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Chirurgia plastica per aumentare il seno, intervento di mastoplastica additiva

Federica Federico

di Federica Federico

02 Giugno 2011

Chirurgia plastica seno e intervento di mastoplastica additiva, tutto ciò che c’è da sapere

  • Il seno,
  • le protesi mammarie,
  • il silicone,
  • l’intervento di mastoplastica additiva al seno,
  • i rischi connessi alla procedura chirurgica,
  • il post operatorio,
  • i controlli e la prevenzione.

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico, specificamente è una operazione di  chirurgia estetica. Il risultato perseguito da chi si sottopone all’intervento è, normalmente, l’armonia del fisico, la bellezza del corpo e l’appagamento della mente.

L’obiettivo ultimo della mastoplastica additiva è l’ottenimento di un aspetto fisico “bello e piacevole”. Comunemente ciò si realizza senza gravi problemi o complicanze, tuttavia per ottenere il seno desiderato è necessario sottoporsi ad un intervento chirurgico  invasivo e condotto in anestesia totale. Ciò posto, non va mai perso di vista il percorso che, grazie alla mastoplastica additiva, permette l’aumento di volume del seno, ovvero non vanno mai trascurati gli aspetti propri della pratica chirurgica.

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico eseguito in analgesia totale e realizzato attraverso l’inserimento nella regione mammaria di apposite protesi. Chi voglia eseguire la mastoplastica additiva deve indagare e conoscere, punto per punto, l’intero percorso medico – chirurgico che si accinge ad affrontare.

  • Il seno delle donne

Il seno per una donna non è semplicemente una parte del corpo, un elemento o una porzione del fisico, esso è espressione e manifestazione della femminilità.

L’esistenza di un seno “normale” su un corpo di donna conferisce al fisico l’adeguato aspetto femminile e, contemporaneamente, la crescita del seno ed il suo mantenimento nel tempo si possono legare ad aspetti emotivi che coinvolgono, in diversi modi e differenti misure, più sfere emozionali e relazionali individuali.

Non casualmente nel definire il “concetto di seno”, inteso non come elemento fisico, ma come intima espressione della essenza femminile, esso è stato aggettivato come “normale”. Qui nel argomentare la mastoplastica additiva, vogliamo, infatti, sottolineare come essa possa divenire anche il mezzo per raggiungere un equilibrio fisico “ordinario e misurato”, negato dalla natura o perduto nel tempo.

Nell’immaginario comune il “seno al silicone” è collegato all’eccesso, a petti gonfiati oltre misura per una estrema esigenza d’apparire. Ma  questa espressione “limite” della mastoplastica additiva – che pure di fatto esiste – è solo un aspetto relativamente marginale di tale pratica medica. Nella realtà comune ogni anno vengono effettuati milioni di interventi di chirurgia plastica al seno e nella maggior parte dei casi essi sono volti semplicemente a restituire “normalità” a donne che, per varie ragioni, hanno perduto l’armonia fisica e l’espressione corporea di femminilità incarnata dal seno.

La mastoplastica additiva risolve difetti estetici collegati a:  seni poco sviluppati o non sviluppati, sviluppati diversamente l’uno dall’altro con conseguente differenza di grandezza tra le mammelle, seni cadenti, seni asimmetrici o svuotati dopo gravidanze ed allattamenti. Con le debite precauzioni ad essa si può ricorrere anche per ricostruire il petto, leso da gravi malattie superate con pratiche chirurgiche di asportazione.

Nessun seno è uguale ad un altro. E ciò vale tanto per un petto naturale, quanto per uno “artificiale”.

Anche dalle mani di uno stesso chirurgo, sebbene adoperi le medesime protesi nel medesimo modo, su donne differenti verranno ottenuti risultati sempre unici ed individuali.  L’effetto finale, infatti, dipende dalla scelta della forma delle protesi, dalle misure del torace della donna su cui va “cucita” la giusta grandezza del petto, dalla reazione del fisico ed anche dall’investimento emotivo che ogni donna fa sull’operazione.

Molte donne arrivano alla mastoplastica additiva “mortificate” dal loro corpo, quindi scelgono l’intervento per risolvere una reale disarmonia tra mente e fisico.

Il corpo porta i nostri pensieri, conduce nel mondo le nostre azioni, ci inserisce nei rapporti sociali e materialmente ci garantisce il contatto con gli altri. Quando possediamo il nostro corpo, ovvero quando viviamo in armonia con esso riusciamo anche ad esprimere noi stessi e le nostre potenzialità nel miglior modo possibile. I latini usavano parlare di Mens sana in corpore sano.

Fisiologicamente che cos’è il seno?

