gogh un genio trasversale dell’arte visuale!

Fonte: Ed.ted

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