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I bambini imparano dal nostro esempio, ma gli adulti falliscono

I bambini imparano dal nostro esempio: scuola o famiglia, siamo noi adulti lo specchio in cui i figli guardano per diventare grandi mutuando i comportamenti.

Federica Federico

di Federica Federico

28 Gennaio 2019

Più che apprendere dai nostri insegnamenti, i bambini imparano dal nostro esempio imitandoci.

 

E’ la famiglia la prima scuola di vita e i genitori sono i primi esempi (modelli) di comportamento, in sociologia la famiglia è definita agenzia di formazione primaria, cioè la sua influenza e impronta sul bambino è “originaria” precedendo ogni altro intervento, ogni altra determinazione o modificazione nella vita dell’infante.

i bambini i bambini imparano dal nostro esempio

In una scala di esempi e influenze dopo la famiglia viene la scuola,  anche lì i bambini imparano dal nostro esempio o, per meglio dire, apprendono dall’esempio che gli adulti forniscono loro.

 

In sociologia la scuola è definita agenzia di formazione secondaria. Qui, sin dall’asilo nido, il bambino viene a contatto con due sistemi e due “tipologie di adulti di riferimento” (adulti famiglia – adulti insegnanti) concatenati, finitimi, vicini e importantissimi.

 

“La famiglia e la scuola dovrebbero collaborare”, quante volte abbiamo sentito questa frase e quante altre ne abbiamo constatato la difficile applicazione?!

 

I bambini imparano dal nostro esempio, ma noi adulti falliamo ogni qual volta entriamo in conflitto tra noi come modelli educativi.

 

Per dare un buon esempio, ai bambini prima e ai ragazzi dopo, scuola e famiglia (cioè il complesso degli adulti impegnati nella loro formazione) non dovrebbero confliggere, lo stesso vale per tutte le altre agenzie di formazione, dalla parrocchia alla palestra.

 

In genere l’adulto fallisce, come educatore e formatore, quando vuole prevaricare il ruolo dell’altro adulto e perde di vista il bambino.

 

Alle scuola materna di mio figlio c’era una maestra che insisteva nell’incolpare una mamma di un “imbarazzo motorio” del figlio: il bambino non manifestava un deficit, ma solo uno sviluppo di tipo cerebrotonico, cioè era un bimbo prevalentemente intellettuale, lo sforzo di crescita del suo corpo era spostato sul pensiero. Infatti questo bambino aveva parlato prestissimo e camminato tardi, era piuttosto chiuso nel proprio io e introverso, qualche volta più fragile e irritabile degli altri bambini. Eppure la maestra non ne riconosceva i crateri assolutamente normali di una personalità speciale e in evoluzione.

 

Dopo aver mortificato la mamma, creando un intimo conflitto con lei (che se pure non aperto ha messo in crisi l’equilibrio in cui dovrebbero stare gli agenti della formazione del bambino),

 

dopo avere assistito al graduale sviluppo della motricità del piccolo, che pure non sarà mai un campione di atletica, ma resta un piccolo genietto di matematica,

 

dopo aver riconosciuto i talenti linguistico-espressivi del suo allievo, la maestra ha, infine, lasciato andare il bambino alle elementari vantandosi di aver nutrito un allievo modello. E’ questo un cattivo esempio di interrelazione tra adulti.

 

Se in qualche momento la mamma è sbottata davanti al figlio manifestando il suo risentimento verso la maestra, cosa umana e non improbabile, il fallimento del sistema sarà stato ancor maggiore perché l’universo famiglia dimostra, in un caso come questo, di non avere trovato soddisfazione nell’universo scuola.

 

Se quelle due figure, maestra e mamma, si fossero confrontate pacificamente e lontane dal bambino, se la maestra avesse fatto la maestra e non l’esperta di psicologia o di psicomotricità, probabilmente i talenti del bambino avrebbero potuto essere meglio sfruttati per compensare, sostenere e sorreggere i difetti.

i bambini i bambini imparano dal nostro esempio

I bambini imparano dal nostro esempio – attenzione: entrano in crisi quando c’è tensione tra le figure di riferimento della loro infanzia.

 

Si consiglia sempre ai genitori di non litigare davanti ai bambini, più raramente si consiglia alle famiglie di trasmettere ai bambini valori conformi a quelli che fanno di loro dei buoni cittadini, dei buoni studenti e dei buoni lavoratori. In altre parole si trascura il ruolo della famiglia nella veicolazione dei valori sociali.

 

Negli ultimi anni è sempre maggiore il problema dell’ingestibilità degli adolescenti difficili, bullismo, sottocultura, ghettizzazioe, abbandono scolastico sono tutti fenomeni che si fanno discendere da ciò.

 

Eppure non se ne coglie il problema basilare:

 

molto spesso noi genitori siamo cattivi esempi (cattivi cittadini irrispettosi dei ruoli altrui e avversi all’autorità e al prossimo).

 

Una volta il bambino faceva il suo ingresso a scuola con già chiaro il concetto di autorità e il correlato rispetto, oggi questa idea è labile nei ragazzi che mancano di rispetto anche verso i genitori. La mancanza di rispetto è peraltro reciproca perché sono sempre meno i genitori che riescono a stare al passo dei figli accompagnandoli in una società veloce, digitalizzata e in perenne divenire, della quale però gli adulti sanno poco.

 

Noi “grandi” usiamo Facebook, internet e WhatsApp confondendoli con la realtà, li adoperiamo, persino convinti di saperlo fare, più perché detti strumenti hanno nelle nostre vite una utilità immediata che non perché li sappiamo veramente adoperare e li conosciamo intimamente.

 

Spesso famiglia e scuola o  famiglia e chiesa, palestra o associazione che sia, entrano in contrasto tra loro per i valori e i sistemi educativi trasmessi ai ragazzi.

 

Quando il contrasto tra queste agenzie di formazione è acuto i bambini e i ragazzi rispondono manifestando un conflitto interno fortissimo che può sfociare in rabbia, tensione e nervosismo.

 

Se a scuola i ragazzi devono posare i cellulari in un’apposita scatola o in un armadietto, i genitori non posso suggerire loro di nascondere il telefonino nella cartella; allo stesso modo se i ragazzi devono consegnare il cellulare è sbagliato e diseducativo che il prof usi il suo in classe.

 

Se i ragazzi devono rispettare il professore è fuori luogo che il professore mortifichi gli alunni o si opponga ai genitori in una dialettica di prevaricazione, restando errato anche l’atteggiamento del genitore che discrediti il docente agli occhi del figlio.

 

Per educare dei buoni cittadini, per dare un buon esempio, per crescere figli sereni, noi adulti dovremmo ritornare a dare importanza ai valori e non solo in linea teorica, bensì applicandoli alla nostra vita concreta e quindi a quella dei figli.

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