Il seno o le mammelle sono fisicamente costituite da:

– tessuto adiposo

– tessuto ghiandolare

– dotti galattofori

– vasi sanguigni

– nervi e dotti linfatici

– cute

– muscolo grande pettorale (che citiamo perché interessa la mastoplastica additiva pur non essendo esattamente parte delle mammelle perché si colloca dietro esse).

  • Le protesi mammarie

Le protesi mammarie sono gli “strumenti” attraverso cui il chirurgo garantisce alla donna la realizzazione del suo desiderio: avere un seno più grande, più simmetrico, più alto, rimodellato o nuovamente pieno.

Ogni donna avrà una propria aspirazione rispetto al suo seno ed essa dipenderà da una vasta pluralità di fattori.

Per soddisfare ogni “modello femminile”  esistono diversi generi di protesi

Rispetto al materiale di cui si compongono le protesi mammarie possono distinguersi in:

–         Protesi al silicone,

–         Protesi con soluzione salina.

Entrambe hanno un involucro di silicone ciò che differisce è il contenuto e le modalità di riempimento:

– nelle prime (protesi al silicone) l’involucro delle protesi è riempito con un gel di silicone;

– nelle seconde (protesi con soluzione salina) l’involucro delle protesi è riempito con soluzione fisiologica salina a base di acqua e sale;

– le protesi al silicone sono pre –riempite, infatti sono anche dette a forma stabile;

– le protesi con soluzione salina vengono riempite nel corso dell’intervento.

Il silicone ha una struttura indeformabile, ciò permette alle protesi di mantenere inalterata la loro forma, inoltre, nei suoi diversi livelli di coesività, il silicone raggiunge compattezze assai simili alla naturale struttura del seno femminile, alla sua comune morbidezza al tatto e flessibilità nei movimenti.

La soluzione salina, invece, ha una consistenza “morbida” che finisce col determinare un risultato meno naturale rispetto al silicone.

Le protesi moderne hanno involucri sicuri che minimizzano i rischi di dispersione di silicone o sostanza salina nell’organismo.

Rispetto alla forma le protesi mammarie possono distinguersi in:

–         Protesi rotonde,

–         Protesi anatomiche a goccia.

Sgomberiamo subito il campo da un falso mito: le protesi anatomiche non sono migliori di quelle rotonde. Dal punto di vista strutturale e funzionale le protesi anatomiche e quelle rotonde si equivalgono, la scelta dipende dalla struttura del seno e del corpo femminile su cui saranno collocate.

Le protesi anatomiche riflettono il naturale profilo del seno, hanno una caratteristica forma a goccia grazie alla quale assicurano una pienezza maggiore nella parte inferiore del petto (sono molto indicate nella correzione delle asimmetrie).

Le protesi rotonde garantiscono un risultato finale di “pienezza a tutto tondo”, un riempimento uniforme.

“Quanto devono essere grandi le protesi?”

Nella scelta della “giusta misura” il chirurgo considererà una pluralità di fattori:

–         le aspettative della cliente (per cui  risulta molto importante parlare approfonditamente con il chirurgo dei propri desideri circa il risultato finale);

–         la misura del torace, attraverso cui il medico calcolerà l’ampiezza del diametro delle protesi, ovvero della base dell’impianto (il chirurgo pratica un vero e proprio studio del torace della paziente prima di determinare la misura finale);

–         l’elasticità della pelle;

–         la quantità di tessuto mammario;

–         la complessiva struttura fisica della donna.

  • Il silicone

Il silicone è sicuro?

Questa è una delle prime domande che si pone ogni donna interessata alla  mastoplastica additiva.

Ciò che si può dire circa il silicone senza pericolo di errore è che esso gode di un largo consenso, è normalmente considerato come molto sicuro.

Il silicone trova ampio impiego nella industria farmaceutica ed alimentare. Di esso si compongono parecchi dispositivi medicali: dalle valvole cardiache ai fili per sutura. Il silicone è variamente presente anche nei prodotti cosmetici: dai deodoranti alle creme abbronzanti passando per i rossetti.

 

  • Come avviene l’intervento di mastoplastica additiva al seno?

La mastoplastica additiva consta nell’inserimento delle specifiche protesi nella regione mammaria, sopra o sotto il muscolo grande  pettorale.

La collocazione sotto il muscolo grande pettorale, così detta collocazione sottomuscolare, normalmente minimizza le complicanze legate al pericolo di caduta verso il basso delle protesi, perché di fatto il muscolo sostiene l’impianto. Inoltre, ponendo la protesi sotto il muscolo del petto si garantisce un più agevole controllo della ghiandola mammaria che resta facilmente visibile con l’ausilio degli ordinari strumenti di screening.

La scelta della sede in cui collocare le protesi spetta al medico che deciderà sulla base di una pluralità di fattori. Tenendo conto delle peculiari caratteristiche anatomiche della paziente e una volta considerate le sue specificità: dalla elasticità della pelle, alla tipologia del tessuto mammario preesistente, sino alla considerazione dell’ obiettivo finale.

