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Parto in acqua

di Mamma Nadia

01 Luglio 2010

Hai mai pensato, almeno per una volta durante la gravidanza, al parto in acqua?

Tutti conosciamo i benefici dell’acqua, soprattutto il suo effetto rilassante. Non è, quindi, difficile immaginare quanto questo elemento naturale sia di aiuto durante il parto.

Cerchiamo di approfondire un po’ l’argomento.

Come avviene il parto in acqua, perchè viene definito “parto dolce” e quali sono i vantaggi?

Il parto in acqua avviene in vasche di vetroresina, generalmente ovali, con un diametro di circa 160/180 cm e una profondità di 80 cm. Questo permette alla partoriente di assumere le posizioni che desidera e di muoversi in tutta libertà.
Il livello dell’acqua deve arrivare comunque a coprire addome, fianchi e bacino per dare il giusto sollievo.

In genere, si fa entrare la donna in acqua quando ha una dilazione già avviata, di almeno 4-5 cm; è stato dimostrato che se si fa entrare troppo presto la partoriente in vasca, il travaglio tende ad essere più lungo.

Le vasche sono dotate di un sistema di ricambio continuo dell’acqua; questo dispositivo permette di avere un acqua sempre pulita e di garantire l’igiene necessaria sia per la mamma che per il nascituro.

Riassumiamo i vantaggi in alcuni punti:
1. Immergendosi in acqua, il corpo pesa 1/6 rispetto a quando è “a terra”. Per la partoriente, questo significa alleviare il peso del pancione e aiutare la zona lombare, i reni e gli organi interni. Grazie all’acqua, la donna acquista anche agilità e riesce a muoversi con molta più facilità.
2. Esercitando un effetto rilassante su tutto il corpo, questo tipo di parto aiuta la donna a liberare la mente e a sopportare meglio il dolore provocato dalle contrazioni.
3. Essendo l’acqua ad una temperatura di 34-37°, le tensioni si sciolgono e il corpo respira più profondamente e regolarmente. In questo modo, si ossigena più a fondo, la mente riesce a rilassarsi e viene favorito il recupero di energia. Tutto questo aziona un sistema di rilassamento dei muscoli e dei tessuti del collo dell’utero, rendendo il passaggio del bambino più agevole e meno doloroso.
4. L’acqua, ammorbidendo i tessuti, riduce il rischio di lacerazioni durante il parto.
5. Nascere nell’acqua, per il bambino, significa passare dalla vita intrauterina a quella extrauterina con gradualità.

Questo tipo di parto, inoltre, sembrerebbe essere particolarmente indicato per le donne che pensano di affrontare un parto naturale dopo un cesareo, proprio per il rilassamento dei muscoli.

In quali situazioni non è indicato?
Ecco quando non è possibile sottoporsi al parto in acqua:
in caso di gravidanza gemellare;
in caso di gravidanza patologica;
in caso di periodo espulsivo molto lungo e senza progressione;
nel caso in cui sia necessario un monitoraggio continuo del battito fetale;
se si è in età gestazionale inferiore a 37 settimane o superiore a 42;
in caso di perdite ematiche materne superiori alla norma;
in caso di serio rischio di distocia delle spalle;
in caso di malattie infettive pregresse o in corso.

Per conoscere le strutture attrezzate:

http://www.vitadamamma.com/1877/parto-naturale-in-acqua-elenco-ospedali-con-vasche.html

Questo articolo ha carattere divulgativo e non sostituisce il parere del medico che va sempre consultato ove necessario.

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