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Gravidanza: quando il bambino nell’utero non ha abbastanza spazio

di Dott.ssa Valeria Portaluppi

06 Giugno 2011

La restrizione dello spazio nella vita fetale e sue conseguenze sui neonati

L’utero, dopo il concepimento, accoglie l’embrione in un ambiente il più confortevole possibile: gli strati soffici e ripiegati dell’endometrio, il tessuto che ricopre l’interno dell’utero, creano un ambiente con le perfette caratteristiche per permetterne il suo impianto e il suo sviluppo futuro.

 

Per una moltitudine di cause, non sempre, queste condizioni ottimali, si manifestano. Il bacino materno può presentare evidenti asimmetrie strutturali legate al sistema muscolo scheletrico, causate magari da un ipertono delle pareti addominali, forti aderenze cicatriziali esiti di interventi chirurgici, anomalie della forma dell’utero ed ipertono delle pareti dello stesso. La casistica prosegue con i parti gemellari, dove lo spazio progettato per uno solo deve essere suddiviso tra più ”inquilini”, la presenza di fibromi, patologie come la gestosi, che aumenta la pressione interna, poli idromios (eccessiva quantità di liquido amniotico), oligo idromios (scarsa quantità di liquido amniotico) con ovvie ripercussioni sul feto, anormale posizionamento fetale all’interno dell’utero.

Le ripercussioni di tali restrizioni si distribuiscono per intero al feto, con manifestazioni più o meno evidenti. A livello osseo tale stato disfunzionale provocherà un’alterazione del tessuto stesso che tenderà a perdere le proprie caratteristiche di flessibilità e, sotto la spinta di tali forze, l’osso arriverà anche a deformarsi così come accade anche per le articolazioni. Ciò può riguardare sia la parte appendicolare, sia il tronco, sia il bacino e sia il cranio del feto. La compressione produrrà i suoi effetti anche sui tessuti fasciali producendo dei fenomeni torsivi e di inclinazioni laterali, così come gli effetti non risparmieranno i liquidi con ripercussioni su sangue, linfa, sul liquido cefalorachidiano e sulla massa cerebrale. Risulta evidente inoltre l’effetto che tale costrizione provoca a livello viscerale sia in zona toracica sia addominale e pelvica.

I bambini che hanno subito forze compressive manifestano vari atteggiamenti che possono presentarsi singolarmente o in una combinazione di essi: il bambino può evidenziare asimmetrie cranio facciali, disfunzioni in rotazione o flesso-estensione dei differenti tratti della colonna vertebrale, che a loro volta sosterranno altre disfunzioni come ad esempio l’incapacità di alimentarsi correttamente a causa di una disfunzione a livello cervicale che ne limita l’estensione del capo o come, per una disfunzione a carico della giunzione cervico-dorsale, delle limitazioni di mobilità degli arti superiori che il bambino manifesterà nel non voler essere vestito e svestito. Anche un torcicollo potrebbe essere la conseguenza di uno stato compressivo o sul cranio o sul tratto cervicale che ha prodotto un accorciamento dello sternocleidomastoideo (il muscolo del collo che mantiene appunto la posizione del torcicollo). Ritardi o assenza delle fasi di gattonamento e di andatura in stazione eretta per le compressioni che si sono manifestate a livello del bacino, del tratto lombare e della giunzione lombo sacrale. Bambini irrequieti che si addormentano solo in braccio, dove si trovano in una posizione confortevole, ma che appena posizionati supini si svegliano perché la compressione ha prodotto una facilitazione della colonna vertebrale in flessione che viene a mancare appena posizionati nella culla. Deformazioni dei piedi, in varismo (quando il piedino si presenta con una forma a C con una concavità verso l’interno) o più raramente in valgismo calcaneare (deformazione opposta alla precedente), deformazione ad arco della tibia e talvolta anche del femore. Le deformazioni possono presentarsi anche agli arti superiori, la loro incidenza è molto bassa.

La gestione osteopatica in caso di costrizione fetale può aiutare notevolmente i piccoli pazienti. Attraverso la valutazione palpatoria l’osteopata cercherà gli effetti che tali forze hanno avuto sulle diverse strutture. Il bambino verrà trattato sino alla scomparsa delle deformazioni tessutali e dovrà essere trattato in previsione di importanti tappe di crescita. Sarà inoltre importante istruire i genitori in un’attenta osservazione dei propri figli, per coglierne i cambiamenti, nella mobilità generale e/o nella mobilità e coordinazione più specifica come per esempio nel modo di camminare o di compiere un gesto più fine, in modo tale da capire quando i bambini devono tornare per essere nuovamente trattati. Si tratterà di un processo abbastanza lungo, in quanto il bambino potrebbe aver subito tali costrizioni per molto tempo. Il corpo, come già detto, viene trattato nella sua totalità. L’approccio è quindi inizialmente globale per poi diventare sempre più specifico lì dove ancora i tessuti evidenziano la necessità di essere trattati. Poiché le ossa presentano, per la maggior parte di esse una matrice cartilaginea, è indispensabile trattare un osso in crescita per condizionarne la malleabilità e la flessibilità che sono andate compromesse a seguito del processo costrittivo. Proprio la caratteristica cartilaginea delle ossa fornisce però una notevole potenzialità di correzione e di modificazione delle ossa stesse.  I risultati del trattamento dipendono dallo stadio di ossificazione antecedente al trattamento, da qui l’importanza di un approccio precoce. Lo sviluppo del sistema muscolo scheletrico è condizionato anche da altri sistemi, quindi è importante nuovamente chiedere l’aiuto da parte dei genitori, che siano attenti ad una corretta alimentazione e al mantenimento di una buona salute generale: energia necessaria, ore di sonno adeguate, sufficiente digestione, adeguata attività motoria e un sereno aspetto psico-sociale.

 

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