 

 

Come vengono inserite le protesi nel seno?

L’incisione per l’inserimento delle protesi può essere localizzata in tre differenti punti:

–         lungo la piega cutanea sotto il seno, così detta incisione inframammaria;

–         lungo il bordo dell’aureola, così detta incisione periareolare;

–         sotto l’ascella, così detta incisione transascellare.

Secondo una certa scuola di pensiero, non necessariamente condivisa da tutti, all’incisione periareolare andrebbe preferita quella sotto il seno quando la donna che si sottopone all’intervento potenzialmente potrebbe nel suo futuro divenire mamma e volere allattare (è questo il caso di pazienti molto giovani o che comunque non hanno ancora sperimentato la maternità). Nel caso della incisione inframammaria, infatti, non si incide sul capezzolo e quindi non si corre il rischio che la ferita collocata su di esso possa limitare in qualunque modo l’allattamento. Laddove normalmente è possibile allattare pure essendosi sottoposte ad una mastoplastica additiva, le protesi non interferiscono con il successo dell’allattamento.


Per sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva in condizioni di sicurezza è necessario:

–         rivolgersi ad un professionista serio, ovvero un medico specializzato in chirurgia estetica;

–         fruire di una struttura adeguatamente attrezzata. È auspicabile che tali interventi vengano compiuti in ospedali o cliniche dotati di sicure sale operatorie;

–         effettuare un controllo appurato delle proprie condizioni di salute.

 

Normalmente chi intenda sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva esegue uno screening completo che in genere comprende i seguenti esami clinici preoperatori:

–         eco mammaria

–         glicemia

–         azotemia

–         creatine mia

–         sideremia

–         bilirubinemia totale e frazionata

–         GOT

–         GPT

–         colinesterasi

–         elettroliti

–         quadro proteico

–         VES

–         TAS

–         PRC

–         emocromo completo con formula

–         PT

–         PTT

–         INR

–         fibrinogeno

–         emogruppo

–         markers epatite

–         esame urine

–         HIV

–         elettrocardiogramma e visita cardiologica

–         Rx-torace

 

Prima dell’intervento il paziente deve:

–         Informare il chirurgo di qualsiasi cura farmacologica in corso, è opportuno dare notizia al medico anche dell’uso di anticoncezionali;

–         non fare uso di medicine contenenti acido acetilsalicilico (esempi: aspirina, vivin c, alka seltzer) nei giorni antecedenti l’operazione;

–         eliminare o ridurre drasticamente il fumo nella settimana precedente all’intervento;

–         segnalare l’insorgenza di raffreddore, mal di gola e tosse, nonché di malattie della pelle;

–         non consumare cibi né bevande a partire dalla mezzanotte antecedente al giorno dell’intervento;

–         praticare un bagno di pulizia prima dell’intervento,

–         depilare le ascelle e rimuovere smalti dalle unghie di mani e piedi.

  • Quali sono le conseguenze della mastoplastica additiva e quali i rischi connessi alla procedura chirurgica?

Il Dolore è una conseguenza fisiologica di tutti gli interventi invasivi, inevitabilmente esso si presenta! L’intensità e la durata dei dolori variano da soggetto a soggetto, la scomparsa di ogni fastidio, risentimento o indolenzimento dipende della risposta fisica come dalla individuale soglia di tolleranza.

Tutte le operazioni chirurgiche espongono il paziente al rischio di contrarre Infezioni. Tale eventualità negativa si allontana avvalendosi di una buona sala operatoria, rispettosa di ogni parametro igienico – sanitario, nonché praticando una debita terapia antibiotica durante e dopo l’intervento.

Sanguinamento.

Di grande importanza nella procedura chirurgica di mastoplastica additiva sono i drenaggi, che verranno applicati alla paziente in seduta operatoria e rimossi solo dopo 2 giorni. Questo “presidio chirurgico” limita i rischi connessi al sanguinamento, nonché il pericolo di contratture capsulari. Cosa sono le Contratture capsulari?

Normalmente il corpo umano reagisce all’inserimento di un elemento estraneo, nella fattispecie le protesi mammarie, “isolandolo”. In che modo il fisico realizza tale processo di isolamento? L’organismo forma  intorno al corpo estraneo una capsula di tessuto fibroso. Si tratta di una fisiologica reazione del sistema immunitario. L’anomalia che può verificarsi rispetto alle protesi mammarie è la seguente: con le protesi mammarie può accadere che la capsula, dopo la sua formazione, si contragga, si “stringa”intorno alle protesi. Tali contratture capsulari, a seconda della gravità, potrebbero causare dolori, danneggiare il risultato dell’intervento conferendo al seno un aspetto duro ed innaturale, determinare la formazione di pieghe o alterare la forma dei seni, provocare lo spostamento delle protesi o un loro movimento capace di generare asimmetrie.

