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Caffè e stress possono essere causa di allucinazioni uditive

di Dott. Giuliano Gaglione

08 Giugno 2011

Capita mai, cari lettori, che vi svegliate di primo mattino e non appena aprite lentamente le palpebre, chi vi sta attorno inizia a tartassarvi di domande e informazioni, al punto tale di desiderare di tornare indietro nel tempo e rituffarvi tra le accoglienti braccia di Morfeo? Non ci sono tappi per le orecchie che tengano; la presenza e la voce di chi vive con voi vi segue imperterrita e continua inesorabilmente il terzo grado e guai se non rispondete in maniera più che esaustiva.

Per placarsi in questa irritante situazione cosa c’è di meglio di un caffè? Magari caldo, zuccherato al punto giusto o amaro, con una goccia di latte che lo addolcisce ancor di più.

E’talmente gradevole l’odore e il sapore di un buon caffè che non sappiamo cedere alla sua tentazione e dunque in un batter d’occhio  abbiamo già ingerito un’altra tazzina e con lo scorrere del giorno come si fa a resistere ad un altro sorsetto di questa bevanda scura?

Arrivati al quarto e al quinto caffè dobbiamo stare attenti perché se si supera questo numero compaiono per magia voci assillanti come quelle del primo mattino e non c’è più via di uscita, non c’è modo per scacciarle (a parte eventuali farmaci!).

Ebbene sì, l’assunzione di più di cinque caffè, unita allo stress, potrebbe provocare allucinazioni uditive, ovvero ascoltare voci che in realtà in quel preciso istante non vengono emesse.

Questa è la conclusione di una ricerca effettuata presso l’Università di La Trobe – University School of Psychological Sciences – Melbourne (Australia) e pubblicata sul Daily Telegraph, attraverso cui i ricercatori, guidati dal Professor Simon Crowe hanno inizialmente reclutato 92 soggetti e poi li hanno divisi in quattro gruppi, in base alle combinazioni alta/bassa caffeina – alto/basso livello di stress.

A tali soggetti veniva intimato che durante l’ascolto di un rumore indistinto avrebbero improvvisamente ascoltato le note di White Christmas di Bing Crosby e, nel momento in cui avrebbero ascoltato i tratti di questa melodia i soggetti dovevano premere un pulsante.

I risultati mostrano che i soggetti sottoposti ad un elevato livello di stress e che hanno bevuto più di cinque tazze di caffè hanno premuto il pulsante,  reputando dunque di aver ascoltato la canzone di Crosby.

In realtà durante l’esperimento non è stata trasmessa alcuna canzone e tale conclusione ha suscitato al Prof. Crow l’ipotesi secondo cui la combinazione tra stress e caffeina potrebbe produrre degli effetti simili ad una psicosi; per tal motivo sarebbe utile evitare un uso eccessivo di questa bevanda.

Sull’invito del Professore di limitare l’utilizzo di caffè sono assolutamente d’accordo, non dimentichiamo che ingurgitare una buona tazza di caffè da un lato è un sollievo sia per le papille gustative che per la vigilanza, dall’ altro può provocare a lungo andare danni non indifferenti alla salute.

Personalmente prenderei con le pinze la realtà di questo studio sia perché il campione a mio avviso non è elevatissimo per poter generalizzare questo fenomeno, sia perché il disturbo è talmente complesso e importante che determinarlo da un esperimento non eccessivamente sofisticato sarebbe alquanto imprudente.

Non dimentichiamo che possono essere diverse le interpretazioni relative alle risposte errate date dai soggetti: per esempio essi potrebbero essere talmente stressati e assorti  nei propri  pensieri che, per evitare una brutta figura hanno premuto il pulsante in modo tale da far capire agli sperimentatori di essere stati attenti.

Accolgo con piacevolezza questo studio che se da un lato spero funga da esperimento pilota qualora si volesse approfondire la correlazione tra caffeina e psicosi, dall’altro rappresenta un importante spunto di riflessione sui rischi connessi a questa bevanda.

 

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