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Costa: incidente segreto dopo inchino nel 2005, foto dello scafo e minacce

Maria Corbisiero

di Maria Corbisiero

14 Marzo 2012

costa concordia incidenteCosta Concordia inchiesta: testimone oculare racconta degli inchini

È ormai noto che la cosiddetta “pratica degli inchini”, la manovra di avvicinamento alle coste effettuata dai comandanti delle navi da crociera della compagnia Costa Crociere, fosse una prassi tramandata da tempo.

Una notizia che, nonostante le continue smentita da parte della compagnia armatrice che continua a negarne la reale esistenza o, quanto meno, di esserne a conoscenza, continua ad essere confermata da molti (l’ ex comandante Mario Terenzio Palombo, il destinatario dell’inchino all’isola del Giglio, li ha addirittura descritti nel suo libro autobiografico “La mia vita da uomo di mare”, edito nel 2008).

L’ultimo a parlarne è Roberto Cappello, imbarcato nel 2005 sulla nave Costa Fortuna come fotografo di bordo. Cappello, in un intervista rilasciata ad Affaritaliani.it, racconta di aver assistito ad un vero e proprio inchino nel periodo in cui era imbarcato e di aver subito minacce per alcune foto scattate allo scafo, danneggiato da quella pratica pericoloso ma, a quanto pare, molto usuale.

Ecco il suo racconto:

costa concordia“Era giugno del 2005, ed imbarcato sulla Costa Fortuna. Mi trovavo sulla nave in qualità di fotografo di bordo. Ci siamo avvicinati alla costa di Sorrento, poi mentre ne stavamo uscendo la nave ha subìto un viraggio a esse molto repentino. Si è sentito un forte colpo. Dopo di che mi sono accorto che la nave procedeva a una velocità un po’ sospetta. Quando siamo arrivati al porto di Palermo abbiamo dovuto aspettare due ore in darsena. I passeggeri vennero caricati sulla banchina e aspettare che venisse levata l’acqua dal bacino di carenaggio. Io e il mio collega fotografo siamo stati sotto la chiglia a fare le foto. C’era un taglio abbastanza lungo e profondo …… Direi profondo quanto un braccio e lungo una decina di metri ….. L’ufficiale della sicurezza della nave ci ha chiamato – Cappello si riferisce all’altro collega fotografo – e ci ha dato i gambali, le tute e tutto l’equipaggiamento. Poi siamo andati con lui sotto la chiglia. Abbiamo visto lo squarcio e lui ci ha fatto fare le foto. Non so se fossero delle foto ricordo o che altro. Quando poi hanno visto che avevo il tesserino da pubblicista hanno temuto che vendessi le foto a qualche giornale e allora è successo il casino……. Sono ritornato su e stavo cominciando a scaricarmi i file. A un certo punto lo stesso ufficiale mi ha inviato una comunicazione dicendomi che voleva vedermi personalmente. Ha voluto che gli consegnassi tutti i file minacciandomi di farmi sbarcare”.

Il fotografo alla domanda sul perché avesse parlato solo ora, dopo quasi 7 anni, si è giustificato dicendo che la tragedia del Giglio gli ha riportato alla memoria quell’evento, ricollegandolo alla pratica degli inchini e facendogli capire solo ora di aver assistito ad uno di essi.

Questa storia è raccolta anche nel fascicolo dell’inchiesta sulla tragedia del Concordia, l’ennesima testimonianza di manovre azzardate e rischiose che per tanto tempo hanno messo in pericolo la vita di molte persone.

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/costa-concordia-roberto-cappello090312.html?refresh_ce

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