Le contratture capsulari sono una conseguenza imprevedibile dell’intervento.

 

Va precisato, per esigenze di completezza, che sono assai rare le forme gravi di contratture capsulari. Pur non essendo nota la causa determinante di tale fenomeno, esso può essere “limitato” dal corretto uso di un duplice accorgimento: i drenaggi ed i massaggi.

Trascorsi sette giorni dall’intervento il chirurgo procederà alla rimozione dei punti. Una volta eliminati i punti di sutura è auspicabile che la paziente dedichi 20 minuti al mattino e 20 alla sera al massaggio del suo seno. Dovrà farlo delicatamente, vincendo il dolore e “l’imbarazzo” nel rapporto con il suo nuovo elemento corporeo. Massaggiando il seno si fa muovere la protesi in ogni direzione, quindi un efficace massaggio favorisce, attraverso tale movimentazione delle protesi,un allargamento di quella camera che naturalmente il fisico crea intorno al corpo estraneo minimizzando i rischi di contrattura capsulare.

Ove si scelga una protesi anatomica ai rischi sopra descritti se ne aggiunge un altro: il capovolgimento della protesi. Quando si capovolge una protesi rotonda nulla accade, la forma del seno e l’effetto estetico ottenuto con l’intervento non subiscono variazioni di sorta. Diversamente quando il capovolgimento interessa protesi anatomiche a goccia l’effetto estetico viene immancabilmente compromesso ed è indispensabile intervenire per “ripristinare” le condizioni del seno.

A questi possibili “effetti” indesiderati si aggiungono i generici rischi dell’anestesia, nonché più remote complicanze di specie legate ad esempio alla cicatrizzazione, alla errata collocazione delle protesi o ad asimmetrie imprevedibili, ad aderenze o a rotture traumatiche e non delle protesi.

Tutti gli effetti “indesiderati” dell’intervento di mastoplastica additiva vanno considerati nella scelta finale e devono essere dettagliatamente esposti nel consenso informato. Il consenso informato rappresenta quel documento in forza del quale il paziente attesta di essere venuto a conoscenza di ogni aspetto della mastoplastica additiva e di sottoporsi ad essa con coscienza e responsabilmente. Quindi quando vi verrà sottoposto il consenso informato per la firma del documento, fermatevi e leggetelo. In vero sarebbe auspicabile che tale documento venisse prestato al paziente con anticipo sull’intervento poiché è un testo ricco di tecnicismi e la sua esatta comprensione necessita spesso di un confronto con il medico.

 

 

 

 

  • Il post operatorio

La mastoplastica additiva al seno non richiede degenza in ospedale o in clinica, se non ci sono complicazioni e la paziente si sente “serena” può rientrare a casa alcune ore dopo l’intervento. Naturalmente dovrà affrontare ogni ”attività” con le debite cautele.

Due giorni dopo l’intervento verranno eliminati i drenaggi, ed a sette giorni dall’operazione saranno tolti i punti.

Dopo la rimozione dei punti avranno inizio i massaggi.

La ripresa è soggettiva, c’è chi dopo 7 giorni riacquista una piena funzionalità delle braccia, si pettina e le solleva con una certa disinvoltura, e chi, diversamente, impiega più tempo a liberarsi da i “fastidi dell’operazione”.

È necessario predisporre un accompagnamento in auto dopo l’intervento.

Per almeno 2giorni non si deve fumare.

Per una settimana non va portata l’auto ed è sconsigliabile l’attività sessuale.

Per almeno due settimane vanno evitati sforzi e pesi, ovvero attività fisiche tali da incidere sui muscoli pettorali.

Per un mese va indossato un reggiseno di sostegno.

Per un mese è consigliata l’astensione da attività sportive.

Per un mese è preferibile non esporsi al sole o al calore intenso (niente saune né lampade).

È consigliabile non dormire sulla pancia nel corso del primo mese.

  • I controlli e la prevenzione

Tutte le donne dovrebbero normalmente eseguire l’autopalpazione e l’eco mammaria o la mammografia, a seconda delle indicazioni mediche.

Nella esecuzione degli esami clinici la donna che porti delle protesi mammarie deve informare il personale medico che agirà con la debita attenzione valutando anche la collocazione della protesi.

Le protesi di mammarie  e l’intervento di chirurgia plastica al seno di norma consento di ottenere soddisfacenti risultati estetici e assolutamente permettono di condurre una vita del tutto normale.

Le protesi hanno una vita medi di 10\15 anni, si può giungere sino a 20, ma nel tempo andranno comunque sostituite.

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