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Mamme di figli nati morti: Ethan nato vivo a 19 settimane

Le mamme di figli nati morti sono vittime della vita, affrante dal dolore di aver partorito un angelo. Il loro lutto è definito perinatale ed è "eterno". merita un maggiore riconoscimento sociale che ancora è negato a queste donne e al loro dolore.

Federica Federico

di Federica Federico

23 Novembre 2018

Quando una mamma scopre di aspettare un bambino la prima cosa che immagina è suo figlio e quell’abbraccio che li coinvolgerà al momento della nascita: immagina, quindi, l’inizio di una nuova vita insieme.

 

Rispetto a tutto questo, la morte sta all’opposto e in assoluto appartiene a un diverso orizzonte di sentimenti, eppure molte madri si trovano costrette a fare i conti proprio con il dolore della fine. Ciò avviene quando i loro bambini nascono tragicamente morti, muoiono in utero o poco dopo la nascita.

mamme di figli nati morti, lutto

Mamme di figli nati morti o morti poco dopo il parto: il dolore della fine che distrugge quello che doveva essere un meraviglioso inizio.

 

Il tormento di queste donne, mamme di figli nati morti, è assoluto e perenne, inconsolabile e logorante, eppure la società stenta a riconoscere il dolore delle sepolture precoci, dei bimbi angelo e delle loro famiglie.

 

La mamma di Ethan, nato vivo a 19 settimane e morto poco dopo essere venuto al mondo, è riuscita a chiudere in una toccante testimonianza tutto l’amore delle mamme dei figli angelo.

 

Le mamme di figli nati morti o spirati poco dopo il parto, come le madri degli angeli che non sono mai venuti alla luce, sopravvivono portando nel cuore un amore sperato, liberato verso il cielo,  nutrito senza sosta con quella fede nella presenza del figlio di cui solo una madre può essere capace.

 

Ethan è morto il 19 maggio 2013 ed è stato affidato al riposo eterno della sua piccola bara il successivo 28 giugno; quando è venuto al mondo non è stato partorito un feto ma un bambino, un figlio che aveva una famiglia ad attenderlo, un nome, una casa, una rete di affetti e un futuro possibile già sperato dai genitori.

Lo stesso anno (nel successivo mese di luglio) faceva il giro del mondo, complice la diffusione via web, la vicenda di un altro bimbo venuto alla luce molto prematuramente, anche lui a 19 settimane, e morto poco dopo il parto: Walter Joshua Fretz
(americano). La mamma di Walter, a differenza della madre di Ethan, ha voluto condividere le foto di suo figlio col mondo e quelle immagini sono diventate un manifesto alla vita.

 

mamme di figli nati morti

Walter Joshua Fretz, una delle immagini pubblicate dalla mamma.

 

Anche la mamma di Ethan conserva l’immagine di suo figlio, ma non vuole condividerla: lei e suo marito la considerano un momento di intimità con il loro bambino e in quanto tale ne preservano la privatezza. Ciò nulla toglie al fatto che Ethan, come Walter, sia testimonianza dell’amore materno, emblema della vita che cresce nel ventre facendosi, sin da subito, figlio, creatura meritevole di cura e essere meraviglioso.

 

La mamma di Ethan tiene una pagina dedicata alla memoria del suo bambino e, già nel 2013, raccontò a un quotidiano locale la nascita di suo figlio: “Il mio piccolo angelo, nato vivo a 19 settimane

 

Ethan è venuto alla luce quando ancora avrebbe dovuto crescere nel ventre materno, queste circostanze sono repentine e imprevedibili, almeno a volte:

 

Un’infezione, il collo dell’utero si accorcia, le contrazioni, il parto. Ed Ethan è con me. Vivo.  La sua manina mi stringe l’indice, mi sorride, sta con me 3, forse 4 minuti. Dopodiché emana il suo ultimo respiro. Si “sgonfia” e si spegne. Le uniche cose che mi restano di lui sono le sue foto (che io e mio marito riteniamo troppo intime per essere pubblicate) e le impronte delle sue manine e dei suoi piedini.

 

Questo il ricordo di Ethan condiviso dalla sua mamma.  In queste poche parole è già contenuto un messaggio che va dato alle donne e alle madri:

 

in caso di lutto perinatale, tutte le mamme di figli nati morti o di bambini spirati poco dopo il parto hanno diritto a raccogliere memorie del loro bambino (foto, impronte, attimi di intimità col piccolo nato).

