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Bambini e musica: ascolto musicale nei bambini

di Amiche di Vita da Mamma

13 Luglio 2010


Inserire un percorso legato al suono e alla musica all’interno di quelle che sono le competenze e i livelli di sviluppo cognitivo ed affettivo dei bambini significa sviluppare in modo armonico ogni loro singola potenzialità,ampliare in senso globale le loro capacità di ascolto-comprensione,perchè ascolto non significa solo comprensione di un testo ma significa anche e,in un certo senso,primariamente comprensione della struttura e della forma di una proposta,ossia la percezione sintetica,e attenzione al tessuto emozionale che la percorre.
“Ascoltare” significa stimolare in senso creativo l’immaginazione per integrare il contenuto ascoltato con particolari unici per ciascuno,intendo dire che l’esperienza di ascolto,anche se fruita in gruppo,è sempre un’esperienza individuale,diversa ed unica per ognuno degli ascoltatori coinvolti.
Ascoltare una persona che parla e racconta è ascoltare suoni;se ascoltiamo ad esempio qualcuno che racconta in una lingua di cui non abbiamo alcuna conoscenza facciamo un’esperienza di ascolto puramente sonora.

Quasi tutta la musica ascoltata dai nostri figli è subordinata alle immagini visive o verbali:la musica,infatti,soprattutto durante l’infanzia,viene assorbita quasi esclusivamente come commento sonoro di programmi televisivi o accompagnamento ad un testo.Questo tipo di musica è spesso caratterizzata da una serie di stereotipi musicali:un bordone molto grave si associa ad una situazione di suspense;l’uso di melodie lente,magari suonate da un corno inglese,trasmettono subito l’idea di grandi spazi aperti…
La musica è un linguaggio molto particolare:è fatta di significati,di suoni che non rimandano,come le parole,con immediatezza ad immagini mentali ed è qui che subentra l’azione ed il supporto educativo di noi genitori:bisogna attivare sin dal periodo gestazionale e poi via via in avanti una serie di percorsi d’ascolto che porterà gradualmente nostro figlio verso un ascolto musicale consapevole.

Anche un brano musicale,pur non raccontando apparentemente niente,ci dice qualcosa:tanto per cominciare ci parla del tempo e dello spazio e della loro organizzazione;ci dice come è costruito,quali timbri vengono usati,quali melodie ricorrono più frequentemente…in sostanza la musica è un sistema linguistico asemantico,ma indubbiamente capace di comunicazione:la musica,infatti,sa parlare di se stessa in termini di forma,si sviluppo,di identità,di variazione,di contrasto…ma anche un racconto,al di là del contenuto,utilizza questi elementi formali per svilupparsi e,come si può osservare nei bambini più piccoli,senza la capacità implicita di cogliere questi ultimi e i loro nessi,anche il senso della storia stessa non può essere compreso.
In una fiaba, ad es., c’è lo scorrere temporale e l’organizzazione spaziale,ci sono personaggi ed eventi simili o contrastanti,elementi di ripetizone (importantissimi per dare ritmo alla narrazione),variazioni di situazioni e di “timbri” emotivi…..
E’ proprio su questo piano formale che bisogna rintracciare le similitudini tra racconto ed evento musicale:se si parte da una visione strutturale,anzichè dalla talvolta abusata attribuzione di significati extramusicali ad eventi sonori intrinsecamente asemantici,si possono cogliere gli elementi comuni e fondamentali di un lavoro trasversale che sviluppi la capacità di comprendere le strutture e l’organizzazione che sta alla base della maggior parte delle esperienze di ascolto,comunicazione e comprensione.

Penso ora ad una storia molto semplice che ho letto l’altra sera a i miei figli:”un elefante cammina nella giungla,a un certo punto la giungla finisce e comincia un deserto.L’elefante allora decide di farsi una dormita al fresco sotto gli alberi prima di affrontare la sabbia.Quando si sveglia comincia la traversata del deserto“.
Dopo il racconto ho proposto loro di “tradurre” questa storia in suoni:mio figlio è corso a prendere il tamburo per fare i passi dell’elefante e per rendere l’idea della pesantezza:e fino a qui siamo in pieno nello stereotipo musicale,del resto si sa che l’elefante,quando cammina,fa molto rumore!Va benissimo,anzi ho approfitato di questa situazione per lavorare sull’associazione tra suono forte e grave in relazione diretta alla grandezza della fonte sonora.Poi in questa storia ci sono i suoni della giungla e mia figlia ha cominciato a fare cip cip in tono acuto ad imitazione degli uccellini.Tutto prevedibile.Poi l’elefante si ferma e si addormenta.Silenzio.Al risveglio l’elefante comincia a camminare,di nuovo i tamburi,ma i suoni della giungla sono spariti e si può fare invece il rumore del vento del deserto con la bocca ed allora tutti insieme abbiamo cominciato a soffiare…questo è solo uno dei tanti esempi di clichè musicali ed il suo significato è assolutamente da ritrovarsi aldilà di ogni tipo di descrittivismo!
In realtà i bambini non hanno fatto altro che lavorare su una forma musicale:A (suoni del tamburo e cinguettio degli uccelli),B (silenzio e sezione contrastante),A1 (ritorna l’elemento importante di A,i colpi di tamburo ma con la variazione del vento al posto degli uccellini); A-B-A1,struttura formale forse più importante della musica tonale di tutto il diciottesimo e gran parte del diciannovesimo secolo,nonchè di molti racconti,romanzi,storie e,in definitiva,una delle strutture base del funzionamento gestaltico della mente.
Il rapporto formale tra linguaggio verbale e linguaggio musicale che ho tentato di illustrare finora è indubbiamente stimolante e ricco di spunti di crescita ma mi preme sottolineare che,quanto detto in maniera apparentemente schematica e forse anche un pò tecnica,in realtà non può prescindere dagli aspetti di attivazione emotiva che ogni attività con i bambini e,più di altre,ogni attività musicale con i bambini presuppone.
E’ da tener presente sempre la necessità di proporre ai nostri bimbi giochi musicali e non esercizi,ossia contesti ludico-fantastici all’interno dei quali sviluppare le abilità musicali senza mai cadere nel tecnicismo o nell’esercitazione fine a se stessa:ci deve essere un coinvolgimento “globale” del proprio bambino che in ogni singola attività viene invitato ad ascoltare,analizzare,riconoscere elementi di ripetizione,variazione e contrasto all’interno di un’unica cornice giocosa e gioiosa.

Questo articolo è stato scritto per Vita da Mamma da una carissima amica: “Rossella Casoria”.

La Dott.ssa Casoria è Concertista, maestra di musica e Mamma speciale di tre bimbi meravigliosi. A Lei va il più sentito grazie di tutta la redazione di Vita da Mamma

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