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Parto indotto: come e quando si pratica

di Mamma Silvia

28 Agosto 2010

La data presunta del parto è finalmente arrivata … ed è passata? Non un minimo accenno di contrazioni e il travaglio si fa decisamente attendere?

Se avete risposto si a entrambe le domande siete delle buone candidate all’induzione del parto.

Il parto indotto viene praticato infatti se le settimane di gestazione hanno superato la 41/42 senza che ci siano avvisaglie dell’inizio spontaneo del travaglio, perchè dopo la 40esima settimana la placenta comincia via via a “invecchiare” e potrebbe non garantire più al bambino il giusto nutrimento o ossigenazione. Può rendersi necessario anche nel caso in cui si sia rotto il sacco amniotico senza però l’avvio delle contrazioni, per non esporre il feto a rischio di infezioni, possibili dopo la rottura delle membrane, o ancora in casi di ritardi nella crescita del bimbo o scarsità di liquido amniotico.

Vediamo insieme i principali metodi usati per l’induzione:

Il gel di prostaglandine. Si tratta di un gel che provoca nella cervice ancora chiusa, il suo ammorbidimento, preparandolo alla dilatazione.

Il distacco delle membrane. Viene praticata se c’è dilatazione. Consiste nel staccare manualmente il sacco amniotico dalla parte inferiore dell’utero lasciandolo integro.

Il catetere di Foley. Si tratta di un catetere dotato di un palloncino all’estremità. Viene introdotto sgonfio nella cervice e successivamente gonfiato con soluzione fisiologica. Facendo pressione sul collo del’utero dall’interno come fosse la testa del bambino, dovrebbe stimolare la dilatazione e l’avvio del travaglio.

Rottura delle membrane. Se c’è già quanche centimetro di dilatazione viene introdotto attraverso la cervice una specie di uncino e con questo viene rotto il sacco amniotico. L’operazione è indolore e potrebbe dare l’avvio alle contrazioni

Ossitocina. La flebo di ossitocina induce l’avvio del travaglio e viene lasciata in sede per tutta la sua durata allo scopo di modulare l’intensità delle contrazioni man mano che procede. L’ossitocina può rivelarsi utile anche alla fine di un travaglio non indotto se l’intensità delle contrazioni cala o si ha addirittura un’interruzione.

Se nessuno di questi metodi induttivi funziona si ricorre al taglio cesareo.
Ci sono casi in cui l’induzione è sconsigliata. Eccoli:
-Se si tenta un parto naturale dopo un pregresso cesareo o si è subito un’intervento chirurgico all’utero.
-Se si ha sofferenza fetale tale da dover far nascere il bambino immediatamente.
-Se la placenta è previa o se c’è prolasso del cordone.
-Se si ha una gravidanza gemellare e il primo bambino non è cefalico.
-Se si ha una gravidanza plurigemellare.
Infine la domanda che tutte si pongono: “il parto indotto ha contrazioni più dolorose di quelle naturali?” In realtà non ci sono prove certe a sostegno di questa tesi. Raccontateci le vostre esperienze potrebbero fare chiarezza!

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