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Genitori troppo anziani, bambina in condizioni di abbandono in affido

Federica Federico

di Federica Federico

16 Settembre 2011

I fatti:

Una coppia 58 anni lei, 70 anni lui,  sposati dal 1990, prossimi ai 22anni di matrimonio, ai tempi delle nozze erano due giovani che si promettevano amore eterno e speravano in una famiglia felice e rallegrata dall’amore dei figli.

Ma la coppia scopre presto di non poter concepire naturalmente un bambino e ricorre all’aiuto della medicina: la donna si sottopone a 10 tentativi di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), tutti effettuati nel nostro paese. Ma la fecondazione assistita tentata e ritentata in Italia non fa si che la famiglia avveri il suo desiderio di genitorialità. Quel seme impiantato non “fiorisce” mai.

La donna non si arrende e come molte “grandi” mamme tenta ancora ed ancora, sino a raggiungere un età in cui la natura, piuttosto che madre, la vorrebbe nonna; ma proprio allora, alla “rilevante” età di 58 anni, il desiderio di una vita si avvera, e diviene mamma, grazie ad una fecondazione assistita effettuata all’estero.

La figlia è una splendida  bambina, che oggi ha 16mesi, nasce circondata dall’affetto smisurato di due “anziani” genitori.

All’età di un mese, trenta giorni di vita, la piccola viene “strappata” dal nucleo familiare e posta in affidamento temporaneo. Ad oggi la famiglia affidataria se ne prende cura da 15 mesi. Ai genitori è permesso di vedere la piccola, nelle more del giudizio,  solo ogni quindici giorni.

Ogni volta, quando ci allontaniamo da lei, riviviamo quella mattina in cui i carabinieri vennero a prenderla a casa”, questo è quanto – testualmente – dichiarano i genitori.

E bisognerà attendere febbraio per l’udienza preliminare del processo.

 

Le notizie:

sul sito Ansa.it si legge: << Il Tribunale per i Minori di Torino ha dichiarato ‘adottabile’ una bimba di un anno e mezzo togliendola ai suoi genitori naturali perche’ sono ‘troppo’ anziani>> (citazione da http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/09/16/visualizza_new.html_703015340.html )

Altrove viene sottolineato che la decisione dei giudici prescinderebbe dall’età dei genitori e dipenderebbe, invece, da “condizioni e circostanze” di abbandono, ovvero la bambina sarebbe stata non curata, trascurata, abbandonata e messa in pericolo dal comportamento dei “vecchi” genitori?

I dubbi e le considerazioni del lettore estraneo ai fatti:

cosa può pensare  il comune fruitore della notizia che oggi, come me, è inciampato in questo racconto?

Due genitori sono sempre tali, la loro condizione di madre e padre non muta con il mutare dell’età (sebbene  in questo caso la genitorialità sia certamente stata “garantita da una forzatura medico scientifica”).

È certo che un bambino nato da un settantenne ha “ottime” possibilità di perdere il padre in tenera età, tuttavia questo “rimorso” dovrebbe appartenere al genitore e, sarebbe auspicabile, che esso frenasse la ricerca “egoistica” di un figlio. Ma questa è una mia opinione, è l’idea di una madre giovane con due figli e senza esperienze di infertilità. Nessuna opinione, dovrebbe, mai trasformarsi in giudizio.

E, francamente, non posso credere che dietro la decisione dei giudici ci sia un pregiudizio, tale dubbio è, per parte mia, assolutamente improponibile.

Tuttavia su quali fatti si fonderebbe l’allontanamento del minore dalla famiglia naturale?

Intanto va considerato che un minore può e deve essere allontanato dalla “casa paterna” e dalle cure dei genitori naturali quando questi mettano in pratica comportamenti gravemente pregiudizievoli per la salute e la sicurezza del bambino.

Cosa avrebbero fatto i due “anziani genitori” di cui tutto il web parla?

Secondo quanto si apprende dagli organi di stampa a monte della vicenda ci sarebbe una denuncia di abbandono: la piccola era stata notata mentre piangeva disperatamente da sola nell’auto del padre, aveva appena un mese, la vettura era parcheggiata vicino casa a Mirabello, un piccolo paese di mille anime, poco distante da Casale Monferrato. Chi vide la bambina allertò le autorità?

Personalmente quando i miei figli erano neonati viaggiavo sul sedile posteriore accanto all’ovetto, ho ripreso a guidare tardi, solo quando loro hanno acquisito una certa autonomia; a tutt’oggi non li lascerei mai da soli in auto, per nessun motivo e neanche per un minuto.

Ciò detto, trovo grave ciò che eccepiscono i giudici:

La bambina è rimasta sola sull’auto, non vigilata in modo costante, 40-45 minuti  -scrivono i giudici -, il padre si è riavvicinato alla bambina senza mostrare allarme per il suo pianto e la madre, quando torna a casa, chiede al marito come sta la figlia, lui risponde bene senza dirle che è in auto, lei sale le scale e va al piano di sopra senza accertarsi della presenza e delle condizioni della figlia (citazione da http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/420559/)

Tuttavia il padre pare che si opponga a questa ricostruzione, egli sostiene che stava scaricando l’auto e che nel farlo vigilava sulla bambina, non nega che la figlia fosse seduta in macchina, ma si oppone fermamente all’accusa che gli viene mossa eccependo di non avere lasciato la piccola “incustodita”.

Del resto che cosa fanno le autorità quando fermano un ciclomotore su cui viaggiano famiglie intere e bambini piccolissimi, spesso compressi tra mamma e papà come wurstel in un panino? Sequestrano il mezzo o il bambino?

Chiaro è che la mia è una “banale” provocazione, voglio solo dire che personalmente non concepisco chi lascia in macchina un bimbo mentre scarica la spesa ed allo stesso modo non concepisco chi lo conduce sul motorino o sul pattino con il pannolino e senza giubbotto salvagente, ma di fatto tali comportamenti non costituiscono un reato contro l’”incolumità della persona-bambino” nè sono riconosciuti come il presupposto per dichiarare il bambino “abbandonato”. Da essi, tuttavia, può scaturire una lesione al piccolo … come poi una lesione può venire da molti altri cattivi atteggiamenti del genitore.

A ben vedere ciascun genitore è imperfetto, sebbene ognuno di noi cerchi di preservare massimamente il figlio e si sforzi sempre di garantirne il benessere.

Sta di fatto che i periti del Tribunale hanno sentenziato che il padre «ha scompensi in senso dissociativo e psicotico», la madre «non stabilisce con la figlia contatto emotivo, [] mostrando una ferita narcisistica intollerabile».

Saranno i giudici, con l’aiuto dei professionisti a loro disposizione, a stabilire la verità.

Forse questa modernità in cui tutto è permesso persino essere nonne e mamme allo stesso tempo dovrebbe arrestare il suo progresso e tornare a concedere alla natura i suoi “splendidi” difetti.

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