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Alimenti Contaminati: a Rischio Wurstel e Hamburger

Alcuni ricercatori svelano una situazione inquietante.Resta alta l'attenzione sugli alimenti contaminati e sui possibili rischi per gli uomini e gli animali

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

09 Luglio 2015

In questi giorni sul web si è diffuso una sorta di allarme, più esattamente la preoccupazione per alcuni alimenti contaminati da farmaci e di un possibile rischio per la salute.

A rendere nota la notizia è stata l’ANSA che in data 4 luglio divulgava, seppur in maniera molto sommaria, i risultati di una ricerca effettuata dai dipartimenti di Veterinaria dell’Università di Torino.

Alimenti contaminati: facciamo chiarezza.

alimenti contaminati

Rischio Farmaci in Wurstel e Hamburger, questo il titolo usato dell’ANSA, titolo poi ricalcato su molti altri siti, testate giornalistiche comprese, e che anche noi abbiamo ripreso su facebook per meglio ricostruire la notizia e fare una maggior chiarezza.

Nel testo della sopra citata agenzia la situazione cambia, anche se di poco, da “Rischio Farmaci in Wurstel e Hamburger” si è passati a “Pericolo contaminazione da farmaci negli alimenti per cani e gatti, ma anche in wurstel, hamburger e più in generale cibi da fast food o street food”.

Il numero degli alimenti contaminati deve quindi essere considerato maggiore?

A fornire ulteriori dettagli è il sito Repubblica.it che, finalmente, ci riporta alla vera fonte della notizia.

Lo studio infatti, effettuato dai dipartimenti di Veterinaria dell’università di Torino, in collaborazione con gli atenei di Napoli e Potenza e con il centro Ricerca e Sviluppo della società Sanypet, è stato pubblicato sulla rivista “Poultry Science”, una rivista internazionale che ogni mese pubblica documenti originali, ricerche e recensioni di scienza di base applicata al pollame.

Come si legge nell’estratto della ricerca, lo studio aveva come scopo ultimo quello di determinare la concentrazione di ossitetraciclina (oxytretracycline OTC) nel tessuto osseo e in quello muscolare dei polli e di testare gli effetti citotossici di tale concentrazione su una cellula in vitro.

Alimenti contaminati: lo studio

Precisiamo innanzitutto che l’ossitetraciclina è un antibiotico appartenente alla classe antibiotica delle tetracicline e, come riportato anche nell’introduzione della ricerca, viene utilizzato negli allevamenti intensivi di pollame per evitare che le condizioni ambientali, spesso favorevoli allo sviluppo e alla diffusione di malattie infettive, possano compromettere lo stato di salute degli animali.

Nello specifico, vengono utilizzati maggiormente nelle produzioni di pollame gli antibiotici appartenenti alla classe delle tetracicline perché hanno un basso costo, una buona efficacia e non presentano effetti collaterali.

Tuttavia l’uso di tali farmaci deve essere comunque controllato in quanto il prodotto finale, quello destinato al consumo, non presenti un livello massimo residuo superiore alla soglia stabilita dall’Unione Europea. Tale soglia è stata imposta nel 2010 al fine di tutelare la salute dei consumatori.

Se tale soglia viene rispettata, perché stiamo parlando di alimenti contaminati?

Partendo da un campione di 72 polli, sia maschi che femmine, presi al primo giorno di vita e successivamente suddivisi in due gruppi (quelli non trattati e quelli trattati con antibiotici), i ricercatori, dopo 35 giorni di studio, hanno dimostrato che le concentrazioni di OTC rilevate nei muscoli dell’animale erano al di sotto della soglia minima mentre le concentrazioni di OTC rilevate nelle ossa degli stessi superavano di 100 volte il livello consentito.

alimenti contaminati

Alimenti contaminati: le conclusioni dei ricercatori.

Le elevate concentrazioni di OTC rilevate nelle ossa sono state poi analizzate per verificare la citotossicità delle cellule, più esattamente gli studiosi hanno effettuato i test su una cellula in vitro.

Purtroppo non è possibile parlare di risultati rassicuranti.

“Questo sistema in vitro – si legge nell’estratto dello studio – ha rivelato un significativo effetto pro-apoptotico (responsabile della morte delle cellule) sia sulla linea cellulare K562 sia sulle culture di PBMC. Questo risultato suggerisce potenziali rischi per la salute umana e animale a causa dei residui di tetraciclina contenuti nelle ossa degli animali trattati nella catena alimentare.

Non tutti sanno che negli allevamenti di pollame le ossa vengono utilizzate per la produzione di farina di ossa, alimenti per animali domestici, soprattutto cibo secco per animali, e carni e sottoprodotti di pollame (wurstel, hamburger e vari prodotti confezionati).

E’ possibile riconoscere questi ultimi, le carni e i sottoprodotti di pollame, dalla dicitura “carne separata meccanicamente (Csm)”, ossia le carni ricavate mediante mezzi meccanici che rimuovono la carne da ossa carnose dopo il disosso o da carcasse di pollame (fonte documento UE).

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Alimenti contaminati: che rischi ci sono per la nostra salute?

I ricercatori non nascondono preoccupazione, in particolar modo per gli animali domestici, cani e gatti, anche se affermano che si necessita di altri studi specifici per effettuare valutazioni precise circa la tossicità degli alimenti contaminati. Ecco quanto si legge nella parte finale del documento di ricerca:

“Oltre al fatto che è necessario essere prudenti nel trarre conclusioni in merito alle implicazioni tossicologiche in vivo – si ricorda che gli esami di tossicità sono stati effettuati su una cellula in vitro, ndrnon si può escludere che i residui di OTC nelle ossa di polli trattati possono indurre risposte biologiche in animali domestici e consumatori umani. È interessante notare che sono stati osservati livelli sierici di OTC e doxiciclina superiori ai limiti di sicurezza nei soggetti palestrati con sintomi di intolleranza alimentare (Di Cerbo et al., 2014 )”.

Infine gli autori ipotizzano che i residui di antibiotico rilevati nelle ossa dei polli possano essere responsabili di diverse intolleranze alimentari:

“I residui di antibiotico tetraciclina trasferiti ai consumatori finali potrebbero fungere da apteni e provocare nei soggetti delle specifiche intolleranze verso una vasta gamma di prodotti alimentari. Ulteriori studi sono necessari per confermare questa ipotesi”.

 

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