 

Nell’esperienza di alcune mamme di angeli c’è una sofferenza aggiuntiva: ci sono donne che non hanno potuto salutare il loro bambino, che non lo hanno incontrato fisicamente. Questa mancanza acutizza il lutto, massimizza i sentimenti negativi e lacera la mamma.

 

La sofferenza di quel momento ti entra nel cuore, te lo lacera, non ti abbandona mai.

 

Con queste parole la mamma di Ethan è capace di sintetizzare l’eternità del dolore delle mamme di figli nati morti o divenuti eterni nell’imminenza della nascita.

 

Gli angeli restano nei cuori delle loro mamme come eternamente piccoli e fragili. Tra le altre parole, colpisce quel passaggio in cui la mamma di Ethan definisce il suo affetto per il figlio: “Un amore breve ma infinito. Un qualcosa che a parole è spiegabile. Un senso di pieno, di completo. Di Grande. Una sensazione che ti eleva alla massima potenza.”

 

Sebbene Ethan non ci sia materialmente, resta impresso nella vita della mamma come indelebile impronta d’amore. Questa presenza costante riguarda tutti gli angeli e la vita di ogni madre che ha prematuramente perduto il suo neonato.

 

La medicina dà una definizione di scuola a questo dolore: lutto perinatale, definendo il periodo  perinatale come quello ricompreso tra le 22 settimane di gestazione e primi 7 giorni di vita.

 

Da mamma ritengo, però, che diversamente dai dettami canonici, detto lutto andrebbe esteso ad ogni perdita che interessa la donna incinta e il suo bambino sin dalle primissime fasi della gestazione.

 

 

Il cuore di una futura mamma si perde completamente quando la gioia e la felicità di una nascita vengono interrotte dalla morte, una parte di lei muore con il bambino.

 

E con il mio piccolo Ethan, è stata messa via anche una parte di me, la mia parte migliore.

 

Scrive la mamma di Ethan, chiosando così:

 

Il dolore più grande che un genitore possa provare credo sia la perdita di un figlio. E qui, di questo si tratta. Non è una gravidanza che non è andata a buon fine. È tuo figlio che nasce. Lo tieni in braccio, si muove, respira. Il suo cuore batte. E in un attimo, così come è arrivato, ti viene portato via. E tu sei lì, lo tieni in mano, e non puoi fare niente per aiutarlo. Non lo puoi salvare. Tu hai in mano tuo figlio e non puoi fare niente per lui. L’impotenza assoluta. Te lo portano via … ti chiedi perché …e ti senti così inutile e così insignificante che la tua stessa vita passa in secondo piano.

mamme di figli nati morti, lutto perinatale

Mamme di figli nati morti o chiamati al cielo prematuramente.

 

La sopravvivenza al figlio è una “atrocità quotidiana”, è proprio così che la definisce la mamma di Ethan

 

Tutto ciò che viene dopo non lo realizzi nemmeno. La cassa bianca, i fiori, il carro funebre, il cimitero… vaghi ricordi lontani. Ma l’amore per tuo figlio ti porta a sorreggere la sua piccola bara durante la funzione e ti porta a consegnarla all’incaricato del cimitero per la sepoltura. E tu lo guardi negli occhi mentre ti porta via quanto di meglio la vita ha dato a due genitori che oggi guardano avanti supportati dall’amore e dalla comprensione reciproca, cercando di lasciarlo andare, consapevoli del fatto che è e sarà sempre con e parte di loro. Ed oggi io ed il suo Papà viviamo immaginando quale figlio meraviglioso Ethan avrebbe dovuto essere e sapendo invece quale angelo speciale è.

 

La società contemporanea dovrebbe alimentare la propria sensibilità nutrendosi di parole come quelle della mamma di Ethan affinché il dolore delle madri meno fortunate possa essere lenito dall’empatia e dall’accoglienza.

 


Fonte notizia e dichiarazioni della mamma di Ethan: www.varesenews.it

 

Nota per il lettore nessuna delle immagini che accompagnano questo testo ritrae Ethan, la mamma e il papà conservano quei ricordi per sé considerandoli estremamente intimi. Le foto a corredo di questo scritto sono immagini di repertorio con fonte 123RF con licenza d’uso.

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