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Batterio killer e sicurezza del cibo biologico

Federica Federico

di Federica Federico

29 Giugno 2011

Il Batterio killer, l’E.Coli, che dalla Germania ha diffuso, paura, morte ed “insicurezza” ha “travolto” le colture biologiche perché alcuni degli alimenti che sono stati messi “sotto accusa”  erano biologici e i veicoli dell’Escherichia Coli sembrano essere stati coltivati in aziende bio. Ciò ha aperto un dibattito sul biologico.

È di queste ore la notizia di una “presa di posizione” chiara dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ che “allerta” i consumatori, invitandoli a fare attenzione: “Naturale non significa buono”, suggeriscono gli esperti.

Sulle pagine del settimanale Oggi parla il direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, Silvio Garattini e dichiara: “Questi prodotti biologici, che si giovano solo di sostanze naturali, si arrogano meriti spesso indebiti”. “Ci si può chiedere se l’infezione sarebbe avvenuta, se invece di usare il letame si fossero utilizzati concimi chimici e se non sarebbe prudente,  con le dovute precauzioni e nei casi in cui sia necessario, non disdegnare l’impiego di qualche pesticida”, prosegue Garattini.

In sostanza, ciò che emerge dalla posizione di Grattini, è una richiesta di attenzione ai consumatori, uno stimolo alla riflessione. In realtà la qualità finale del prodotto dovrebbe essere valutata in termini di bontà e garanzia per il consumatore, questo “risultato ultimo” dovrebbe contare più d’ogni altro dato teorico. È il prodotto finale che da ragione e attesta la validità di un processo produttivo.

Non necessariamente un processo industriale è meno “garantito” e “buono” di uno bio. Laddove poi il confezionamento di un prodotto bio e la sua immissione sul mercato aperto alla distribuzione di massa, pretende comunque una “manipolazione” del bene compiuta con caratteristiche “industriali”. Il che equivale a dire che acquistando il prodotto marcato bio non dobbiamo illuderci di avere comperato il bene appena “raccolto dall’orto domestico”. Il bio pretende, come ogni acquisto alimentare, l’attenzione e la cautela del consumatore.

Il biologico sta in una certa misura divenendo un fenomeno “alla moda”, basti pensare che nei primi due mesi dell’anno 2011 le vendite di prodotti bio confezionati sono cresciute del 13%,  la pasta bio ha registrato un incremento pari a +97% e la mozzarella pari a +120%. I prodotti ortofrutticoli biologici sono cresciuti de +12% secondo i dati Coldiretti.

L’incremento del biologico è auspicabile, ma è assolutamente condivisibile la posizione di Negri nel momento in cui al consumatore si suggerisce di tenere sempre alta l’attenzione!

 

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