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Combattimenti bambini, foto e video shock

Simona

di Mamma Simona

23 Settembre 2011

BAMBINI E COMBATTIMENTI

Uno dei più squallidi video, girato pochi giorni or sono, è approdato sul web come testimonianza di un combattimento di 2 round durati 5 minuti ciascuno, nei paraggi di Preston, Nord-Ovest dell’Inghilterra ad opera di due bambini rispettivamente di 8 e 9 anni, “Lucas lo spacca-ossa” e il suo avversario, che si sono picchiati con violenza inaudita senza indossare protezioni (copricapo e imbottiture per attutire i colpi) all’interno di un ring protetto da una rete, come nei “migliori” cruenti show.

Ad assistere allo spettacolo 200 compiacenti spettatori adulti, disposti a versare 25 sterline (poco meno di 30 euro) a testa per assicurarsi un posto in prima fila ed incitare i giovani cage-fighters.
La comunità è indignata e scioccata; il Ministro dello sport Jeremy Hunt ha etichettato la pratica come “barbara” evidenziando la mancanza di una legge che la autorizzi, sollevando dubbi legittimi e dando il via all’apertura di un’inchiesta in merito.
Sostenitori della “lotta finale”, come viene chiamato questo combattimento frutto di un mix di arti marziali da difesa, da combattimento, boxe e wrestling, affermano che non esista legge che vieti questo “sport”. La pratica avviene alla presenza dei genitori dietro loro consenso, e di personale medico pronto ad intervenire nel caso un combattente si faccia male o scoppi in una crisi di pianto; questo quanto affermato da Anderson, proprietario del centro in cui si è svolto l’incontro, che rifiuta di definirlo combattimento preferendo il termine lotta, durante la quale i bambini non correrebbero alcun pericolo, a suo parere.
A schierarsi contro il mixed martial arts, una lunga serie di personalità affermate in campo medico e sportivo. La stessa British Medical Association ha manifestato grandi perplessità, bollando l’attività come “grave e pericolosa per l’incolumità dei bambini”, che sarebbero soggetti a traumi non indifferenti durante il combattimento corpo a corpo non protetto.
E’ inquietante che vengano organizzati combattimenti simili con tanto di incitazione bestiale da parte degli spettatori e che puzzano di non citate scommesse clandestine sulla pelle dei ragazzini, invasati e istruiti a dovere da adulti disposti a privarli della naturalezza.
C’è da chiedersi cosa spinge un genitore a permettere che il proprio figlio esponga se stesso ai pericoli che conseguono un incontro. Manie di protagonismo, mitomania, esaltazione?…probabilmente le motivazioni sono diverse, ma tutte di natura deviata.
Sicuramente il rigore dell’insegnamento di una disciplina sportiva, che prevede il rispetto di regole, forgia il carattere del bambino, lo istruisce su come canalizzare la propria aggressività e sul rispetto verso se stesso e l’avversario…ma esistono degli step che è fondamentale rispettare.
Un ragazzino di 12 anni non potrà accedere ad un’arte basata sullo street fight come ad esempio il jeet kune do, per la cui pratica dovrà attendere la maggiore età, sia per l’utilizzo di strumenti di attacco e difesa, sia per la tutela verso la sua persona e quella del compagno.
Alla normale pratica di arti marziali si sostituisce una filosofia integralista di esaltazione che forgia piccoli combattenti e li plasma per rispondere alle esigenze di un pubblico che richiede sempre più “effetti spettacolari”.
Non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo per cui un genitore permette l’approccio di una disciplina, di qualsiasi natura, al proprio figlio; questa deve sempre essere “educativa”; quando questo target viene meno, i giochi si fanno pericolosi; se si aggiunge poi l’esaltazione, si toccano livelli di deviazione!

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